VARSAVIA, 24 novembre 2015 (LifeSiteNews) – Un ente delle Nazioni Unite ha ufficialmente richiesto che la Polonia tolga le restrizioni all’aborto ed elimini le “finestre della vita” grazie alle quali si possono abbandonare i bimbi in un luogo sicuro. La richiesta, avanzata proprio nel nome dei diritti dell’infanzia, ha suscitato derisione in quel Paese di salda fede cattolica.

Il giornale Spoleczenstwo (Società) osserva che l’ONU non ha autorità per obbligare la Polonia a conformarsi, e aggiunge: “Si ha l’impressione che il documento sia stato scritto su richiesta di politici di sinistra”. Il Partito Legge e Giustizia, socialmente conservatore e a favore della vita, ha ottenuto la maggioranza nelle recenti elezioni nazionali.
Dopo aver esaminato il comportamento della Polonia, il Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia ha inviato al governo polacco una nota rigida e verbosa segnalando numerose violazioni della Convenzione sui diritti dell’infanzia. Quello che causa la reazione negativa è il richiamo al governo perché “renda le condizioni per abortire meno restrittive e, in relazione alle adolescenti, rifletta il diritto del minore a esprimere le proprie vedute, e i migliori interessi del minore”. Cioè si intendono gli “interessi” della ragazzina adolescente come il suo possibile desiderio di un aborto.
Il comitato non ha fatto riferimento al riconoscimento della stessa Convenzione per cui “il bambino, a causa della sua mancanza di maturità fisica e intellettuale, necessita di una protezione e di cure particolari, ivi compresa una protezione legale appropriata, sia prima che dopo la nascita”.
Invece, il comitato reclama la chiusura delle “finestre della vita” dei conventi cattolici, che permettono di abbandonare i bimbi affidandoli alle cure delle suore restando nell’anonimato; un rinnovato percorso di educazione sessuale nella scuola pubblica che promuova la contraccezione; e “criteri chiari per un’interpretazione uniforme e non restrittiva delle condizioni per abortire legalmente e delle relative procedure, inclusa la rigorosa garanzia di riservatezza delle informazioni personali”.
La Polonia consente l’aborto quando la vita o la salute della madre sono in pericolo, quando la gravidanza è causata da violenza sessuale e quando il feto è malformato. I minori devono avere il consenso dei genitori, e incoraggiare ad abortire illegalmente è pure illegale.
Wanda Nowicka, esponente della sinistra nella Camera dei Deputati polacca, il Sejm, prima delle recenti elezioni ha applaudito il rapporto, dicendo ai giornalisti: “Il Comitato riconosce che abbiamo una legislazione che limita i diritti umani”, e ha citato un caso famoso del 2008, quando una quattordicenne di Lublino, vittima di violenza sessuale, aveva potuto ottenere un aborto solo dopo il rifiuto di un ospedale, le raccomandazioni di un sacerdote perché ci ripensasse e un’attesa di tre giorni in un altro ospedale – e in seguito a questo la Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2012 ha emesso una condanna per violazione dei diritti umani della ragazzina.
Il nuovo governo conservatore della Polonia, che ha vinto in parte per la sua opposizione a intromissioni dell’Unione Europea nella sovranità polacca, non si lascia minimamente smuovere dalla lettera dell’ONU. Secondo Società, “Stanisław Szwed, Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha detto che il governo polacco non cambierà la legge del Paese sull’aborto. Il Partito Legge e Giustizia, che ha vinto le elezioni parlamentari dello scorso mese e ha assunto ufficialmente i poteri questa settimana, ha condotto la sua campagna elettorale sulla protezione della vita e della famiglia”.
Bartosz Lewandowski dell’Istituto per la Cultura Giuridica ha detto che il comitato dell’ONU segue un’agenda ideologica che non ha “nessuna relazione con la protezione dei diritti dei minori”. Reclamare un largo accesso all’aborto, ha detto, è “relativizzare il diritto più fondamentale, quello alla vita”. Nel 2014, ha osservato, lo stesso comitato aveva richiesto che il Vaticano cambiasse i suoi insegnamenti sull’omosessualità.
Il comitato ha anche reclamato la chiusura delle 57 “finestre della vita” o “sportelli per bimbi” che in Polonia servono da calde porte d’accesso ai conventi lungo le strade, permettendo ai passanti di abbandonare i bimbi non voluti. Ma il Difensore civico per l’infanzia del Paese, Marek Michalak, li ha difesi, affermando che hanno salvato 77 bimbi che altrimenti qualcuno avrebbe potuto lasciare a morire nelle foreste.

Steve Weatherbe
(Traduzione di Isidoro D’Anna)
Foto: Shutterstock.com

Fonte:
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