Tante persone vivono delle situazioni difficili, per esempio di peccato o malattia, come se non restasse altro che abbandonarsi al male.
Certo può essere tardi per curare una malattia diventata cronica, per quanto un miracolo non sia sempre da escludere.
Ci sono situazioni senza rimedio o quasi: un fiume morto per l’inquinamento, una gallina ovaiola che non fa più le uova, una testa pelata, un raccolto distrutto dalla grandine, un tatuaggio…
Possono venir meno il tempo o le risorse per studiare, per andare a trovare quel familiare o amico lontano, per sentirsi dire “Ti perdono” da chi non c’è più, per fermare la mano o l’arma che abbiamo alzato.
A volte i fatti avvenuti sono irrimediabili. Però se smettiamo di peccare e ci gettiamo nelle braccia di Gesù, non visibile ma presente, Lui farà pace anche nel nostro cuore.
Anche noi siamo una risorsa per noi stessi. E quanto siamo importanti non ce lo dicono il poco amore, l’indifferenza o l’odio del mondo, ma l’Amore infinito, personale, di Dio per te e per me.
Se anche avessimo seminato rovina e desolazione, Dio non è disposto a perdere noi. Proprio da noi vuole ricominciare a far fiorire la speranza, l’umanità, il mondo intero.
La croce di Gesù Cristo, che uomini senza più nulla di umano vorrebbero togliere dai luoghi pubblici, dice a noi quanto è vero l’Amore di Dio.
Il nostro Creatore ha voluto farsi uomo perché noi potessimo finalmente conoscerlo. E ha accettato il disprezzo, la condanna e la morte da parte delle sue creature, per non schiacciarle nella loro infernale miseria.
Ma il Signore Gesù è risorto e ritornerà nella gloria. I suoi nemici di allora e di oggi, invece, sono finiti e finiranno tra i tormenti dei dannati.
Ora riprendo alcuni esempi di quelli che vi ho già fatto, e ancora un altro paio che sono tipici dei nostri giorni.
La malattia, per quanto ci tormenti, non ha il potere di rubarci i beni più preziosi, anzi, possiamo sfruttarla per aumentare i beni nostri e degli altri.
Per essere fedeli basta che ci rendiamo conto dell’Amore di Dio per noi, della sua presenza accanto a noi e dentro di noi se siamo in stato di grazia.
Dio ha voluto per sé e per noi una Madre Immacolata, Maria Santissima: invochiamola e lodiamola con cuore di figli.
Così possiamo accettare la malattia e offrirla come un sacrificio d’amore per il bene della nostra anima e dei nostri familiari, amici, sacerdoti e altri per aiutarli a salvarsi, a convertirsi, a realizzare la loro missione.
Anche se soffriamo terribilmente, mettiamocela tutta, con la fede nell’assicurazione che non saremo tentati al di sopra delle nostre forze (1 Cor 10, 13), anche se queste dovessero arrivare proprio allo stremo.
Non smettiamo comunque di cercare la possibilità di una cura o l’aiuto di persone caritatevoli, se siamo poveri.
Forse non potremo ricambiare le loro attenzioni materiali. Possiamo però, e dobbiamo, condividere con loro la fede nel nostro adorabile Signore Gesù, e mostrare a quelle persone tutto il nostro amore e la nostra gratitudine.
Più sopporteremo dolore e abbandono, più grandi saranno la nostra ricompensa e il bene per le anime venuto dal nostro sacrificio.
Un giorno Dio dirà basta alla nostra sofferenza e ci risarcirà con un premio eterno, così meraviglioso che la mente umana non può nemmeno immaginarselo.