Quando si tratta della confessione, abbiamo grosso modo due alternative. O facciamo i furbi con noi stessi, o li facciamo con il diavolo.
Nel primo caso, il diavolo vince e ha giustificati motivi per contare sulla nostra dannazione. Nel secondo caso invece, sarà la grazia di Dio a trionfare in noi.
Non importa quanti e quali peccati ci portavamo nella coscienza e nell’anima: la confessione ben fatta li ha distrutti, annientati per sempre. Si aprono per noi le porte del Paradiso, dove potremo contemplare Dio e prendere parte per sempre alla sua gioia.
Ma mentre siamo ancora a casa nostra o comunque fisicamente lontani dal confessionale, il diavolo ci dà già dei suggerimenti.
Ci dice che il sacerdote è un uomo come noi, anche lui con i suoi peccatacci; ci fa sentire come un peso insopportabile il fatto stesso di andare a confessarci; sempre ascoltando la voce del diavolo, pensiamo: questi sacerdoti sono dei chiacchieroni, e comunque vuoi che i miei peccati, così tremendi, non gli scappino detti a qualcuno? E poi, se mi confesso sul serio, dovrò cambiare vita, cominciare a oppormi alla corrente, e lo so bene quanto è forte, io che mi sono lasciato trascinare fin dalla mia giovinezza, se non da prima!
Ma noi vogliamo forse riconciliarci solo con i nostri simili? Con le nostre paure rischiamo di scordarci che è Dio, nostro Padre e Creatore, a volerci far rinascere come suoi figli nella confessione. E’ a Dio che dobbiamo pensare innanzitutto.
Gesù Cristo, nostro Signore, ha istituito questo sacramento, ben sapendo quanto possiamo essere umanamente deboli noi e il confessore. Dio, quando fa qualcosa, si prende cura anche delle conseguenze.
E’ il Signore Gesù che attraverso la persona del sacerdote riceve la nostra confessione, ed è Gesù, solo Gesù, che ha il potere di rimettere i peccati, ma ha deciso di farlo servendosi del sacerdote.
Pensa: in un solo colpo ti potrai liberare di tutto il male che c’è in te e nella tua vita. Non fare l’errore di sentire il peso di questa liberazione da ogni peso!
Finché resta nel peccato, l’anima è prigioniera, affaticata, senza forza, sporca, deforme e annerita. Mentre dopo una confessione ben fatta, sarà libera, leggera, forte, pura, bella e splendente!
Non si è mai sentito che un sacerdote abbia raccontato a qualcun altro dei peccati conosciuti nella confessione. Comunque, se hai dei peccati particolarmente gravi e ti imbarazza confessarli vicino casa, puoi sempre andare più lontano.
Considera però che se dalle tue parti avete la grazia di poter contare su un degno sacerdote, è molto meglio affidarsi a lui che a uno sconosciuto forse incapace o di poca fede.
Il problema non è cambiare la vita, ma riuscire a riguadagnare la vita, a riconquistarla. La vita nuova che arriva per noi è il dono meraviglioso che Dio vuole farci.
Quando noi ci rinnoviamo, Dio ristabilisce con noi l’alleanza, l’intimità, l’amicizia. Dio viene a vivere nell’anima e nel cuore di chi osserva i Comandamenti, e noi possiamo portare Dio e manifestare la sua grandezza e il suo Amore a tutte le persone che incontriamo. La vita così rinasce non solo per noi, ma anche per chi ci sta vicino.
Dicevo, «un sacerdote forse incapace o di poca fede». Anche con un confessore scadente, la confessione è valida. Ma bisogna stare ben attenti a essere davvero furbi quando ci confessiamo.
Intanto, prima di andare a confessarci, dobbiamo fare un esame di coscienza. Se clicchi qui: Esame di coscienza, puoi leggere un’ottima guida che ce lo spiega.
E’ necessario avere il dolore dei peccati e il fermo proposito di non peccare più.
Il dolore perfetto non è solo quello di esserci cacciati nei guai, ma quello di aver offeso Dio e il prossimo. Dio è il nostro Padre e Creatore, infinitamente buono, e il prossimo è da amare perché figlio di Dio, se cristiano, o almeno sua creatura umana chiamata a diventarlo.
Bisogna anche essere pronti a riparare il male fatto. Per esempio, nei limiti del possibile, chiedere perdono o riparare un danno causato. Chi ha rubato, potrebbe restituire il maltolto usando un intermediario, se c’è il pericolo di trovarsi disonorati o denunciati.
Hai difficoltà a fare l’esame di coscienza e a pentirti bene? Chiedi aiuto alla Madonna: la nostra Madre Immacolata può tutto e questa grazia sicuramente vuole ottenercela, perché fa parte del progetto di Dio per ogni suo figlio.
Ed eccoci al confessionale. A questo punto bisogna farsi proprio furbi. Intanto, il diavolo ti suggerirà o ti farà suggerire che sarebbe meglio non inginocchiarti, ma sederti comodamente. Oppure, se proprio vuoi inginocchiarti, usa quel bel cuscinetto morbido che hanno messo sull’asse dell’inginocchiatoio. Prenditela comoda!
Eh no, diciamo noi. Non sono venuto qui per fare quattro ciance. Sono venuto per inginocchiarmi davanti a Dio e chiedergli sinceramente perdono dei miei peccati!
Se non c’è l’inginocchiatoio e ti trovi solo con il confessore, inginocchiati lo stesso per terra. Pensa sempre a Dio: è davanti a Lui che ti inginocchi. Se il confessore ti dice qualcosa in contrario, tu rispondigli tranquillamente che vuoi inginocchiarti davanti al Signore per confessargli i tuoi peccati.
Primo round vinto.
A questo punto devi dire i tuoi peccati. Oggi, tra i sacerdoti ci sono dei lupi travestiti da pecore capaci di obiettare che non c’è nemmeno bisogno di dire i tuoi peccati per ricevere l’assoluzione! Basta che tu sia andato là a chiederla. Cioè, vogliono darci una falsa assoluzione lasciandoci, se li abbiamo, anche con i peccati mortali.
Questi sacerdoti, e vescovi, sono dei veri angeli dell’inferno, dei veri inviati di satana. Non fanno domande per aiutarci a capire che peccati possiamo aver fatto. Anzi, a volte cercano di zittirci se li confessiamo noi spontaneamente.
Ma tu non lasciarti fermare. Devi dire tutti i tuoi peccati gravi, e se ne hai solo di veniali non è obbligatorio ma fortemente raccomandato confessarli, per il bene della nostra anima.
Dei peccati gravi vanno detti anche il numero e le circostanze, per quanto riusciamo a ricordare.
L’omissione volontaria nel dire i peccati gravi, il numero e le circostanze, o la mancanza di un sincero pentimento, rendono la confessione non solo senza valore, ma anche sacrilega.
A questo punto viene l’assoluzione. Il confessore ha l’obbligo grave di darci una penitenza, per esempio una preghiera, che è un impegno con il quale ci purifichiamo meglio e riduciamo la pena dovuta ai nostri peccati. Questa pena non è una condanna di Dio, ma una conseguenza dello squilibrio e della rottura portati dai peccati nella nostra vita e in noi stessi.
Se il sacerdote non ci dà una penitenza, l’assoluzione è valida comunque, ma lui commette peccato, grave se i peccati erano gravi e veniale se erano veniali.
Ed ecco, finalmente tu puoi rialzarti, non solo con le gambe, ma con tutto te stesso! Abbi fiducia. Dio ti ama immensamente. Ora cerca di pensare al Signore più spesso che puoi e portalo in famiglia e dovunque ti sia possibile.
La confessione, se vogliamo credere e vivere sul serio, va fatta almeno una volta alla settimana. E’ un insegnamento tradizionale e ripetuto della Chiesa, anche per bocca dei suoi Santi. La stessa cosa ci chiede la Madonna nei suoi messaggi, per esempio quelli di Anguera (www.messaggidianguera.net).
Infatti è importante ricordare che la confessione non solo cancella il peccato, ma dona o aumenta in noi la grazia santificante, cioè la grazia che ci spinge verso la santità.