Rosario Livatino (1952-1990) è un giovane caduto della magistratura italiana, ma anche e soprattutto un martire della giustizia.
La Chiesa gli riconosce questo titolo perché è stato un cristiano e un uomo integro, tutto volto al bene.
Si è attirato l’odio omicida dei mafiosi per il fatto di compiere cristianamente il suo dovere.
Ci ha lasciato diversi detti memorabili. Tra gli altri, l’affermazione per cui la carità, cioè l’amore cristiano, deve superare la giustizia, e una frase che si trova nell’immagine scelta per l’articolo: «Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili».
Il Centro Studi Livatino è intitolato proprio a questa grande figura di cristiano. Nel mese scorso ha promosso un Appello contro il disegno di legge Cirinnà, con cui si vuole sovvertire la famiglia, la società e il destino dei bambini in senso anticristiano.
Riporto di seguito l’Appello, sottoscritto poi da molti giuristi. E’ l’ideale per chi voglia vedere o rivedere, in modo sintetico e chiaro, a cosa mirano con quel disegno di legge.

Appello di giuristi promosso dal Centro Studi Livatino in vista dell’esame del ddl unioni civili
Rilancio della famiglia come riconosciuta dalla Costituzione, no a improprie equiparazioni

In vista dell’esame al Senato del disegno di legge c.d. sulle unioni civili, da giuristi a vario titolo impegnati nella formazione, nell’attività forense e nella giurisdizione, esprimiamo forte preoccupazione per l’insieme del testo prossimo al voto.

1. L’ordinamento già riconosce in modo ampio diritti individuali ai componenti di una unione omosessuale. Il ddl in questione, pur denominandosi delle unioni civili, in realtà individua un regime identico a quello del matrimonio, riprendendo alla lettera le formule che il codice civile adopera per disciplinare l’unione fra coniugi. Ciò contrasta con la Costituzione, che tratta in modo specifico la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, distinguendola dalle altre formazioni sociali, in considerazione della sua funzione fondamentale e infungibile: è iniquo mettere sullo stesso piano realtà diverse.

2. Particolarmente iniqua è la previsione – contenuta nel ddl – della possibilità di adottare da parte della coppia same sex [dello stesso sesso], se pure transitando dalla via della stepchild adoption [adozione del figliastro]: in tal modo la crescita di un minore all’interno in una coppia omosessuale viene fatta equivalere a quella in una coppia eterosessuale, e il bambino è privato dal legislatore della varietà delle figure educative derivanti dal sesso diverso dei genitori. In base all’orientamento delle Corti europee, l’adozione non resterà a lungo limitata ad alcuni casi: verrà estesa per ogni coppia omosessuale, perfino a scapito del genitore biologico, che potrebbe anche essere sollevato dal proprio ruolo a vantaggio del convivente same sex. In tal modo il “diritto al figlio” dell’aspirante genitore sostituisce il “superiore interesse del minore”, sul quale finora si è fondato il diritto minorile, mettendo in crisi quest’ultimo.

3. Non è accettabile, quale alternativa alla stepchild adoption, il c.d. “affido rafforzato”, cioè la trasformazione dell’affido in una adozione rispetto alla quale il decorso del tempo può far giungere a una sistemazione definitiva nella “famiglia” di destinazione. Affido e adozione rispondono a logiche differenti e perseguono obiettivi non sovrapponibili, avendo avuto finora entrambi come riferimento l’interesse del minore, variabile a seconda della situazione di partenza: nell’affido è una momentanea difficoltà della famiglia originaria, nell’adozione la stato di abbandono del minore. Il ddl forza istituti consolidati per conseguire scopi differenti da quelli per i quali sono previsti.

4. L’approvazione del ddl sulle c.d. unioni civili condurrebbe alla maternità surrogata: se il regime della convivenza fosse parificato a quello coniugale, dal primo non potrebbe restare fuori qualcosa che caratterizza il secondo. E se la Corte EDU [Europea per i Diritti dell’Uomo] ha costruito un “diritto” ad avere i figli, come sarebbe ammissibile la via della adozione same sex, diventerebbe ammissibile pure quella della “gestazione per altri”. L’utero in affitto è una delle forme contemporanee di sfruttamento e di umiliazione della donna più gravi, ostile a quel rispetto della persona che è cardine del nostro ordinamento.

In un momento di così seria crisi demografica e di tenuta del corpo sociale, auspichiamo una legislazione che, in coerenza con lo spirito e con la lettera della Costituzione, in particolare degli articoli 29 e 31, promuova la famiglia e favorisca la maternità, e così metta da parte ddl come quello c.d. sulle unioni civili, ostili alla dignità della persona, all’interesse del minore, al bene delle comunità familiari, al futuro dell’Italia.

Roma, 13 gennaio 2016

All’indirizzo seguente c’è lo stesso Appello, seguito dall’elenco dei firmatari (inizialmente 100, mentre erano diventati 558 al 4 febbraio scorso):
http://www.centrostudilivatino.it/index.php/elenco-firmatari-aggiornato/