Eravamo intorno a metà ottobre scorso e mi trovavo, per grazia di Dio, in compagnia di un sacerdote che incarna la Tradizione della Chiesa e la carità cristiana.
In una via piuttosto movimentata ci siamo fermati a parlare. Poco dopo, muovendo lo sguardo intorno, sono rimasto colpito da due bambini molto diversi tra loro.
Il vero sacerdote cattolico non veste né con il clergyman, preso in prestito (non solo quello, purtroppo) dai protestanti, né tantomeno in borghese. Il sacerdote di cui vi parlo indossa l’abito talare. Ma porta ben visibile anche un volto mite e gentile.
Ed ecco, mentre parlavamo da un po’, ho spostato lo sguardo in avanti e ho notato un bambino che guardava verso noi, ma penso soprattutto verso il sacerdote, figura così vera, sacra e benevola.
Il bambino se ne stava da solo sopra una panchina, rivolto verso di noi sopra lo schienale, appoggiato sulle braccia incrociate. Avrà avuto, per quanto capivo e ricordo, circa sei anni d’età.
Il suo volto era puro, radioso d’un lieve sorriso, come preso da un incanto.
Penso che contemplasse in quel momento una scena, o piuttosto una persona, cara al suo cuore incontaminato di fanciullo. Forse quel bambino sapeva già qualcosa della fede cattolica, ma cosa e come sapeva? Chi poteva averglielo rivelato, e dov’erano i suoi genitori?
Spero che quell’incanto, fiorito dall’innocenza di un bambino probabilmente cattolico, non venga mai leso dall’alito del peccato, che tanti, nella società e nelle famiglie stesse, soffiano sui figliolini dei nostri tempi.
Diversi minuti dopo, un altro incontro avvenuto con gli occhi, un altro bambino.
Questo secondo bambino non era italiano, ma nero, suppongo dell’Africa. Veniva a piedi, accompagnato, da dietro le spalle del sacerdote, passando pochi passi vicino a noi.
Mi sono accorto che mi stava fissando, con un sorrisetto beffardo e il mento alzato, in atteggiamento di sfida nei nostri, nei miei confronti. Avrà avuto anche meno di sei anni. Ho osservato per pochi istanti chi lo accompagnava, tenendolo per mano: un giovane nero con la barbetta, il quale guardava con un sorrisetto davanti a sé. Mi è sembrato probabile che fossero musulmani.
Si sono mostrati così due ideali: un bambino figlio della Cristianità, felice e sognante alla vista di un vero sacerdote; e un bambino islamico, già corrotto dall’odio empio per chi rappresenta la vera religione, da lui tanto disprezzata.
Questi islamici non dovrebbero mai mettere piede in terra cristiana, per nessun motivo. Ma gli atei e i massoni al potere li vogliono proprio per colpire quel che resta del Cristianesimo.
Ora che gli islamici in terra d’Occidente fanno stragi terroristiche, come quelle recenti di Parigi (venerdì 13 ottobre), gli atei e i massoni al potere ne approfittano per prendere ancora più il potere. Si sente parlare di misure da Stato poliziesco, che potranno essere usate in un domani non lontano contro i fedeli cristiani e tutti gli oppositori del potere.
Speriamo che la nostra Polizia e i nostri Carabinieri abbiano ancora molti uomini capaci di opporsi a eventuali ordini dei dittatori politici. I miei ricordi di persone delle forze dell’ordine sono molto più positivi che negativi.
Del resto, i capi politici apostati e anticristiani fanno di tutto per sfigurare l’innocenza dei nostri bambini. Riempiono i mezzi di comunicazione e le strade di messaggi osceni, volgari, blasfemi, e ora stanno portando nelle scuole italiane quella che chiamano “educazione sessuale”, per violare la purezza dei bambini e dei giovani.
E’ una guerra tra chi vuole portare all’inferno o almeno in carcere ogni persona ancora credente, e chi vuole la salvezza di ogni anima, anche di quelle dei nostri aguzzini.
Combattiamo senza paura e senza arretrare al servizio della Santissima Vergine Maria, nostra Madre e Condottiera. Seguendo la Madonna trionferemo su tutti i nostri nemici, quelli di sempre: il mondo, il diavolo e la carne.