La Chiesa tradizionalmente insegna che il fine primario del matrimonio è la procreazione dei figli.
Come fini secondari sono riconosciuti l’aiuto e l’affetto reciproci e anche la cosiddetta quiete della concupiscenza, cioè l’avere rapporti per calmare l’ardore della sensualità.
Un documento importante della dottrina sul matrimonio è l’enciclica Casti connubii, promulgata il 31 dicembre 1930 da Papa Pio XI.
Questa umanità dove le persone vogliono essere figli del mondo o direttamente del diavolo, è difficile che sappia ormai cosa vuol dire procreare figli.
E’ l’Amore infinito del Padre che dona un senso alla vita delle creature umane, e diventano figli di Dio coloro che hanno ricevuto il battesimo cristiano.
I genitori cristiani che accolgono tutti i figli mandati da Dio, si associano alla Bontà creatrice del Padre Eterno.

Facendo battezzare i propri figli e allevandoli nella vera fede cattolica, compiono un’opera immensa, che spalanca a loro e ai figli l’orizzonte della vita eterna.
Quanto alla concupiscenza, già San Paolo la ricorda nella prima Lettera a i Corinzi (7, 1-8).
Scrive tra l’altro, rivolgendosi agli sposi: «e poi ritornate a stare insieme, perché satana non vi tenti nei momenti di passione» (v. 5). Subito dopo tuttavia aggiunge: «Questo però vi dico per concessione, non per comando» (v. 6).
A sua volta, il grande Pontefice Pio XII, nel suo famoso discorso alle ostetriche cattoliche del 29 ottobre 1951, dichiarò leciti i rapporti nei periodi infertili della sposa: «Se l’attuazione di quella teoria non vuol significare altro se non che i coniugi possono far uso del loro diritto matrimoniale anche nei giorni di sterilità naturale, non vi è nulla da opporre».
La conoscenza dei periodi fertili e infertili, come è noto, viene dai metodi naturali di regolazione delle nascite.
Mentre la contraccezione snatura l’atto coniugale, cioè l’atto che è lecito solo tra i coniugi, i metodi naturali rispettano la natura dell’uomo e della donna.
Ovviamente, è lecito ricorrere ai metodi naturali solo quando ci sono gravi motivi per rimandare o evitare la nascita di un nuovo figlio.
A un’altra cosa però bisogna fare molta attenzione. La quiete della concupiscenza, cioè la soddisfazione della sensualità, è una concessione, non un comando.
Non potrebbe essere diversamente, perché se è desiderabile frenare la concupiscenza, tuttavia la concupiscenza in se stessa non è qualcosa di buono.
Sembra che la Chiesa non abbia insistito abbastanza su questa verità.
Si finisce infatti per considerare la soddisfazione della concupiscenza, chiamandola con altri nomi, non una concessione ma, all’opposto, un comando.
Ora, bisogna ben comprendere.
C’è lo sguardo dell’umanità mediocre, prosaica, idolatra del sesso, conformista, senza luce.
E c’è lo sguardo purissimo delle anime elette, protese verso la santità.
Se un uomo e una donna hanno veramente il cuore puro e innocente e desiderano farsi santi, la loro comprensione e il loro desiderio saranno molto più elevati.
Guarderanno l’uno all’altra con profondo rispetto, delicatezza, devozione.
E non avranno concupiscenza ma il purissimo desiderio di compiere l’atto coniugale solo per dare figli al Dio che adorano e vogliono servire con tutto il cuore.
Questo è stato l’esempio dei santi coniugi Louis e Marie-Azélie Martin, genitori di nove figli, e tra questi di Santa Teresa di Gesù Bambino, che li ricordava come «più degni del Cielo che della terra».
Le vere gioie stanno ben al di sopra della carne e della concupiscenza, e consistono nella vita spirituale e nella profondità della stima e dell’affetto reciproci.
Certo, non è questa la realtà dei nostri tempi. L’umanità vive nella corruzione e nella bassezza, e ha organizzato anche le scuole per rovinare le persone fin dall’infanzia.
Maschi e femmine vengono buttati insieme e indottrinati con la propaganda atea.
L’abbigliamento e le abitudini ritenuti normali sono impuri e osceni: pantaloni anche attillati o gambe o braccia scoperte o larghe scollature per le donne; balli, vita di spiaggia, televisione, stampa indecente, canzoni che parlano quasi esclusivamente di convivenze e rapporti occasionali.
E’ molto difficile, oggi, incontrare qualcuno che abbia evitato o sia almeno uscito da tutto questo.
Ma noi non dobbiamo rassegnarci. Con la verità e la grazia di Dio possiamo resistere al mondo, al diavolo e alla carne. E possiamo rinascere sempre a vita nuova.
A questo proposito, San Filippo Neri ci ricorda: «La devozione al Santissimo Sacramento e la devozione alla Vergine sono, non il migliore, ma l’unico mezzo per conservare la purezza».
L’uomo puro si accosta alla donna con riverenza, sapendo che la maternità fa profondamente parte della natura di lei.
L’uomo comune di oggi invece considera la donna, e lei considera se stessa, solo come una femmina, da usare per il piacere sessuale.
E’ vero poi che con i metodi naturali, l’uomo è uomo e la donna è donna, nella pienezza della natura umana, in accordo con il fine della procreazione.
Tornando però all’elevatezza spirituale degli sposi, abbiamo qui la conferma che non siamo stati creati per soddisfare la concupiscenza, nemmeno nel matrimonio.
Ce lo dice il corpo stesso: per quanto ci si sforzi, nessun metodo, peccaminoso o naturale, trova per così dire l’obbedienza totale del corpo.
Rimane sempre un margine di incertezza, per quanto ridotto. Segno che il corpo non è fatto per essere oggetto di concupiscenza, ma per generare e donare la vita, e quindi per essere strumento di amore, più che di piacere.
Louis e Marie-Azélie Martin hanno innanzitutto amato e adorato Dio. Trovando l’uno nell’altra lo splendore di un’anima pura e fedele, arrivarono alla decisione di sposarsi.
E dal loro santo matrimonio è fiorita altra santità e grazia. Per questo oggi veneriamo Santa Teresa di Gesù Bambino, fiore di purezza indescrivibile che trovò riparo all’ombra del Carmelo.
Entrò dunque nell’ordine carmelitano, nato nel XIII secolo in onore alla Madonna, Madre di Dio e dei cristiani e Madre della purezza.

Nella foto: i coniugi Martin.