All’incirca nel 480, San Benedetto e la sorella gemella Santa Scolastica nacquero a Norcia, da genitori saldi nella fede cristiana.
Forse anche voi vi sentirete allargare il cuore nel petto, pensando a cosa vuol dire “fede cristiana”: allora questa era, in tutte le nazioni credenti, l’unica fede cattolica!

Le vere e proprie divisioni sarebbero venute solo a partire dallo scisma d’Oriente del 1054.
Quando i due gemelli, futuri Santi, vennero alla luce, il monachesimo esisteva già da circa due secoli ma non si era ancora molto sviluppato.
Qui non ho lo spazio per parlarvi di Santa Scolastica, ma me ne rimane abbastanza per raccontarvi due episodi della vita di San Benedetto.
Poi vi dirò del dono che non ci viene direttamente da questo grande Santo, ma anche e soprattutto grazie alla sua intercessione.
Il giovane Benedetto si trovava a Roma per studiare, secondo la volontà di suo padre.
Ma raggiunti gli studi superiori, Benedetto comprese che Dio non lo voleva là.
Era un ambiente moralmente corrotto, e questo valeva sia per i compagni che per gli insegnanti.
Così Benedetto si mise in viaggio e cominciò a vivere prima come monaco eremita, e poi come monaco cenobita, cioè di vita comunitaria.
Infatti la grandezza della sua vita spirituale, nella quale non mancarono fin dall’inizio i miracoli, gli attirò molti seguaci.
Gli aspiranti monaci erano affascinati dalla vocazione dedicata a Cristo, e realizzata operosamente tra preghiera e lavoro.
Della sua vita, raccontata da Papa San Gregorio Magno, vi riferisco un solo altro episodio per mostrarvi che la santità consiste innanzitutto nell’amore per Dio e per il prossimo.
Un prete di Subiaco, invidioso della fama e del seguito ottenuti dal Santo, prese a calunniarlo. Poi tentò di avvelenarlo, ma San Benedetto nel suo spirito se ne accorse. Infine il prete cercò di scandalizzare i monaci raccolti a Subiaco spingendo fino al loro monastero delle ragazze in atteggiamento osceno.
San Benedetto comprese che era lui l’obiettivo di tanto odio, e per evitare altri episodi del genere preferì partire.
Quel prete, di nome Fiorenzo, dalla sua abitazione gongolava vedendo il Santo allontanarsi, quando il terrazzo su cui poggiava i piedi crollò e lui rimase ucciso.
Un discepolo mandò un messaggero ad avvisare San Benedetto: «Torna indietro Padre, perché il prete che ti perseguitava è morto».
E San Benedetto, sapendo della morte del nemico e della soddisfazione del discepolo per quella triste fine, scoppiò a piangere.
Piangere per la morte di un uomo, anche se ci ha fatto del male, è un’esigenza del cuore, di un cuore puro e santo. In mezzo al mondo può sembrare difficile, ma è questa la vera “normalità”.
Il crocifisso di San Benedetto include la medaglia in miniatura. Oppure si può portare la sola medaglia, con dimensioni un po’ più grandi.
Entrambi vanno benedetti da un sacerdote dopo averli ricevuti. La benedizione si perde se data prima di venderli.
Le notizie rilevanti su una prima medaglia di San Benedetto risalgono almeno al 1050. Fu allora che un giovane nobile tedesco, di nome Bruno, ricevuta in dono la medaglia guarì da una grave malattia. Diventò poi monaco benedettino e infine Papa e Santo, con il nome di Leone IX.
Sulla medaglia, da sola o incastonata nel crocifisso, è raffigurato San Benedetto e si possono leggere queste iscrizioni:

EIUS IN OBITU NOSTRO PRESENTIA MUNIAMUR
Possiamo essere protetti dalla sua presenza nell’ora della nostra morte

E poi le iniziali:

C.S.P.B.
Crux Sancti Patris Benedicti – La Croce del Santo Padre Benedetto.

C.S.S.M.L.
Crux Sacra Sit Mihi Lux – La Croce Santa sia la mia luce.

N.D.S.M.D.
Non Drago Sit Mihi Dux – Non sia il demonio il mio condottiero.

V.R.S.
Vade Retro, Satana! – Allontanati, Satana!

N.S.M.V.
Numquam Suade Mihi Vana – Non mi attirare alle vanità.

S.M.Q.L.
Sunt Mala Quae Libas – Son mali le tue bevande.

I.V.B.
Ipse Venena Bibas – Bevi tu stesso i tuoi veleni.

Queste preghiere o esorcismi sono potenti specialmente contro le tentazioni, perché interviene San Benedetto con la sua intercessione.
Vengono anche nominati bevande e veleni con riferimento al primo tentativo di avvelenamento nei confronti del Santo, quando dei monaci ribelli, non benedettini, gli offrirono invano una bevanda avvelenata.
Per il crocefisso o medaglia di San Benedetto, la Chiesa ha concesso l’indulgenza plenaria in punto di morte, cioè di poter evitare il purgatorio, alle seguenti condizioni:
– che il fedele si sia confessato e abbia ricevuto la Santa Comunione o, se non lo potesse fare, avendo almeno la contrizione dei suoi peccati;
– che egli invochi con tutto il cuore (se non lo potesse fare con la bocca) il Santissimo Nome di Gesù, ed accetti con rassegnazione la morte dalle mani di Dio, a penitenza dei suoi peccati.
Il crocefisso o medaglia di San Benedetto è un pezzo formidabile e glorioso della nostra armatura. Ci difende in modo soprannaturale dagli attacchi del diavolo, soprattutto se portato con fede.
Altre protezioni sono lo scapolare carmelitano e la medaglia miracolosa, affidata dalla Madonna a Santa Caterina Labourè (1806-1876).