di Don Ruben Kafia

Ero a Beirut in un ospedale. C’erano tanti feriti della guerra. In un giorno dovevo dare l’olio degli infermi a tante persone.
Trovo una donna con tutto il corpo ingessato e legata al letto; le do la Comunione, poi le chiedo: “Che cosa ti è successo?”.
Risponde: “Padre, domenica scorsa sono stata a Messa con mio marito e la mia unica figlia di dieci anni. Abbiamo invitato a pranzo la mia mamma, mia sorella e mia suocera, quando è scoppiato un missile che ha distrutto completamente la mia casa. Ha ucciso mio marito, mia figlia, mia mamma, mia sorella, mia suocera. E io sono qui davanti a te come mi vedi”.
Questa donna piangeva e io, sacerdote, davanti a questa tragedia che conosco bene, ho cominciato a piangere.

Lei mi guardava e mi ha detto: “Padre, tu sei sacerdote, sei venuto a incoraggiarmi e piangi?”.
Le ho risposto: “Davanti a una tragedia come questa, piangerebbero i sassi”.
Lei mi ha detto: “Padre, qui in ospedale, perdendo tutto e nonostante tutto, ho scoperto che Dio è Amore”.
Credetemi, amici, è una cosa grande questa: credere, malgrado tutto, che Dio è Amore. E’ assolutamente una cosa stupenda.
Le ho detto: “Signora, prima di venire da te sono passato da tanti giovani feriti. Tanti hanno rifiutato Gesù, hanno rifiutato di confessarsi. Ti prego di pregare per loro”.
Il giorno dopo sono passato prima dai giovani. Tantissimi erano cambiati e mi ricordo di uno che prima era feroce contro di me e voleva uccidermi, talmente non voleva Dio, e ora si è confessato.
Sono tornato da quella donna, le ho detto: “Ma cosa hai fatto?”.
“Padre, tutta la notte il gesso mi bruciava tutto il corpo, ma ogni momento dicevo: Per questi giovani, Signore!”.
Fratelli, se qualcuno vi dice che la preghiera non ha senso, è un bugiardo. La vostra preghiera ha un grande senso perché è ascoltata.
Se qualcuno vi dice che la sofferenza offerta a Dio non ha senso, è un bugiardo. Le vostre sofferenze sono accettate da Dio e possono cambiare il mondo…
Oggi questa donna, dopo essere uscita dall’ospedale, va da una casa all’altra a dire: “Dobbiamo andare avanti, amare e perdonare. Ho capito che l’amore di Dio è più grande della sofferenza”.

Da «Sorgente di Vita», periodico dell’Unione Eucaristica, Anno LXXI – n. 3/2013 luglio-settembre.

Nella foto: Papa Benedetto XVI con una piccola malata.