Santa Pasqua a tutti!
Francamente, non ero sicuro che ci saremmo arrivati con questa relativa calma.
Parlo dell’Italia ovviamente, non di Paesi come quelli musulmani o nordeuropei. Là i cristiani sono già perseguitati con la violenza sanguinaria, il licenziamento o il carcere.
Per chi si può permettere qualche minutino di piacevole ricreazione, ecco qui uno dei miei racconti.
Buona lettura!

SOGNO DI UN MOSCONE DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Una notte di mezza estate, un moscone si addormentò e sognò.
Attraversava l’aria afosa sotto il sole a picco, e una musica ronzante faceva da sottofondo al suo volo spensierato.
I suoi occhioni composti assorbivano lo scenario del terreno di conquista, le case dei professionisti in una ridente via del quartiere bene.
«Cuore mio,» sussurrava il moscone sentendosi libero, «portami dove più desideri, e goditi la gioia di quest’ora felice!».
Il finestrone della saletta da pranzo della famiglia Insetti era socchiuso, e quella fessura lasciava passare odori meravigliosi da tavola e da fornello.
Il moscone descrisse una traiettoria morbida e infallibile e fu dentro.

Dai signori Insetti questa volta non lo attendevano maledizioni, scatti feroci, sguardi torvi, sventolamenti inospitali o un vociare spazientito.
Al contrario, la tavola era imbandita con i resti delle lasagne, del pollo e delle patate arrosto, e gli Insetti erano proprio alla frutta, una macedonia dove campeggiavano le pesche spezzettate.
Il gatto, bestia di solito tesa a inghiottire per sempre il moscone, se ne stava infilato in un cassetto da cui usciva solo la placida coda gonfia di pelo.
I signori Insetti, seduti come per continuare il pasto, tenevano le mani ferme ai lati delle ciotole da riempire di macedonia. Sorridevano ebeti, con la testa ciondoloni e gli occhi bassi.
Il moscone fece una danza festosa tutto intorno, ma tanto lo sapeva già qual era il suo debole, il suo punto d’arrivo: il succo sciropposo delle pesche.
Danzava, piroettava, e la musica ronzante saliva e scendeva in note piene d’ebbrezza.
Ora s’appostava sull’orecchio destro di Vanessa Insetti, la signora, ora sull’avanzo di coratella di Vanesio Insetti, il marito; poi ancora s’ingrassava le zampette su uno spicchio schiacciato di patata arrosto, in mezzo al piatto messo via della figlia unica, Vanna Insetti, la giovane promessa sedicenne.
Intanto puntava e occhieggiava verso la macedonia raccolta nell’insalatiera al centro della tavola, un mare spumeggiante e pieno di delizie.
Plàf! Infine il moscone planò e si appiccicò sul pelo del liquido della macedonia, proprio sulla polpa di un pezzettone di pesca bianca.
Prese a succhiarne il nettare con la sua bocca vorace, ma, mentre aveva il succo fin su quasi agli occhi, si rese conto di non potersi più staccare dall’oggetto della sua delizia.
La bocca veniva via, ma le zampette no. Si era invischiato, e da solo non poteva tirarsi fuori!
In quella, la musica ronzante venne lacerata da un grido forsennato. Era la moscona, la moglie del moscone, che gli diede un calcio facendolo rotolare via dalla pozza di fanghiglia dov’era finito nel sonno.
«Attilio,» minacciò la moscona a perfezionamento della sveglia, «è sabato e tra poco spunta il sole. Se oggi non mi porti al supermercato e dalla pelucchiera, giuro che stavolta me la paghi!» (la pelucchiera è la parrucchiera delle moscone).
«Ines cara,» guaì il marito, ancora a zampe in su, «ma lo sai quanto sei bella al naturale? E poi a me piace la vita all’aria aperta!».
La moscona borbottò qualcosa sulla necessità d’essere mosconi aggiornati, ma vedeva che comunque il suo vecchio era sempre lo stesso.
Infine s’alzò in volo e girò a lungo, per farsi sbollire la rabbia, sopra la vegetazione e le sculture emblematiche della tenuta presidenziale.

 

Inedito di Isidoro D’Anna – tutti i diritti riservati.
Pubblicato nella versione inglese in A Book of Curious Tales (CreateSpace)