Per quasi tutte le donne occidentali, ormai da decenni è un segno di normalità indossare i pantaloni, che sono un’imitazione dell’abbigliamento maschile.
Chi invece si rifà alla verità della Chiesa, alla sua Tradizione e ai suoi Santi, vede in questo solo un segno rivelatore dei nostri tempi.

Vi propongo allora delle ottime riflessioni scritte da un autore di lingua inglese, Michael T. Hart. Le prendo dal suo libretto intitolato Those Who Serve God Should Not Follow the Fashions. Lo trovate gratuitamente in internet, ed è una piccola opera molto pregevole. Il titolo ripete alcune parole pronunciate dalla Madonna nelle sue apparizioni a Fatima nel 1917: «Chi serve Dio non deve seguire le mode».
Ecco di seguito quello che ho tradotto e riadattato per voi.

Notiamo intanto che l’abbigliamento tradizionale è diverso per l’uomo e per la donna.
La Bibbia dice: «La donna non si metterà un indumento da uomo né l’uomo indosserà una veste da donna; perché chiunque fa tali cose è in abominio al Signore tuo Dio» (Dt 22, 5).
Da qui vediamo come sia necessario che uomini e donne vestano in modo diverso.
Ma perché l’abbigliamento tradizionale per la donna è un vestito lungo o una gonna lunga? La risposta è che i vestiti sono un tipo di abbigliamento più dignitoso dei pantaloni, perciò adornano e custodiscono la femminilità bella e delicata della donna.
I vestiti coprono discretamente le forme femminili e velano di mistero e dignità quell’intimo centro dove una nuova vita umana inizia e si sviluppa.
I pantaloni invece sottolineano le forme della donna e quindi ne fanno un motivo di tentazione impura.
Il cardinale Giuseppe Siri, molto benemerito, il 12 giugno 1960 inviò una lettera a questo riguardo all’attenzione del clero, degli insegnanti e di tutte le persone responsabili per la cura delle anime.
Aveva infatti notato che i pantaloni si stavano diffondendo anche nella sua Arcidiocesi di Genova, e persino tra le madri di famiglia.
Oltre a far presente che i pantaloni erano immodesti perché evidenziavano le forme del corpo femminile, si soffermò anche su altri aspetti pure significativi.
Il fatto che una donna porti un abbigliamento da uomo, scriveva il cardinale, influisce innanzitutto sulla donna stessa, cambiando la psicologia femminile. Poi ha conseguenze sulla donna come moglie di suo marito, tendendo a viziare le relazioni tra i sessi. Infine, va a scapito della donna come madre dei suoi figli, facendole perdere dignità ai loro occhi.
Osservava il cardinal Siri che le donne si vestono da uomo per imitare gli uomini, anzi competere con loro. L’uomo infatti è considerato più forte, meno vincolato e più indipendente.
Ora, anche se questa motivazione rimane inconsapevole, comunque l’abbigliamento condiziona i gesti e il comportamento della persona che lo indossa, e crea in lei una certa mentalità.
La donna che indossa i pantaloni non potrà mai essere in pienezza madre di famiglia, cuore della vita domestica e sposa cristianamente (non mondanamente) sottomessa al suo sposo, a sua volta sottomesso a Dio.
I bambini poi hanno un senso istintivo della dignità e del decoro della loro madre. Quindi, anche se non sanno definire certe questioni, riconoscono istintivamente quando la loro madre manca di decenza nel modo di presentarsi. E questo causa in loro una ferita profonda.
Il cardinal Siri già immaginava quali conseguenze ci sarebbero state con il passare degli anni. Prevedeva «un’epoca futura di incertezza, ambiguità, imperfezione e, in una parola, mostruosità».
A questo punto Michael T. Hart riprende le sue osservazioni.
I pantaloni indossati dalle donne sono diventati sempre più la norma. La demarcazione tra ciò che è maschile e ciò che è femminile e tra i ruoli complementari di uomo e donna si è andata molto riducendo.
Per i bambini e i giovani, non riuscire a distinguere la femminilità nella madre e la virilità nel padre può rendere difficile acquisire e rafforzare la propria identità sessuale.
A sua volta, un’identità sessuale debole spinge la persona in fase di crescita a sviluppare un’attrazione per il proprio sesso, cioè l’omosessualità, oppure una doppia attrazione sessuale.

Per concludere, ricordiamo che la Madonna a Fatima nel 1917 aveva preannunciato: «Verranno certe mode che offenderanno molto Nostro Signore».
Oggi siamo nei tempi profetizzati dalla Madonna. Le donne ormai o si vestono come una specie di uomo, con i pantaloni, oppure se portano abiti o gonne esibiscono in modo indecente qualche parte del corpo, gambe, braccia, petto e così via.
Chiediamo alla Madonna la grazia di purificarci interamente, perché senza purezza non meritiamo neppure che il suo sguardo si posi su di noi.