Ieri stavo scorrendo gli articoli di un giornalista che si occupa molto di religione. La mia speranza era di trovare una voce sincera, perché ce ne sono ancora, sebbene pochissime.
Mi è così di nuovo saltato agli occhi un fatto avvenuto lo scorso dicembre. Sono parole di Bergoglio, il successore di Papa Benedetto XVI, con un ricordo di quando era cardinale a Buenos Aires, in Argentina. Il giornalista le riferisce senza sollevare il minimo interrogativo.
Leggiamole:

Bergoglio ha rievocato un fatto accaduto durante una messa per i malati celebrata a Buenos Aires, nel 1992. L’attuale Pontefice stava confessando da ore quando gli si avvicinò una donna di ottant’anni. “E io ho detto: ‘Nonna, lei viene a confessarsi?’. ‘Sì’. ‘Ma lei non ha peccati’.

E lei mi ha detto ‘Padre, tutti ne abbiamo’. ‘Ma forse il Signore non li perdona?’. ‘Dio perdona tutto!’, m’ha risposto. ‘E come lo sa?’, ho chiesto. ‘Perché se Dio non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe’”. “Ecco” – ha chiosato Francesco – “davanti a queste due persone – il libero, la speranza, quello che ti porta la misericordia di Dio e il chiuso, il legalista, l’egoista, lo schiavo delle proprie rigidità – ricordiamo questa lezione che questa anziana ottantenne portoghese mi ha dato: Dio perdona tutto, soltanto aspetta che tu ti avvicini”.

Pensare, e per di più dire, che qualcuno non ha peccati, è un’affermazione di superbia umana. E’ un capovolgimento della verità cristiana, secondo la quale siamo tutti peccatori, se non altro perché abbiamo ereditato il peccato originale, anche se con il battesimo è stato poi cancellato.
Un solo essere umano non ha peccati: Maria Santissima, Madre di Dio e nostra. Lei è l’Immacolata Concezione, preservata da ogni macchia di peccato, anche quello originale.
Il cardinal Bergoglio con le sue parole ha tentato alla superbia quell’anziana signora, chiamata “nonna” senza averla conosciuta prima. Le ha suggerito il capovolgimento della verità.
Ma la signora ha fede e risponde a tono: “Padre, tutti ne abbiamo”. In questo modo, raddrizza ciò che le era stato presentato capovolto.
Il cardinal Bergoglio però non desiste: “Ma forse il Signore non li perdona?”. E’ una domanda di contestazione, come se l’affermazione retta della signora avesse bisogno di correzione.
“Dio perdona tutto!” replica la signora giustamente. Certo però lei ha consapevolezza che per essere perdonati bisogna essere pentiti.
Il cardinal Bergoglio invece non parla mai di pentimento. Prima aveva dichiarato quella signora senza peccati, e ora insiste solo sul perdono, senza parlare del pentimento dei peccati.
Del resto, è Bergoglio che tra l’altro ha messo in discussione l’indissolubilità del matrimonio cristiano. Già il 28 luglio 2013, in una conferenza che ha fatto scalpore, ha messo bene in chiaro di voler portare nella Chiesa Cattolica gli usi degli ortodossi, che “danno una seconda possibilità, lo permettono”.
Come se l’adulterio non fosse peccato in certi casi, decisi da Bergoglio e i suoi, quando Nostro Signore l’ha condannato gravemente, una volta per sempre.
Tutti gli altri ministri di Dio, i sacerdoti che non seguono la linea di Bergoglio, si ritrovano additati come “il chiuso, il legalista, l’egoista, lo schiavo delle proprie rigidità”.
Ora, mi domando se davvero oggi il problema siano i sacerdoti rigidi e legalisti. Io, devo dire, in vita mia non ne ho conosciuto nemmeno uno così.
Ho invece conosciuto una marea di pastori che abbandonano le loro pecore al peccato. Le confessioni che dirigono sono quasi tutte sacrileghe, a meno che il penitente sappia già cosa dire.
Non guidano le persone a comprendere se hanno peccati gravi di cui liberarsi. Danno l’assoluzione comunque, lasciando le persone anche nel peccato mortale.
Fanno questo in parte perché sono degli infiltrati o ribelli che non considerano peccato ciò che lo è per la Chiesa. E in parte perché, pur sapendo cosa è peccato, temono di avere guai con il mondo e con il loro vescovo infedele, pronto a perseguitarli se si dimostrano fedeli.
Non ho mai conosciuto un sacerdote che mi guidasse a rendermi conto dei miei peccati e che fosse “chiuso, legalista, egoista, schiavo delle proprie rigidità”.
Anzi, questi sacerdoti sono i veri altruisti, i buoni pastori. Aiutano le persone a salvarsi, a guarire. Fanno quello che i sacerdoti cattolici hanno sempre fatto per il bene delle anime.
Ma ammettiamo che ci sia un sacerdote fariseo, desideroso di rinfacciarci i nostri peccati.
Cosa è peggio, dov’è il pericolo terribile: confessarci con un sacerdote che ci rinfaccia i peccati, o con uno che al vederci dichiara: “Ma lei è senza peccato”?
Nel primo caso abbiamo una qualche possibilità di riconoscere i nostri peccati e liberarcene.
Nel secondo caso siamo rovinati, a meno che noi stessi sappiamo cosa portare in confessione.
Dei farisei, pur rimproverandoli duramente, Nostro Signore ha potuto dire: “Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere” (Mt 23, 3).
Ma dei preti faciloni, paurosi o rivoluzionari, il Signore Gesù non potrebbe mai dire di fare e osservare quello che dicono.
Questi non hanno lasciato in piedi nemmeno la Legge di Dio, che è Legge d’Amore e che la Chiesa di sempre non ha dimenticato.

Per l’articolo da cui ho tratto la citazione:
http://www.ilfoglio.it/chiesa/2015/12/14/il-papa-dio-perdona-tutto-i-rigidi-legalisti-ed-egoisti-non-sanno-nulla-della-misericordia___1-vr-136041-rubriche_c223.htm

Nella foto: inquietante modo di confessare, contrario all’uso del confessionale previsto dalla Chiesa. Il penitente non deve guardare il sacerdote, per avere di fronte un uomo. Deve avere in mezzo la grata del confessionale, per rivolgersi meglio al Signore Gesù Cristo. E’ il Signore che rimette i peccati, servendosi del sacerdote come suo tramite.