I Comandamenti sono una legge di Amore e di libertà, donata da Dio a noi che per la grazia del battesimo siamo i suoi figli.
Di Amore, perché ci insegnano a fare tutto per amore e con amore, pensando alla Gloria del nostro Dio Padre e Creatore e al bene di ogni essere umano.
Di libertà, perché osservare i Comandamenti ha valore solo se lo facciamo per amore.
Anche se dobbiamo essere obbligati a non fare del male a qualcuno, evitarlo e fare invece il bene è una questione d’amore, perché siamo figli di Dio e non schiavi degli uomini.

Per questo, prima ancora dei dieci Comandamenti vengono i due grandi Comandamenti detti proprio “della carità”, cioè dell’amore: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente», e: «Amerai il prossimo tuo come te stesso».
Il secondo di questi Comandamenti ha raggiunto la perfezione quando il Signore Gesù, Dio come il Padre eterno che l’ha generato, ha detto ai suoi apostoli e così anche a noi:

«Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13, 34-35).

E come il Signore Gesù ci ha amato lo sappiamo: Lui che è Dio si è fatto uomo tra gli uomini, si è preso cura di tutte le creature umane che incontrava o cercava nel suo cammino terreno, ha affrontato i potenti del tempo, ha accettato la povertà, il disprezzo, le ingiurie, le minacce e poi nella sua Passione altro di tutto questo insieme a sputi, percosse e torture, e infine la morte sulla croce.
Tutto questo Gesù l’ha offerto a Dio Padre come un Sacrificio per riparare i nostri stessi peccati contro Dio e per commuovere i cuori di pietra delle sue creature umane.
Ci ha riaperto le porte del Paradiso, se lo vogliamo, e con la sua Resurrezione ci ha donato la prova definitiva che anche noi risorgeremo.
In un certo senso, Gesù ci ha amati più di se stesso, perché ha preferito il nostro bene alla sua vita.
Perciò è dai due Comandamenti dell’amore nella perfezione del Vangelo che prendono forza i dieci Comandamenti. Eccoli, con una breve spiegazione sotto tra parentesi:

Io sono il Signore Dio tuo:
I – Non avrai altro Dio al di fuori di me.
(Dio solo ci ha creati, ci conosce e ci ama: nessun idolo può darci e neppure noi stessi possiamo darci, da soli, la vita e il bene che Dio ci dona).

II – Non nominare il nome di Dio invano.
(Sarebbe giusto nominare invano il nome di chi ci ama, fosse anche uno dei nostri amici? Ma Dio è l’Amico più grande di tutti, è il nostro Padre e Creatore, e in Gesù anche il nostro Salvatore. Il Comandamento si estende al nome della Madonna e a tutti gli altri nomi sacri).

III – Ricordati di santificare le feste.
(Il giorno di riposo, ci insegna Gesù, è stato creato per l’uomo, e non l’uomo per il giorno di riposo; in quel giorno l’uomo ritrova meglio Dio e se stesso, con la partecipazione alla Messa e approfondendo la vita di fede. Di norma, va evitato almeno il lavoro manuale).

IV – Onora il padre e la madre.
(Questo Comandamento, notiamolo, viene persino prima di «Non uccidere»; nostro padre e nostra madre, dopo Dio, ci hanno donato la vita; aiutiamoli a vivere o a rinascere. Guai a chi mette i genitori e i vecchi all’ospizio! Guai a chi non li tratta con rispetto e amore!).

V – Non uccidere.
(Si può uccidere una persona anche spiritualmente, per esempio calpestando la sua dignità, come avviene oggi comunemente con il linguaggio volgare. Oppure si può negare la vita a una persona impedendole di nascere, come quando si rifiuta di procreare i figli attesi da Dio o li si uccide con l’aborto).

VI – Non commettere atti impuri.
(Nella purezza si dimostra l’amore: se amo una persona, che sia un altro o io stesso, non la userò mai per i miei bassi istinti o per il mio comodo. Sono peccati mortali i toccamenti e i rapporti sessuali fuori dal matrimonio, la contraccezione, la pornografia. E’ peccato impuro e di scandalo andare in giro mettendo in mostra il corpo).

VII – Non rubare.
(Vale anche per le tasse, se non sono oppressive).

VIII – Non dire falsa testimonianza.
(Dio è verità e se vogliamo essere fedeli dobbiamo dire la verità, o tacere, o evitare in modo dignitoso di rispondere. Ha detto una volta Padre Pio: «Le bugie di scusa sono le giaculatorie del demonio». Anche dire bugie per scherzo è peccato, se la persona a cui le diciamo non sa che stiamo scherzando. Sempre Padre Pio sappiamo che riprese così un penitente: «Eh, vuoi andare all’inferno scherzando?»).

IX – Non desiderare la donna d’altri.
(La donna d’altri, ma anche l’uomo d’altri, sono quella donna e quell’uomo che Dio ha benedetto, consacrato e unito nell’amore con il matrimonio; ma anche il fidanzamento è da rispettare).

X – Non desiderare la roba d’altri.
(Non si tratta solo di non rubare, ma anche di non buttare via la nostra dignità desiderando le cose degli altri).