I messaggi dati dalla Madonna ad Anguera, in Brasile, avevano preannunciato che dopo Papa Benedetto XVI «le direzioni della Chiesa» sarebbero cambiate.
Il Sinodo sulla Famiglia, appena concluso, ha portato per la Chiesa e l’umanità una desolazione apocalittica, mentre il mondo si rallegra.

Antonio Socci, scrittore e giornalista, osserva da tempo con acutezza il rivolgimento che si sta verificando. Nei suoi articoli, pubblicati anche sul blog http://www.antoniosocci.com/, continua a dare una coraggiosa testimonianza della nostra fede cattolica. E anche riguardo al Sinodo si è espresso con molta chiarezza. Eccovi il collegamento al suo articolo più recente:

http://www.antoniosocci.com/diktat-al-sinodo-come-avevo-previsto-bergoglio-perde-5-a-0-sul-campo-ma-si-autoassegna-la-vittoria-a-tavolino-e-se-ora-continuera-la-distruzione-incorrera-nella-stessa-condanna/#more-4028

Socci osserva che in Italia la stampa ha propagandato senza quasi eccezioni gli attacchi alla sacralità della famiglia, facendoli passare per un normale e giusto aggiornamento della Chiesa. Come se la Verità, che è Dio stesso e che il suo Figlio ci ha donato una volta per sempre, potesse aggiornarsi.
All’estero invece, ad esempio sulla grande stampa americana, più voci hanno denunciato la spinta in atto verso l’eresia e il tradimento della fede cattolica.
In questo Sinodo, che segue a un anno di distanza quello dell’ottobre 2014, Bergoglio ha preso diversi provvedimenti per ridurre al minimo il dissenso. Ciò nonostante, deve esserci stata una grande resistenza dei Pastori che difendono la sacralità della famiglia, ma per un solo voto ha prevalso lo schieramento di chi voleva concedere la Comunione ai divorziati risposati. Questo è stato prospettato da Bergoglio fin dalla sua dichiarazione del 28 luglio 2013, quando disse di voler prendere esempio dagli ortodossi che concedono «una seconda possibilità».
Alla fine del Sinodo i riformatori sono riusciti a ottenere la cosiddetta maggioranza qualificata, cioè i due terzi dei voti, per una nuova direttiva contraria alla legge morale. Si trova nei paragrafi 84-86 del documento finale: testo-competo-relatio-finalis-B0816-XX-02
Si vuole permettere di operare un discernimento, valutando caso per caso le situazioni dei divorziati risposati ai quali poter concedere la riammissione ai sacramenti. Di tutto si parla per la riammissione, tranne che dell’abbandono della situazione di peccato grave, cioè dell’intima convivenza come divorziati risposati.
La volontà sacrilega di riammettere i divorziati risposati ai sacramenti è chiara per chi conosce un po’ il linguaggio della Chiesa. Ma non c’è bisogno di aver studiato teologia.
Infatti in un passaggio del paragrafo 85 si legge a proposito dei divorziati risposati: «La loro partecipazione può esprimersi in diversi servizi ecclesiali: occorre perciò discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate. Essi non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa».
Ora, “membra vive” vuol dire far parte della Chiesa ed essere in grazia di Dio, e quindi poter ricevere il Signore Gesù nell’Eucaristia. Ma come la Chiesa ha sempre insegnato prima di Papa Bergoglio, sono membra morte, in peccato mortale, quelli che hanno lasciato il coniuge a cui erano uniti dal sacramento del matrimonio e sono andati con un’altra persona.
E’ l’ammonimento del Signore Gesù stesso nel Vangelo: «Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio» (Lc 16, 18). Mosè aveva concesso il ripudio agli antichi ebrei «per la durezza del vostro cuore» (Mc 10, 5).
Non può ricevere il Signore Gesù nell’Eucaristia chi viola in modo grave i suoi comandamenti. Sarebbe una comunione sacrilega, come del resto se ne fanno già tantissime oggi nella Chiesa Cattolica.
Ora l’adulterio è diventato la legge di una Chiesa in preda all’apostasia, per una spaventosa crudeltà del cuore mascherata da attenzione misericordiosa. Crudeltà contro Dio, contro se stessi, la famiglia, i figli, la Chiesa, l’umanità intera.
Certo non stupisce che siano il clero e i credenti a crocifiggere il loro Signore, in odio alla Verità che ci ha donato. Non furono forse i sommi sacerdoti, gli altri capi religiosi e la folla a chiedere che il Signore Gesù fosse crocifisso?
Nascono invece degli interrogativi nuovi riguardo alla figura del Papa.
Abbiamo un Papa, Benedetto XVI, che si è fatto da parte, ed è ancora vivente.
Chi ha preso la guida della Chiesa ora segue questa direzione.
C’è da chiedersi allora per chi valgono le parole del Signore Gesù a Pietro, il primo Papa: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16, 18).
Sappiamo infatti che il Signore Gesù ha detto quelle parole per il primo Papa e per tutti i suoi successori.
Potrà Benedetto XVI, pur così anziano e sofferente, lasciare il suo ritiro per ristabilire la Verità nella Chiesa?