All’indomani degli attentati di Parigi, che hanno reso gli europei pienamente consapevoli del fatto che il nemico, il terrorista, non sta a migliaia di chilometri da casa, ma è a pochi passi da loro (magari è il signore della porta accanto), i commentatori – almeno quelli più lucidi – si sono domandati se questi attentati e i presupposti sociali che hanno permesso di compierli, non dimostrino che l’Occidente è una civiltà in lento, ma inesorabile declino.

La realtà è più drammatica di quel che si creda. L’Occidente non è una civiltà in declino. L’Occidente è una civiltà già decaduta. E i sintomi della sua decadenza si notano nelle reazioni scomposte e ambigue agli attacchi terroristici. All’apatia politica che ne è conseguita, ai forzati distinguo, ai tentennamenti e persino ai maldestri tentativi di attaccare chi, in un modo o nell’altro, da anni denuncia i pericoli insiti in una politica immigrazionista senza regole e senza filtri.
La nostra civiltà, intesa come civiltà occidentale, è morta. Sopravvivono il guscio vuoto delle sue strutture politiche, le cosiddette democrazie, e i meccanismi economici che in realtà le influenzano e le determinano. Ma l’Occidente, come bagaglio di valori e cultura millenaria, come baluardo della cristianità, è decaduto. Persino la Chiesa ha tirato i remi in barca e si è lasciata intaccare dalla decadenza e dalla secolarizzazione laicista, rinunciando a lottare per la croce, là dove la croce, ogni giorno, viene oltraggiata e vilipesa.
Da questa riflessione consegue che il pericolo per l’Europa non è tanto l’Islam, ma è la nostra politica di autodistruzione e di negazione di quel che siamo e da dove veniamo. Siamo noi, con la nostra smania di negare i nostri valori e le nostre tradizioni (riducendo il tutto a un affare di denaro e diritti fittizi), i veri distruttori della civiltà occidentale.
Del resto, ogni giorno, riduciamo sempre di più i nostri spazi vitali e cancelliamo porzioni di storia e conquiste di civiltà, alimentando una visione nichilista, laicista, buonista e materialista dell’esistenza. In questo contesto, quegli spazi dismessi vengono inesorabilmente occupati da altre tradizioni, usi e costumi a noi normalmente estranei. Così, se da una parte, aree sempre più vaste della nostra civiltà scompaiono e si trasformano in strutture di sale, che crollano al primo smottamento, dall’altra, altrettante aree sempre più vaste, vengono conquistate e riconvertite in strutture di acciaio, aliene al nostro modo di vivere e concepire la vita e i rapporti sociali.
Ecco perché si può ritenere la civiltà occidentale già decaduta e vinta. In sé ha nutrito il cancro laicista che l’ha corrosa dall’interno, l’ha scavata, fino a farla crollare su se stessa. Viviamo e agiamo sopra un cumulo di macerie che ricordano pallidamente quel che eravamo e che siamo diventati. Siamo i fantasmi di noi stessi, e come tali, davanti ai fatti drammatici come le azioni terroristiche, inconsistenti e nulli nelle nostre azioni e reazioni.

Davide Mura

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Fonte: http://www.iljester.it/se-loccidente-e-una-civilta-gia-decaduta-23026/