Circa quarant’anni fa, nel 1976, fu trasmesso per la prima volta in Italia lo sceneggiato televisivo di Sandokan, con grandissimo successo.
La fervida fantasia di Emilio Salgari, morto suicida nel 1911 all’età di 48 anni, aveva ancora una volta lasciato il segno. Così era stato già ai suoi tempi, quando pubblicava racconti e romanzi.
Ma successo e fedeltà, divertimento e senso della vita sono due cose completamente diverse.
Per il credente, l’unico vero successo è riuscire ad essere sempre fedele, a ogni passo, a ogni respiro.
Il senso della vita è ritrovarci cuore a Cuore con Gesù, Dio fatto uomo, che è l’Amore stesso venuto incontro a noi, a te, a me.
Una storia, come tante altre inventate o vere, in cui si vive e si muore senza una ragione eterna, non fa per noi.
Eppure sul volto della Perla di Labuan, l’innamorata di Sandokan, interpretata dall’attrice francese Carole Andrè, splende una luce immortale.
E’ un volto di una bellezza indescrivibile, direi persino incredibile. E’ una donna la cui immagine ispira un sentimento non di desiderio ma di profonda riverenza.
La sua espressione e i suoi lineamenti sono un poema dell’innocenza, della femminilità, della delicatezza d’animo di una donna creata da Dio come un sogno.
No, non è il personaggio Sandokan, immaginario o reale, che può far giustizia a tanto splendore.
Non è quel tumulto di eventi in cui si susseguono odio, amore passionale, fughe, uccisioni e così via che può trasportare una donna simile verso la felicità per la quale Dio l’ha creata.
Questa figliola è rimasta presa nel sistema dello spettacolo. Ah, che perdita!
L’hanno umiliata facendola vestire con abiti succinti. L’hanno mascherata disegnando il trucco sul capolavoro vivente del suo volto. L’hanno confusa facendole abbracciare e baciare un attore. Infine, l’hanno lanciata incontro a una popolarità cieca, in mezzo a tanti che non sanno quanto è grande e quanto è sacro l’Amore.
Ma oggi come allora, sul volto stupendo e irripetibile della Perla di Labuan, si può cogliere una domanda.
E’ la bellezza che interroga l’Amore.
Quegli occhi sono come trasognati, sempre alla ricerca dell’Amato, anche attraverso la figura d’uomo che sembra essere il prescelto.
Quello sguardo non si ferma ad un uomo, ma va oltre. Non sembra meditare la possibilità di un matrimonio coronato dall’accoglienza di tanti figli. Tuttavia, scruta l’orizzonte alla ricerca di una vera maternità, che può venire insieme all’Amato di cui ancora manca la confidenza.
A me sembra, Lady Marianna, bellezza senza tempo, che nessun’altra creatura possa ambire a te. La luce del tuo volto mi appare come un richiamo per Gesù, lo Sposo divino, il Re dei Re.
Di certo, qualunque sia la tua vocazione, Gesù ti chiama a fissare il tuo sguardo su di Lui. Non però di fronte a te, dove ancora non puoi vederlo, ma nel profondo di te stessa, nel tuo cuore, nella tua anima.
Troverai il tuo Re sublime, il tuo Sposo divino dentro di te se vuoi conoscerlo e osservare la sua Parola.
Il nostro adorabile Signore Gesù ha scoperto per te il volto dell’Amore, di Dio, che è il suo volto. E ti ha promesso che si manifesterà a te se vorrai amarlo (Gv 14, 21).
La maternità più grande può venirti come fedele sposa di Cristo. Te ne accorgeresti quando, con Gesù nel tuo cuore, tu volgessi lo sguardo a tutti i figli di Dio, in attesa delle tue cure materne, della tua preghiera, del tuo dono di quel Gesù che porti nel cuore.
Sì, la bellezza che splende su un volto interroga l’Amore, ma l’Amore per primo già le rivolge una domanda.
Vuol sapere da te, da me, se siamo disposti a seguirlo, a vivere e morire per Lui che si è donato per noi, e ad essere un giorno eternamente felici.