C’era una volta la vita. Era la vita nostra, delle creature umane, figli di Dio.
I figli nascevano da un papà e una mamma, che erano uniti dal sacramento del matrimonio.
Ancora piccolissimi, i bambini venivano battezzati e con un nome cristiano, cioè appartenente a uno dei tanti santi riconosciuti dalla Chiesa.
Poi crescevano in scuole dove i maschietti stavano con i maschietti e le bambine con le bambine, perché si sapeva bene cosa può succedere con la facile confidenza tra maschi e femmine.
Non era un mondo ideale, ma molto più accogliente per una vita umana e cristiana.

Nel 1917, per la prima volta nella storia umana, con la rivoluzione comunista in Russia l’aborto diventa una legge dello Stato. Per la seconda volta nella storia umana, l’aborto viene reso legge nella Germania nazista.
Le nostre nazioni, dove apparentemente si trovano libertà e rispetto, sono poi tanto diverse dalle dittature comunista e nazista?
Il bambino nel grembo della madre viene oggi definito «prodotto del concepimento». L’aborto è legge dello Stato in Italia e in quasi tutto il mondo. I medici non obiettori lo studiano e lo praticano come una professione, e in nazioni come il Regno Unito ai ginecologi non è nemmeno permessa l’obiezione contro l’aborto. In nazioni simili, per avere il permesso di curare le donne bisogna essere pronti a uccidere i figli che portano nel grembo.
Solo in Italia, da quando nel 1978 l’aborto è stato legalizzato, sono stati uccisi circa 5 milioni di bambini. Nel mondo intero, dai tempi della rivoluzione comunista, ne sono stati uccisi circa un miliardo.
L’aborto è stato definito come un diritto della donna. Uccidere il proprio figlio, nei nostri ultimi tempi, è considerato, anzi imposto alla società come un diritto.
Forse Dio ha creato una persona perché venga uccisa, tolta di mezzo? O perché le si neghi l’amore di cui ha sempre e comunque bisogno?
Nel libro della Genesi (4,10), Dio parla così a Caino che ha ucciso il suo fratello Abele: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!». E cosa dice la giustizia di Dio a un’intera nazione, a quasi tutto il mondo che uccide i propri figli? Quali saranno le conseguenze, per il mondo intero?
Anche le persone anziane e malate sono state prese di mira.
In Italia, la giovane Eluana Englaro, in stato vegetativo ma non in condizioni di morte cerebrale, è stata fatta morire nel 2009 per volontà del padre, socialista e ateo, dopo una lunga battaglia vinta nei tribunali italiani.
All’estero, in Paesi come l’Olanda e il Belgio l’eutanasia ha già le dimensioni di un’industria della morte.
Si vogliono eliminare le persone deboli e sofferenti, perché ci ricordano che il valore di una persona non sta nel benessere ma nella persona stessa, creata da Dio per ricevere e donare amore.
Anche la fecondazione artificiale porta via molte vite, quelle di embrioni, cioè piccolissimi esseri umani, eliminati nella corsa ad avere un figlio come un possesso, anche a costo di ucciderne altri.
Ho voluto dirvi ancora una volta la verità dal punto di vista di Dio, cioè dell’Amore.
Dio è più grande di tutto e il suo Amore misericordioso supera sempre i nostri peccati, anche se fossero atroci. Riscopriamo di essere creature e figli di Dio, e con la riconoscenza per il dono della vita ritroveremo anche il desiderio di amare.

(La fotografia che ho scelto per questo articolo è di Santa Gianna Beretta Molla, sposa, madre e medico. Dopo i primi tre figli, ha dato la vita per salvare la sua ultima bambina).