Di storie particolareggiate dell’abbigliamento, maschile e femminile, se ne trovano diverse. A noi cristiani e credenti però interessa la prospettiva spirituale, più che i dettagli.
E’ un percorso di grande significato, anche se per così dire a ritroso, perché il bene sta nel suo punto iniziale, e il male peggiore ai nostri tempi.

IL MEDIOEVO

Nel Medioevo le donne avevano la Madonna come loro ideale, e cercavano di imitarla anche nel modo di vestirsi.

C’è una descrizione verace di quell’epoca fatta dal prof. Massimo Viglione in una sua bellissima conferenza, di cui si può vedere il video su questa pagina di internet.
Nel Medioevo è esistito un mondo che non era perfetto, perché era fatto di uomini come noi, con il peccato originale. Ma era un mondo cristiano.
L’uomo medioevale aveva la convinzione che dopo questa vita ce n’è un’altra, e che per passare all’altra vita saremo giudicati. Questo è un principio comune a tutti gli uomini del Medioevo. L’ateo non esisteva.
L’abito delle donne mostrava non lo sfarzo, non la vanità, ma lo splendore di un’anima pura e credente.
Vi citerò la sintesi che fa di quei secoli di abbigliamento femminile Giulia Mafai, autrice della Storia del Costume dall’età romana al Settecento (Skira editore, 2011, p. 106):

L’immagine della Madonna diventa il riferimento morale ed estetico di tutto il mondo medievale femminile: tutte le donne aspirano a imitare la sua perfezione, la sua distaccata e regale bellezza: come lei si avvolgono nell’ampio, largo mantello che ha sostituito il pallio romano e che lascia vedere solo il volto e le mani.

DAL DUECENTO ALL’OTTOCENTO

Il vestiario delle donne cambia con il cambiare della società. E non si può dire che la società a sua volta non risenta di come si vestono le donne, che sono sempre le spose e le madri in ogni famiglia. Con il loro esempio influenzano nel profondo ogni altra persona, e soprattutto i figli.
Verso la fine del Duecento, dopo le ultime Crociate e per l’influenza degli usi orientali molto meno dignitosi, vengono introdotti dei nuovi modi di vestirsi. Per la prima volta dopo secoli, compaiono le scollature femminili e le donne iniziano a scoprirsi un po’ il capo.
Le scollature si fanno larghe intorno alla metà del Trecento. Ormai si è persa l’imitazione universale, nella vasta Europa ancora ufficialmente cattolica, di Maria Santissima modello di purezza.
Tra i giovani uomini, a Firenze, Bologna, Venezia e in altre città ora dilaga il vizio contro natura, tanto da preoccupare le stesse autorità.
Proprio a quegli anni risale l’inizio del Rinascimento, che prosegue fino a tutto il Cinquecento, sfociando nella rivoluzione protestante.
Nel corso del nuovo periodo storico, le scollature delle donne che seguono la moda diventano molto oscene, scoprendo parte del seno.
Nei secoli successivi l’abbigliamento femminile si è mosso tra una certa mancanza di pudore, riflessa nelle scollature, e la ridicolaggine che ha preso molte forme.
Detto questo in estrema sintesi, passiamo al Novecento.

LA PRIMA META’ DEL NOVECENTO

La prima e la seconda guerra mondiale non portarono solo distruzione e morte fisica, rispettivamente con circa 8 e 50 milioni di vittime.
I due conflitti hanno soprattutto segnato un passaggio violento, sanguinario, dalla società tradizionale alla società di massa. Tutte le monarchie e gli imperi, che rappresentavano in qualche modo i valori tradizionali, in quei decenni sono caduti o hanno perso l’autorità effettiva.
Non solo, ma con gli uomini impegnati al fronte, moltissime donne avevano per la prima volta lasciato il focolare domestico o un’occupazione tipicamente femminile. Erano entrate nelle fabbriche e nei posti di lavoro degli uomini, quindi in mezzo agli uomini che erano rimasti.
La permanenza in ambienti simili fu una rovina per l’identità femminile, perché venivano a diminuire l’amore per la famiglia e in particolare per i figli, la sottomissione cristiana (non mondana) all’autorità del marito e il senso del pudore.
Nel 1925, per la prima volta nell’era cristiana, le donne cominciarono a scoprire pubblicamente le gambe, indossando gonne lunghe non oltre il ginocchio. Gli ecclesiastici d’Europa e d’America tuonarono contro questa moda perversa, senza però riuscire a debellarla.
In quegli anni si affermò un’altra moda femminile, quella di tagliarsi i capelli molto corti, secondo un modello estetico androgino, cioè somigliante all’uomo.
Nella storia dell’oscenità, ovviamente la vita di spiaggia ha un ruolo primario. I primi bagni organizzati risalgono a metà Ottocento, anche se in quel periodo di esordio i costumi coprivano quanto i vestiti, braccia e gambe comprese.
Ma già si perdeva un valore. Fino allora, si era considerato un pregio per una signora avere la pelle bianca, mentre l’abbronzatura era ritenuta volgare.
Comunque si stava entrando nella logica della perdita del pudore, di una crescente nudità in pubblico.
Non a caso San Domenico Savio, che lasciò questa vita nel 1857 all’età di 14 anni, disse ai compagni quando lo invitarono a svagarsi insieme con il nuoto: «Io non vengo e neppure voglio che andiate voi! Voi vi esponete al pericolo di dare scandalo o di riceverlo. Guai ad offendere la purezza! Invece di andare al bagno, fate ciò che fanno gli altri: divertitevi qui onestamente».
I costumi che lasciavano scoperte larghe parti del corpo femminile cominciarono a diffondersi intorno al 1910. Il primo costume succinto a due pezzi fu inventato da un sarto francese, che come modella per presentarlo riuscì a trovare solo una donna presa da un locale infame di Parigi. Era il 1946, e dal 1960 in poi questa forma di oscenità femminile diventò abituale.

DAGLI ANNI SESSANTA AD OGGI

Già nel 1963 la riforma della scuola dell’obbligo in Italia prevedeva classi unificate, con maschi e femmine insieme. Si mirava a quello che poi è avvenuto: la perdita della femminilità nelle ragazze, della virilità nei ragazzi e del rispetto e della purezza nelle relazioni reciproche.
I giovani, buttati insieme nei carnai delle classi miste, prendono troppa confidenza tra ragazzi e ragazze, fino alle estreme conseguenze.
La moda intanto diffondeva tra i ragazzi i jeans, molto meno decenti dei pantaloni normali. Alle ragazze mondane invece si presentavano due alternative: o imitare le prostitute, con una gonna corta, se non cortissima come la minigonna diffusa dal 1961 in poi; oppure imitare gli uomini, portando anche loro i pantaloni, magari attillati per aggiungere un tocco di oscenità alla confusione tra maschile e femminile.
In seguito, come vediamo intorno a noi, c’è stata una rincorsa all’oscenità in tutte le forme, tra atei e credenti, fuori dalle chiese e anche dentro.
Se però non abbiamo più il conforto del bene condiviso, abbiamo ancora il Bene con noi. Dio è il nostro Sommo Bene.
Le mode passano e il mondo stesso corre verso la fine dei tempi, facendo del peccato la sua legge e della vera fede un motivo di persecuzione.
Ma noi possiamo e dobbiamo avere sempre come modelli il Signore Gesù e la Madonna. Imitandoli, entreremo nella gloria della nuova terra e dei nuovi cieli, come sta scritto nella Bibbia e come la Madonna ci assicura, nei messaggi che continua a donarci.