Da decenni ormai l’Ostia consacrata, che è Nostro Signore Gesù Cristo nella specie del pane, viene distribuita nelle mani delle persone, e si permette di non stare più in ginocchio ma in piedi nel riceverla.
Da allora, si sa sempre meno che cosa sia l’Eucaristia, e agli abitudinari della fede sembra ormai un contentino per tutti, compresi i divorziati per loro scelta.

Ora, qui non si tratta di giudicare nessuno. Questo spetta solo a Dio, anche se noi possiamo e dobbiamo giudicare le azioni, a partire dalle nostre.
Se riflettiamo però, è pessimo il giudizio dato su se stessi come persone giuste, quando ci si trova nel peccato grave.
Arrivare alla Comunione in mano e in piedi era un progetto di lunga data della massoneria. Volevano appunto far perdere ai fedeli l’adorazione, il rispetto e la fede stessa nella presenza del Signore nell’Eucaristia. Doveva diventare una pratica alla portata di chiunque, sempre che ne avessero ancora voglia.
Leggiamo per esempio questo estratto dal libro Fateci uscire da qui!! (Ed. Segno, 1997, pag. 97), che è una bella intervista all’austriaca Maria Simma, mistica soccorritrice delle anime sante del Purgatorio:

Quanto segue è un brano preso da un piano massonico del 1925:
«In quale modo è possibile distruggere la fede del credente nella Reale Presenza?… Per prima cosa bisogna far sì che ovunque i credenti ricevano la Comunione mentre sono in piedi e poi che l’ostia consacrata venga messa nella loro mano. Questa procedura li porterà a considerare l’Eucaristia come un semplice simbolo di una generica mensa fraterna e così se ne asterranno».
Facendo ancora un passo indietro, nel XIX secolo, un tale Stanilas de Guaita, spretato, cabalista, satanista e modello per tutti i massoni così si esprimeva: «Quando saremo riusciti a far prendere ai cattolici la Comunione in mano, allora avremo raggiunto il nostro scopo».

Nel 1969 Paolo VI, pur continuando a condannare la Comunione in mano, con l’Istruzione Memoriale Domini aprì la porta della legge della Chiesa all’avanzata del piano diabolico, e ne diede il permesso. Pose solo la condizione che dovesse chiederla, in un dato Paese, la maggioranza di due terzi della Conferenza Episcopale, cioè dei vescovi di quel Paese.
Il permesso di Paolo VI era solo per quelle nazioni dove la pratica profanatoria si era già affermata, e non riguardava i Paesi allora esenti, come gli Stati Uniti o l’Italia.
Ma ugualmente, approfittando del profondo degrado generale, il 19 luglio 1989 la Conferenza Episcopale Italiana stabilì che si potesse ricevere la Comunione anche in mano.
Inoltre nella Chiesa Cattolica si è concesso ai laici uomini, e persino donne, di toccare l’Eucaristia e comunicare altre persone con le loro mani non consacrate.
Si tratta della figura dell’accolito (solo uomini, istituito nel 1972 da Paolo VI nella forma attuale) e del ministro straordinario dell’Eucaristia (uomini e donne; stabilito fin dal 1973, per opera della Sacra Congregazione per la Disciplina dei Sacramenti).
Di più a quel tempo non si poteva fare, da parte della Chiesa stessa, per favorire la profanazione dell’Eucaristia.
Fino a quando Benedetto XVI è stato alla guida della Chiesa, non è successo di peggio. Anzi, Papa Ratzinger a partire dalla Solennità del Corpus Domini del 2008 iniziò a distribuire la Comunione ai fedeli solo nella bocca e stando inginocchiati.
Da quando invece è avvenuto il ritiro impensabile di Benedetto XVI, l’Eucaristia e il sacramento del Matrimonio vengono coinvolti in riforme che possiamo definire solo apocalittiche.
Viene allo scoperto una schiera sterminata di clero ribelle o anche massone che chiede a gran voce la Comunione per chi ha divorziato di propria iniziativa, quindi anche se risposato.
Allo stesso tempo, si è scatenata una caccia all’uomo, cioè a quella parte del clero e dei laici che vivono la vera fede cattolica di sempre.
Oggi noi subiamo le persecuzioni di chi non ha mai conosciuto Dio, ma s’illude di poter ricreare la vita a proprio piacimento.
Questi, che come l’erba secca oggi ci sono e domani saranno gettati nel fuoco (Mt 6, 30), vanno incontro a una fine misera dei loro progetti e della loro stessa anima.
Noi, non lasciamoci ingannare dai falsari. E’ già troppo che ingannino se stessi.