Circa dodici anni fa mi capitò di leggere un formidabile libro di rivelazioni private, che s’intitola Dettati degli arcangeli, Gabriele Michele e Raffaele a Margherita Sampair (tuttora nel catalogo delle Edizioni Segno).
A un certo punto nel libro si parlava dello “scapolare marrone” come di una grande difesa negli ultimi tempi.
Ma che cos’era, esattamente? Cominciai le mie ricerche.
Oggi posso dire che indosso quello scapolare già da dieci anni.
Non ricordo per filo e per segno come andò la mia indagine. Arrivai a una prima certezza quando venni a sapere che si trattava dello scapolare carmelitano.
Però dovevo convincermi bene di volerlo portare indosso, e cercai notizie tra i libriccini che si occupavano dell’argomento.
Un sacerdote mi consigliò La Madonna del Carmine, pubblicato proprio dalle Edizioni OCD, la casa editrice dei Carmelitani Scalzi. Leggerlo fu un disastro. Lo pervade un’aria di poca fede che mi lasciò ancora più disorientato.
Allora provai con Lo Scapolare del Monte Carmelo, delle Edizioni Segno. Una meraviglia! Sarò stato ancora a metà lettura che già presi la decisione di fare mio lo scapolare.
E adesso vi racconto molto in sintesi che cosa ho imparato.
Bisogna risalire alle origini dell’Ordine carmelitano, quando verso la fine del XII secolo un gruppo di eremiti si stabilì sul Monte Carmelo, in Palestina. Costruirono una piccola chiesa su quel monte santo e la dedicarono alla Madonna.
Da dì ebbe inizio e si andò sviluppando il nuovo Ordine, nato con una speciale devozione alla Santissima Vergine.
Ancora nel Duecento, tuttavia, i musulmani assaltarono quei monaci e ne uccisero molti. Obbedivano a satana che ispirava loro l’omicidio e il sacrilegio, come succede ancora ai giorni nostri.
I crimini sacrileghi dei musulmani obbligarono i carmelitani a trasferirsi in Occidente, e questo passaggio, nei primi tempi, rese precarie le loro sorti.
Anche in Inghilterra, nazione allora di fede cattolica, i carmelitani vivevano le stesse difficoltà. Ma là per volere di Dio era all’opera un Santo, San Simone Stock, che guidava l’intero Ordine come Priore Generale.
San Simone pregò intensamente la Madonna perché venisse in aiuto dei carmelitani. E Maria Santissima ascoltò la supplica del suo figlio.
In un giorno che si ritiene sia stato il 16 luglio 1251, la Madonna apparve in visione a San Simone e gli donò lo scapolare carmelitano.
In origine si trattava di quella fascia di stoffa marrone che fa parte dell’abito carmelitano maschile e poggia sopra le spalle, arrivando ai piedi davanti e dietro.
La Madonna promise al Santo che chiunque – non solo i carmelitani – avesse portato sempre quell’abitino, sarebbe stato preservato dalle fiamme dell’inferno e avrebbe ricevuto protezione contro i pericoli dell’anima e del corpo.
Nasceva così uno speciale legame di salvezza tra l’Ordine carmelitano e ogni cristiano.
Già San Simone ottenne una conversione miracolosa con lo scapolare. E mentre se ne diffondeva l’uso, nel giro di pochi decenni l’Ordine ebbe una ripresa straordinaria.
Con il passar del tempo, lo scapolare sotto forma di abitino è diventato, per i laici, lo scapolare formato da due rettangoli di lana marrone o nera, di cui uno solitamente reca attaccata l’immagine della Madonna con Gesù Bambino.
I due rettangoli sono tenuti uniti da due strisce o cordicelle. Lo scapolare poggia con queste sulle spalle, mentre un rettangolo cade sul petto e l’altro sulla schiena.
Va portato così e non in tasca o appuntato da qualche parte, perché ha sempre la funzione di rivestire chi lo indossa.
Portare lo scapolare vuol dire infatti rivestirsi delle virtù della Madonna, anzi di Lei stessa. Vuol dire venerarla, imitarla e servirla sempre.
In più, a partire dal Trecento, e precisamente con Papa Giovanni XXII nel 1317 se la datazione è precisa, la Chiesa ha concesso un altro grande dono legato allo scapolare: il cosiddetto privilegio sabatino.
Cioè chi porta lo scapolare, rispettando due condizioni aggiuntive sarà liberato dal purgatorio, se dovesse andarci, nel sabato successivo alla sua morte.
Le condizioni sono: portare lo scapolare abitualmente; osservare la castità, totale per i celibi e coniugale per le persone sposate; e infine recitare ogni giorno l’Ufficio divino o il piccolo Ufficio della Santa Vergine, oppure delle preghiere anche meno impegnative stabilite dal sacerdote dal quale si riceve lo scapolare.
C’è un piccolo rituale apposito per imporre lo scapolare, come si dice nel linguaggio sacro, cioè darlo a un fedele. Oggi quel rituale può celebrarlo non solo un Padre carmelitano ma anche ogni altro sacerdote cattolico.
Io ho trovato a vendere per lo più degli scapolari uniti da cordicelle bianche, che li rendono un po’ squallidi e hanno un’attaccatura fragilissima, per cui va rinforzata nei punti dove si uniscono ai rettangoli di lana.
Prendere quello che passa il convento è un onore, ma prendere quello che passa la Chiesa cattolica “riformata” è desolante.
La Madonna ha ricordato ai credenti nel modo più solenne, con l’ultima apparizione a Fatima nel 1917, l’importanza universale dello scapolare.
Apparve ai tre pastorelli nella sua veste di Madonna del Carmelo, tenendo in mano uno scapolare e riproponendolo con questo gesto a tutti i fedeli della Chiesa cattolica.
C’è anche un martire dello scapolare carmelitano, il beato Isidoro Bakanja dello Zaire. Ma per questo e altre bellissime testimonianze e informazioni potete leggere il libretto delle Edizioni Segno, che vi ho citato più sopra.