Il Signore Gesù, rivolgendosi agli uomini del suo tempo, in particolare ai farisei, avverte così loro e tutti noi (Mt 12, 34-36):

Poiché la bocca parla dalla pienezza del cuore. L’uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae cose cattive. Ma io vi dico che di ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio.

Ora, se una piccola bugia o una frase sciocca sono già parole infondate, cosa dire della volgarità e dell’oscenità?
La volgarità consiste nel portare all’attenzione di altre persone, in modo violento e a sproposito, cose che di per sé sono poco onorevoli e pulite. Per far questo le si chiama con il loro nome o addirittura si usano delle parole nate da un’ispirazione diabolica apposta per portare più in evidenza le cose sporche. Sono le cosiddette parole volgari, anche se, come appena detto, è volgare qualsiasi riferimento a certe cose, anche con parole di per sé corrette, quando viene fatto in modo violento e a sproposito.
Il comportamento volgare può essere fatto di parole, ma anche di atti che ottengono lo stesso effetto.
La volgarità mira a degradarsi e a degradare le altre persone, facendole precipitare dalla purezza dei figli di Dio e di Maria Santissima al fango immondo dei figli del diavolo.
Quel linguaggio o atto volgare che si ripete è un’intimazione rivolta a se stessi e agli altri perché rinuncino a credere, ad amare, a sperare. E’ un comportamento infernale, oggi così diffuso perché viviamo in un mondo impazzito, al quale non basta più essere ateo, ma vuole farsi anticristiano.
Sappiamo che ogni peccato può e deve essere riferito a uno dei dieci Comandamenti. Il Comandamento a cui si riferisce la volgarità è il quinto: Non uccidere, perché la volgarità mira a causare nelle persone la morte spirituale, oltre che la follia mentale di un comportamento insano, ripetitivo, ossessivo.
L’oscenità è ancora più grave della volgarità, perché trasgredisce non solo il Comandamento di non uccidere, ma anche quello di non commettere atti impuri, che ovviamente include anche i pensieri e le parole.
Nel caso dell’oscenità, a essere messi in evidenza in modo violento e a sproposito sono aspetti dell’intimità sessuale. Anche qui, si usano parole di per sé corrette o altre inventate appositamente per ispirazione diabolica.
Il peccato di oscenità è uno scandalo gravissimo che spinge a perdere la verginità del corpo e del cuore, e comunque la purezza nel senso particolare della castità.
Infatti, la purezza in generale include la castità ma riguarda nell’insieme le nostre relazioni con Dio e con il prossimo.
Più ancora che per la volgarità, valgono per l’oscenità queste parole del Signore Gesù (Mt 18, 6-7):

Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! E’ inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!

Guai dunque a chi turba l’innocenza e la purezza dei bambini, ma anche di quelli che sono ancora i “piccoli” di Dio, perché lo ascoltano fedelmente e umilmente.
Guai alle donne, ma anche agli uomini, che esibiscono il corpo! Guai a chi dice parole o compie atti contro la purezza!
Guai a quei Presidenti della Repubblica, capi del governo, politici, giornalisti, insegnanti, responsabili di ogni ordine e grado che scandalizzano i piccoli diffondendo o permettendo la diffusione di immagini, parole, oggetti contrari alla purezza!
Che Dio ci guardi e la Madonna interceda sempre per noi perché non abbiamo a trasgredire minimamente la purezza!
Non potrà mai dirsi devoto di Maria Santissima, Madre della purezza, chi è responsabile di comportamenti volgari oppure osceni.
E che dire di quegli scrittori e autori nei vari campi artistici, i quali sostengono di non approvare volgarità e oscenità, ma le riproducono nelle loro opere, fingendo di volerle denunciare?
Noi capiamo bene che sarebbe follia e depravazione uccidere una persona su un palcoscenico, per voler così denunciare il male dell’omicidio. Allo stesso modo, non si può denunciare l’oscenità o la volgarità usando lo stesso linguaggio o comportamento. Fare questo vuol dire imitare, replicare il peccato, invece di denunciarlo.
Leggiamo cos’ha da dirci un vero scrittore, il cattolico John R. R. Tolkien, che non si sognava nemmeno di scrivere una sola parola indecente:

Ma gli orchi e i troll parlavano com’erano abituati, senza amore per parole o cose; e il loro linguaggio era in realtà più degradato e turpe di come io l’abbia mostrato. Ritengo che nessuno avrà desiderio di conoscerlo in modo più aderente, per quanto sia facile trovare degli esempi. Un parlare molto simile a quello si può ancora sentire da parte di chi ha l’indole dell’orco: avvilente con le sue ripetizioni di odio e disprezzo, da troppo tempo ormai estraneo al bene per conservare la minima energia della parola, tranne per coloro al cui orecchio solo lo squallore risuona con forza.

(Da Il Signore degli Anelli, Appendice F, traduzione mia dall’originale)

Per concludere, citerò due passi dalle Lettere di San Paolo, l’ardentissimo Apostolo delle genti.
Nella Lettera agli Efesini (5, 3-5) riceviamo questo insegnamento:

Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie! Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – che è roba da idolatri – avrà parte al regno di Cristo e di Dio.

E ancora San Paolo, così ci esorta nella Lettera ai Filippesi (4, 8):

In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri.