Riflettendo e ragionando sull’abbigliamento, se abbiamo buona volontà ci troviamo in una certa tensione. Sta nel tentativo di riscoprire e condividere le esigenze della modestia nel vestirsi.
Ora parliamo dei criteri dell’abbigliamento modesto, ora dei pantaloni usati dalle donne, ora del velo, ora del trucco… sembra di star sempre lì a rimettere i vari pezzi al loro posto. Qual è la soluzione per armonizzare il tutto?
Sembra mancarci un modello perfetto, dove sia risolta ogni domanda e questione.
Il modello, in realtà, esiste. Precede la storia dell’abbigliamento degli ultimi duemila anni, durante i quali si sono fatte innumerevoli variazioni.

Guardiamo al Signore nostro Gesù Cristo. Guardiamo alla sua e nostra Madre Immacolata, Maria Santissima. Consideriamo attentamente come sono vestiti. Non portano abiti inventati apposta per loro, eppure quegli abiti, propri di una civiltà, del popolo eletto di Dio, manifestano un decoro e una dignità insuperabili.
Sono delle vesti tradizionali lunghe fino ai piedi, e con il velo sul capo per la donna. Esprimono una solenne semplicità, un decoro senza tempo, un valore che le rende i veri classici per l’umanità.
Qualcosa di simile oggi sopravvive solo in certi abiti orientali o, in ambito sacro, negli abiti tradizionali del clero, la talare dei preti e la tonaca dei religiosi, se arriva ai piedi.
Ecco perché ci affatichiamo tanto intorno all’abbigliamento. Abbiamo perso di vista l’autentico modello del vestiario. Ci sembra solo caratteristico delle immagini sacre, ma è l’unico che risponde al valore della persona umana, creata da Dio.
Dio non cambia e quindi anche le esigenze del decoro e della purezza rimangono le stesse. Il Signore Gesù e la Madonna si sono rivelati a noi nella perfezione da ogni punto di vista, compreso l’abbigliamento. Altrimenti sarebbero stati sminuiti, e questo Dio non lo avrebbe mai permesso.
Noi giustamente, se vogliamo apparire con il massimo del decoro, ci vestiamo con il cosiddetto abbigliamento formale. Ad esempio, gli uomini indossano giacca, cravatta e pantaloni. Ma è chiaro che raffigurare il Signore con abiti simili sarebbe un sacrilegio.
Risalterebbe come non mai il carattere borghese e transitorio del nostro abbigliamento più decoroso, a confronto con lo stile profondamente spirituale degli antichi ebrei.
Oggi noi non possiamo vestirci come loro, cioè come Gesù e la Madonna, perché ci prenderebbero per matti.
Possiamo però cercare di imitare più possibile la loro dignità, evitando di scoprire gambe, braccia e petto.
Del resto, è proprio così che si è regolata l’umanità nei secoli splendidi del Medioevo, quando la luce della fede illuminava la civiltà cattolica ancora viva.
E fino almeno all’inizio degli anni Venti del secolo scorso, seguivano questi criteri tutte le donne di fede cattolica che si potessero dire rispettabili. Poi è venuta la società di massa, atea in una prima fase e oggi anticristiana.

(Nell’immagine scelta per l’articolo compare Virginia Coda Nunziante, portavoce e organizzatrice della Marcia per la Vita; nel suo abbigliamento ci dà qui un esempio di modestia, buon gusto e freschezza).