Toti Scialoja (1914-1998) è stato un pittore prima figurativo e poi astratto che ha ottenuto molti riconoscimenti a livello internazionale. Anche se personalmente non mi ritrovo nel suo genere di pittura, devo dire che sono rimasto incantato da certi suoi versi, nati da un’ispirazione giovane, libera e giocosa.
Non tutte le sue poesie fanno bene, ma qui vi presento solo le perle, che vanno benissimo d’accordo con la fede cristiana. Qualche sorriso, per non dire risata, soprattutto di domenica come oggi non guasta mai.

Già pubblicate in Amato topino caro (1971):

Quando gratto un gattopardo
mentre lecca lento il lardo
non mi degna di uno sguardo.

Se viaggia russando la vecchia tarantola
e sibila e rantola tra Taranto e Mantova,
il controllore la scrolla, la brontola,
finch’essa, alterata, discende a Terontola.

Due sciacalli giocavano a scacchi
erano magri come due stecchi
uno era scettico, l’altro era sciocco
uno pensava: «Se attacchi, mi arrocco?»
l’altro pensava: «Se arrocco, mi attacchi?»
e si scrutavano di sottecchi.

Già pubblicate in Una vespa! Che spavento (1975):

Il lupo peloso del Peloponneso
scappando al galoppo non poco deluso
si lecca la panna rimasta sul naso.

Sopra Volterra – per poco muoio –
vidi una volta un avvoltoio
che volteggiava con un rasoio.

Già pubblicate ne La stanza la stizza l’astuzia (1976):

Dentro Torino un rinoceronte
pensò una notte: «Sono innocente!»
cacciando un urlo così lacerante
da render tonto mezzo Piemonte.

QUI GIACE IL BEL PIDOCCHIO
si lesse sulla lapide.
Parecchie dame, rapide,
si misero in ginocchio.

Nella foto: Toti Scialoja