di Federico Catani

Quale l’estrema potenza della Consacrazione all’Immacolata? Può risponderci la gloriosa storia del Portogallo col suo susseguirsi di Monarchi i quali hanno consacrato se stessi, il loro regno e tutto il Paese alla Vergine benedetta, ricevendone innumerevoli grazie e benedizioni.

V’è stato un tempo in cui gli Stati e i loro Governanti erano davvero Cattolici. Pur nei limiti della natura umana, segnata dal peccato, e nonostante inevitabili scontri tra il potere politico e quello spirituale, nei secoli passati numerosi Sovrani hanno riconosciuto che anche Cesare deve dare a Dio quel che è di Dio. In barba ad ogni sofisma laicista, di cui oggi si fa un gran parlare, arrivando persino a mettere in discussione la presenza di un Presepe a scuola nel mese di dicembre.
Esempi di riconoscimento della regalità sociale di Cristo nel corso della storia se ne potrebbero citare tanti. Nel Medioevo, ma non solo, era ovvio ritenere che Gesù non è e non può essere solo Re dei cuori. Non deve regnare solo sulle anime e il Suo potere non riguarda solo la sfera privata dell’esistenza. Gesù è e deve essere anche Re degli Stati, perché questi sono un insieme di singoli individui e di famiglie, che come tali devono ubbidire a Dio, rispettando le Sue leggi. Una visione del mondo antitetica a quella attuale, nella quale Cristo spesso non trova spazio nemmeno nei discorsi di vari uomini di Chiesa.
Accanto alla regalità di Gesù, è sempre stata tenuta in onore la regalità della Madonna. La Consacrazione a Maria è stata una prassi cui si è ricorso spesso per chiedere protezione anche negli affari temporali. E non si contano i pubblici voti e le pubbliche onorificenze tributate alla Madre di Dio che, col suo intervento, ha salvato città, nazioni e imperi da ogni tipo di calamità. Numerosi sovrani hanno consacrato totalmente i propri regni a Maria. L’Ungheria, ad esempio, per volontà del suo primo Re santo Stefano, divenne Regnum Marianum.
Un caso che in questi giorni andrebbe ricordato è quello del Portogallo. La fede dei portoghesi e dei loro Governanti in passato è sempre stata fortissima, sin dalle origini della formazione dello Stato, ovvero sin dai tempi del primo sovrano Alfonso Henriques e poi durante le gesta dell’eroe nazionale Nuño Alvares Pereira. E sempre il Portogallo ha nutrito immensa confidenza nella Madonna, sperimentandone la materna intercessione. In particolare, centro della devozione della gente lusitana è stata l’Immacolata Concezione, il cui culto si è ampliato specialmente con la restaurazione del 1° dicembre 1640, quando il Portogallo riacquistò l’indipendenza dalla Spagna.
Il Re Giovanni IV (João IV), artefice della ricostituzione del Regno, ne fu il principale promotore.
Il Sovrano, molto mariano, compose pure diversi inni e mottetti in onore della Beata Vergine, tra i quali un Magnificat a 4 voci e un’Ave Maris Stella.
L’8 dicembre 1640, pochi giorni dopo la restaurazione, si tenne la solenne celebrazione liturgica in onore dell’Immacolata. Poiché Giovanni IV attribuiva la riacquistata indipendenza del Portogallo all’intercessione della Madonna, volle sdebitarsi con Lei e consegnarLe tutto il Paese. Fu così che si giunse ad un gesto che non può non commuovere l’animo di un sincero cattolico, nonostante oggi sia impensabile per la corrotta mentalità dominante.
In una solenne cerimonia tenutasi il 25 marzo 1646, João IV dichiarò l’Immacolata Patrona nazionale. Lo fece con una vera e propria Consacrazione di se stesso, della sua famiglia e del Portogallo intero, in ginocchio, davanti all’altare e alle Cortes. Proprietaria e protettrice dello Stato divenne così la Beata Vergine Maria, alla quale il Re promise fedeltà ed obbedienza, instaurando un rapporto di vero e proprio vassallaggio, a nome suo, di suo figlio e di tutti i suoi discendenti. E come segno di fedeltà perenne, promise solennemente che il Governo avrebbe donato ogni anno 50mila scudi d’oro al Santuario nazionale di Vila Viçosa, dove per l’appunto si venera, ancor oggi, l’Immacolata Concezione. Oltre a ciò, fece e fece fare il giuramento di difendere sino all’effusione del sangue la verità sull’Immacolato Concepimento della Madonna, mai macchiata dal peccato originale, promuovendo ogni sforzo affinché venisse proclamata dogmaticamente (il che sarebbe avvenuto l’8 dicembre 1854, ad opera del beato Pio IX).
Dopo la cerimonia di Consacrazione, che coinvolse tutta la classe dirigente, seguì il canto del Te Deum di ringraziamento. Quella stessa sera, ci fu grande festa nel popolo.
Per indicare simbolicamente che la Madonna era diventata la vera Signora e Regina del Portogallo, Giovanni IV depose la corona e, da quel momento in poi, né lui, né alcun altro Re del Paese la indossò più. Sino alla caduta della monarchia – e quindi sino all’ultimo Sovrano Manuel II, mandato in esilio dai repubblicani – la proclamazione regia avvenne sempre per acclamazione e la corona, unita allo scettro, fu sempre posta accanto al Monarca, mai in testa. Diversamente si sarebbe trattato di un’usurpazione dei legittimi diritti della Beata Vergine Maria.
Nel 1654 il nuovo Re stabilì di apporre in tutte le porte d’ingresso delle città portoghesi la formula di Consacrazione a Maria e di impegno a difenderne l’Immacolato Concepimento.
Lo stesso anno, inoltre, il rettore, i docenti e gli studenti dell’Università di Coimbra, iniziarono a pronunciare il giuramento di difendere sempre e dovunque che la Beata Vergine Maria, Madre di Dio, è stata concepita senza macchia di peccato originale: era la condizione anche per ottenere la laurea e i vari gradi accademici. E ciò durò fino al 1910, anno della proclamazione della Repubblica (laica e anticlericale).
Più tardi, durante il Regno di Pedro II, Papa Clemente X confermò nella bolla Exima Dilectissima (1671), che l’Immacolata era la «Signora delle terre lusitane» e patrona principale del Portogallo. Questo il retroterra culturale che preparò remotamente le Apparizioni a Fatima (i tre Pastorelli erano, in quanto cattolici, naturaliter monarchici e si sa che, andando a pascolare le pecore, erano soliti cantare anche inni legittimisti). La consacrazione del Portogallo al Cuore Immacolato di Maria ad opera dei Vescovi negli anni Trenta servì poi a porre fine ai governi massonici ed anticlericali, a stringere un buon Concordato con la Chiesa e a preservare il Paese dalla Seconda Guerra Mondiale, dando ordine interno, leggi cattoliche, tutela alle famiglie e pace.
La Madonna è potente e chi si consacra a Lei è certo che verrà salvato. L’esempio dei Monarchi portoghesi sta a testimoniarlo, pur nell’avversità delle situazioni storiche.

Fonte: http://www.settimanaleppio.it/dinamico.asp?idsez=14&id=949

E come non ricordare le parole profetiche di Suor Lucia di Fatima, scritte nella sua quarta memoria nel 1941? “In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede,” ha predetto, riferendosi alla crescente apostasia nelle nazioni un tempo cristiane.

Nella foto: statua della Madonna sullo sfondo del Santuario di Fatima.