«Dans l’âme unie à Dieu, c’est toujours le printemps»: «Nell’anima unita a Dio, è sempre primavera».
Così disse un giorno San Jean-Marie Vianney, più noto come il Santo Curato d’Ars, Patrono universale di tutti i parroci.
Non vorremmo anche noi veder fiorire la primavera dell’anima, in noi e su tutta la terra?
Per questo c’è bisogno, come chiediamo all’inizio del Rosario, di «santi sacerdoti, santi religiosi e sante famiglie cristiane». C’è bisogno di stare uniti a Dio.
San Jean-Marie ebbe la grazia di nascere da genitori di retta fede, come capitava più spesso nel passato.
Suo padre non sembra che fosse vicino alla santità, ma la mamma era una donna di grande pietà cristiana.

Un’opera importante per conoscere la vita di questo Santo è Il Curato d’Ars (Casa Editrice Marietti, 1997), scritta dall’abate François Trochu.

INFANZIA E GIOVINEZZA

Jean-Marie Vianney nacque l’8 maggio 1786 e fu il quarto di sei figli, consacrati alla Vergine Santissima ancor prima della nascita dai genitori Mathieu e Marie Vianney.
Fin dalla più tenera età dei suoi bambini, Marie Vianney li educava a una profonda fede cristiana. Per esempio, muoveva le loro manine a formare il primo segno della croce. Oppure, indicava allo sguardo innocente dei bimbi il crocefisso o le immagini religiose esposti nella loro casa.
Fu sempre la mamma a parlare affettuosamente al piccolo Jean-Marie di Gesù e della Madonna, e a dargli le prime nozioni del catechismo.
Alla sera la famiglia, terminato il lavoro nei campi, si raccoglieva per pregare insieme.
La fede e l’amore donati dalla mamma avvolgevano e nutrivano Jean-Marie, forgiando il suo carattere per il futuro.
Un giorno la mamma gli donò una statuina di legno raffigurante la Madonna, per consolarlo della corona del Rosario carpitagli dalla sorellina.
San Jean-Marie ancora nella sua vecchiaia ricordava quanto si era affezionato a quel rustico oggetto, perché, diceva, «la Santa Vergine fu il mio primo amore; l’ho amata ancora prima di conoscerla».
Mathieu e Marie Vianney accoglievano generosamente le persone bisognose di passaggio.
Quando si scatenò la rivoluzione francese, la famiglia Vianney continuò a frequentare i sacramenti e la Santa Messa, incontrando nella clandestinità i sacerdoti rimasti fedeli.
Nel 1799 Jean-Marie fece la sua prima comunione insieme ad altri fanciulli, sempre di nascosto dal regime del terrore.
Già prima di allora pregava continuamente ed era per tutti un esempio di virtù cristiana.
In quello stesso anno, Napoleone Bonaparte assunse il potere sulla Francia e il clero fedele tornò finalmente allo scoperto.
Jean-Marie voleva «conquistare molte anime», come disse un giorno, ma la sua vocazione al sacerdozio incontrò ostacoli terribili.
Prima fu costretto a lasciare gli studi per aiutare la famiglia nel lavoro dei campi. Quando finalmente suo padre diede il benestare, si ritrovò con la mente atrofizzata, incapace di imparare anche solo il minimo necessario!
Ma Jean-Marie aveva la stoffa per diventare prete e Santo. Prese una decisione eroica. Per ottenere la grazia di proseguire negli studi, fece voto di arrivare a piedi, per giunta mendicando volontariamente il pane, fino al santuario di La Louvesc, dove era sepolto San Francesco Regis, e che distava circa cento chilometri dal suo paese.
Nel cammino sopportò durissimi stenti, perché non incontrò la carità cristiana nemmeno per dei tozzi di pane sufficienti a sostenerlo.
Dopo quell’impresa, Jean-Marie non riguadagnò una buona capacità d’apprendimento, ma riuscì almeno nel minimo indispensabile.
Passò ancora per qualche peripezia. Lo chiamarono al servizio militare, perché nemmeno i seminaristi ne erano esenti. Rimase coinvolto in una diserzione non premeditata e finì lontano dalla famiglia e dal suo paese.
Quando riuscì a tornare, circa un anno dopo, la sua povera mamma era ormai consumata dal dolore di non aver avuto sue notizie fino allora. Fece appena in tempo a riabbracciarla, perché gli morì poche settimane dopo, a soli 58 anni d’età.
Mai più Jean-Marie avrebbe ricordato la sua mamma senza piangere lacrime di commozione.
Riprese gli studi e dopo due anni, nel 1813, si donò alla Madonna con voto di schiavitù d’amore, mettendosi tutto nelle sue mani immacolate.

DIVENTA SACERDOTE E VA AD ARS

Venne ordinato sacerdote il 13 agosto 1815 e l’indomani celebrò la sua prima Santa Messa.
Non ci ha lasciato memorie di quegli eventi. Ma nei catechismi tenuti ad Ars, gli sgorgarono dal cuore queste esclamazioni:

«Oh! Che cosa grande è il sacerdozio! Il sacerdozio non lo si capirà bene che in Cielo… Se lo si comprendesse sulla terra, si morrebbe, non di spavento, ma di amore!…».
(Op. cit., p. 131)

Il novello prete amava i poveri con una generosità senza limiti, spogliandosi volentieri di tutto per chi ne avesse bisogno. Lui e il suo parroco Don Charles Balley affrontavano insieme penitenze molto austere.
In quel tempo Don Vianney ricorse con decisione alla Madonna per vincere le tentazioni contro la purezza. Il rimedio fu recitare ogni giorno la preghiera Regina Coeli e ripetere per sei volte la giaculatoria: «Sia sempre benedetta la Santa e Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria, Madre di Dio».
Nel dicembre 1817 Don Balley morì, scontando con la sua vita abbreviata a 65 anni gli stenti sofferti ai tempi del terrore rivoluzionario.
Nel mattino del 9 febbraio 1818 Don Vianney si incamminava verso il paese di Ars, dove sarebbe rimasto per tutta la vita.
Già dal suo arrivo si poteva intuire quanto bene avrebbe portato:

Nei prati c’erano alcuni fanciulli che pascolavano le loro pecore, e don Vianney si diresse verso di loro. Quei pastorelli, che parlavano il dialetto del paese, dapprima non lo capirono. Egli chiedeva loro la strada del castello di Ars, pensando che esso si trovasse in paese. Dovette ripetere parecchie volte la stessa domanda. Finalmente il più intelligente, un certo Antonio Givre, rimise sulla buona strada quegli sconosciuti. «Mio piccolo amico – gli disse il sacerdote ringraziandolo – tu mi hai insegnato la strada di Ars e io ti insegnerò la strada del Paradiso.»
Il piccolo pastore aggiunse anche che proprio là passavano i confini della parrocchia. Il Curato di Ars si inginocchiò a pregare.
(Op. cit., p. 151)

IL SANTO CURATO E I SUOI PARROCCHIANI

Purtroppo, fra gli abitanti di Ars avevano messo radici molte cattive abitudini. Per esempio, si facevano lavori manuali nel giorno di domenica e c’era una certa disonestà verso i beni del prossimo.
Il paese contava diverse osterie, fornendo occasione di ozio e ubriacature agli uomini del posto. L’abitudine peccaminosa del ballo era comune tra giovani e meno giovani.
D’altra parte, non mancavano dei cristiani degni di fiducia.
Il giovane Curato si lanciò nella lotta per la riconquista delle anime. Intanto proseguì le rinunce nel mangiare e nel bere, raggiungendo in questo, per grazia di Dio, un livello sovrumano. La scienza medica non riesce a spiegare come potesse sopravvivere in quel modo, e tanto a lungo.
Un solo esempio: arrivò a non bere più una sola goccia d’acqua, neppure quando imperversava il caldo torrido dell’estate.
Erano questi dei sacrifici offerti a Dio per i poveri peccatori. Con il digiuno e le varie mortificazioni travolgeva i piani del demonio, strappandogli innumerevoli anime.
Non dormiva su un letto, ma su un umile pagliericcio. Non si concedeva più di due ore di sonno. Tutto il resto del giorno e della notte Don Vianney lo impiegava per la Santa Messa, il catechismo per bambini e adulti, le varie esigenze della carità e del sacerdozio e soprattutto l’accoglienza dei penitenti al confessionale.
Trascorreva nelle confessioni, quando ormai i pellegrini lo cercavano incessantemente, dalle undici alle tredici ore d’inverno e quindici o sedici d’estate.
Accorrevano ad ascoltarlo e consultarlo dalla Francia intera, e non solo laici e sacerdoti ma anche vescovi e cardinali.
Ma fu vano ogni tentativo di fargli accettare le più alte onorificenze ecclesiali e civili. Inutilmente con quei titoli e decorazioni si dava l’assedio alla sua umiltà inespugnabile.
Il santo Curato aveva per tutti una parola ferma e ispirata. Per esempio, quando si trattava di ricordare il valore della maternità:

Una donna di Ouroux nel Rhône, la signora Ruet, che aveva già una numerosa famiglia e che stava per diventare madre un’altra volta, si recò a invocare coraggio dal Servo di Dio. Non dovette attendere molto, perché il Curato la chiamò presto di mezzo alla folla ed appena inginocchiata al confessionale le disse:
«Siete molto triste, figlia mia!»
«Ma io sono già avanzata in età, Padre.»
«Consolatevi, figlia mia! Se voi sapeste quante donne sono all’inferno per essersi opposte ai disegni di Dio a proposito dei figli!»
E ad una signora, che gli confidava le sue pene e preoccupazioni a causa della numerosa famiglia, diceva: «Fatevi coraggio, figlia mia, e non spaventatevi del fardello addossato sulle vostre spalle: Nostro Signore lo porta con voi. Dio fa le cose bene, e, quando ad una giovane madre dà molti figli, è segno che la giudica capace di allevarli bene. Da parte sua è un segno di fiducia».
(Op. cit., p. 385)

Nei nostri tempi invece, cosa non si fa per opporsi ai disegni del Signore riguardo ai figli! La prole, la purezza, la castità e alla fine l’anima stessa sono diventate uno spauracchio per quasi tutte le coppie sposate, anche dentro la Chiesa.
Nel guidare le anime, il Santo esortava alla preghiera del Rosario, alla meditazione e al pensiero frequente di Dio durante la giornata.
Era maestro nello spiegare a ognuno come nel suo stato poteva mettere a frutto la propria vocazione. Così parlò a un suo confratello prete:

Ad un parroco, che un giorno si lamentava con lui della indifferenza dei suoi parrocchiani e della sterilità del suo zelo, don Vianney replicò con queste parole a prima vista molto dure, ma intellegibili a colui al quale erano rivolte: «Voi avete predicato, ma avete anche pregato? Avete digiunato? Vi siete dato la disciplina? Avete dormito sul pavimento? Fino a che non lo avrete fatto non avrete il diritto di lamentarvi».
(Op. cit., p. 386)

Per “disciplina” s’intende qui una catenella con cui persone ferventi, soprattutto consacrate, si colpiscono ripetutamente, soffrendo per salvare i peccatori e per fortificare lo spirito.
Ma è sempre poco, a paragone delle mortificazioni praticate dal Santo Curato d’Ars. Nella sua stanza sono rimaste le tracce del sangue che versò per riguadagnare le anime a Dio.
Chi crede nell’Amore di Dio per i suoi figli diventa capace anche di questo, pur di salvarne altri e portarli in Paradiso.
Tanto grande era la fedeltà del Santo Curato, che il Signore Gesù lo unì a sé in un matrimonio mistico.
Furono moltissimi i miracoli di guarigione fisica e di chiaroveggenza compiuti da Don Vianney per grazia di Dio.
Ma l’Amore ha le sue esigenze, e il Santo Curato fece una guerra durissima ai peccati e alle cattive abitudini dei suoi parrocchiani. Se necessario, usava toni di comando e parole di fuoco, soprattutto nelle omelie.
Infatti, come disse un giorno:

«Se un pastore non vuole dannarsi bisogna che, allorquando gli capita un disordine in parrocchia, metta sotto i piedi il rispetto umano e il timore di essere disprezzato e odiato dai suoi parrocchiani; fosse anche sicuro di essere messo a morte quando discenderà dal pulpito, questo non lo dovrebbe trattenere.
Un pastore, che vuole fare il suo dovere, deve avere sempre la spada in mano…».
(Op. cit., p. 223)

Lavoro manuale di domenica, assenza dalla Santa Messa, balli e osterie: Don Vianney lottò e vinse su tutta la linea.
Ad Ars non rimase un’osteria aperta, e non restò traccia della spregevole pratica del ballo. Gli abitanti del paese divennero esemplari, in particolare le donne con la modestia del loro abbigliamento.

IL COMMIATO E LA GLORIA DEL CIELO

Alla fine dei suoi giorni terreni, Don Vianney s’era fatto debole e sofferente nel fisico, ma senza perdere minimamente la sua presenza di spirito.
Si donò con generosità a tutti quelli che gli si affollavano intorno. Infine, rese l’anima a Dio nelle primissime ore del mattino di giovedì 4 agosto 1859.
Furono grandiose l’affluenza e la solennità delle esequie e, tempo dopo, delle cerimonie di beatificazione e canonizzazione, che avvennero rispettivamente nel 1905 e nel 1925, nella Basilica di San Pietro.
Ah, la città di Roma! San Jean-Marie Vianney sarebbe stato felicissimo di recarsi a visitarla, ma non poteva. La pensava dalla sua Francia, salutando con un sospiro quelli che vi si potevano recare.
Le forze massoniche e anticristiane si sarebbero presto potute vantare d’aver liberato Roma e l’Italia. Menzogne per coprire il loro dominio perverso, che dura fino ai nostri giorni.
Roma era la città dei Pontefici, la capitale spirituale della Cristianità. Ancora non sfugge al nostro sguardo quanto sia bella e maestosa, in quella parte che ha camminato ed è cresciuta con la Chiesa di Cristo.
Sappiamo che sarebbe un sogno la redenzione di Roma. Ma il sogno del trionfo del Cuore Immacolato di Maria è una promessa che non mancherà di avverarsi.