Padre Pio, che la Chiesa fedele venera come San Pio da Pietrelcina, non ha scritto libri.
Ha però scritto molte lettere, raccolte nell’Epistolario di quattro volumi. Ma soprattutto, la sua vita è stata interamente o quasi un miracolo di grazia.
Ancora oggi, possiamo conoscere le sue parole e opere da una gran quantità di libri.
Tra gli altri, molto raccomandabile è la trilogia “Il Padre” San Pio da Pietrelcina, una straordinaria fonte di conoscenza su Padre Pio, di cui è autore Padre Marcellino IasenzaNiro (proprio così, una seconda maiuscola senza spazio prima…).
Il nostro amatissimo e grande Santo ha parlato anche dell’aborto. Dal libro citato, riporto per voi le due paginette che riferiscono le sue memorabili parole.

Padre Pellegrino un giorno disse al nostro Santo: «Padre, lei stamattina ha negato l’assoluzione per procurato aborto ad una signora. Perché è stato tanto rigoroso con quella povera disgraziata?».

Rispose Padre Pio: «Il giorno in cui gli uomini, spaventati dal, come si dice, boom economico, dai danni fisici o dai sacrifici economici, perderanno l’orrore dell’aborto, sarà un giorno terribile per l’umanità. Perché è proprio quello il giorno, in cui dovrebbero dimostrare di averne orrore».
Poi, afferrato con la mano destra l’interlocutore per il saio, gli calcò la sinistra sul petto, come se volesse impadronirsi del suo cuore, e riprese con un fare molto perentorio:
«L’aborto non è soltanto omicidio, ma pure suicidio. E con coloro che vediamo sull’orlo di commettere con un colpo solo l’uno e l’altro delitto, vogliamo avere il coraggio di mostrare la nostra fede? Vogliamo recuperarli, sì o no?!».
«Perché suicidio?» domandò Padre Pellegrino.
“Assalito da una di quelle, non insolite, furie divine, compensato da uno sconfinato entroterra di dolcezza e di bontà”, Padre pio rispose: «Capiresti questo suicidio della razza umana, se, con l’occhio della ragione, vedessi ‘la bellezza e la gioia’ della terra popolata di vecchi e spopolata di bambini: bruciata come un deserto. Se riflettessi, allora sì che capiresti la duplice gravità dell’aborto: con l’aborto si mutila sempre anche la vita dei genitori.
Questi genitori vorrei cospargerli con le ceneri dei loro feti distrutti, per inchiodarli alle loro responsabilità e per negare ad essi la possibilità di appello alla propria ignoranza. I resti di un procurato aborto non vanno seppelliti con falsi riguardi e falsa pietà. Sarebbe un’abominevole ipocrisia. Quelle ceneri vanno sbattute sulle facce di bronzo dei genitori assassini.
A lasciarli in buona fede mi sentirei coinvolto nei loro stessi delitti.
Vedi, io non sono un santo, eppure non mi sento mai così vicino alla santità, come quando dico parole forse un po’ forti ma giuste e necessarie a quelli che commettono questo crimine. E sono sicuro di avere ottenuto l’approvazione di Dio per il mio rigore, proprio perché da Lui, dopo queste dolorose lotte contro il male, ottengo sempre, anzi mi sento imporre qualche quarto d’ora di meravigliosa calma».
Obiettando Padre Pellegrino che, “se non si riesce ad estirpare le fissazioni ossessive dalla mente dei procuratori di aborti, è inutile maltrattarli con i rigori” della Chiesa, il Padre disse: «Il mio rigore, in quanto difende il sopraggiungere dei bambini del mondo, è sempre un atto di fede e di speranza nei nostri incontri con Dio sulla terra. Purtroppo, con il passare del tempo la battaglia diventa superiore alle nostre forze, ma deve essere combattuta ugualmente, perché dalla certezza della sconfitta sulla carta, la nostra battaglia attinge la garanzia della vera vittoria: quella della nuova terra e dei nuovi cieli».

Qui l’autore fa un rimando a una nota, dove cita la fonte che ha usato: Padre Pellegrino Funicelli, Il rigore fraterno…, in «Voce di Padre Pio», dicembre 1976, 11-12.

Fonte per Lucechesorge: Padre Marcellino IasenzaNiro, “Il Padre” San Pio da Pietrelcina, Vol. I La missione di salvare le anime, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, pagg. 140-141.