Ci vuole «perfetta letizia», anche nelle situazioni umane di abbandono.
E’ come un canto di gioia, che scaturisce dal cuore di chi confida in Dio.
Sono parole sicure, perché le ha dette San Francesco d’Assisi, che ebbe nel corpo le stimmate di Cristo e imitò il Signore perfettamente nella sua vita.
Prima di leggere la sua santa raccomandazione, proviamo a pensare a noi stessi.
Quando può esserci per noi una situazione di abbandono?
Parliamo dell’abbandono subìto da chi confida in Dio.
E’ quando siamo con Dio, facciamo la sua volontà e sappiamo che Dio è con noi.

Lasciamo da parte, adesso, gli abbandoni da parte dei familiari. Quelli ci possono colpire al cuore.
Pensiamo all’abbandono da parte dei parenti, o dei conoscenti, o di qualcuno che svolge un servizio nella società.
Oppure ai sacerdoti e ai religiosi, di cui magari siamo confratelli o consorelle. Possono averci abbandonato perché non portiamo il loro marchio, quello del conformismo.
Altri di noi potrebbero avere contro dei colleghi.
Altri ancora, per la loro fedeltà a Dio, potrebbero rischiare o aver perso il posto di lavoro.
Dio però ha tracciato la via per noi, mentre per quegli altri la via è tracciata dal diavolo, fino all’inferno.
Il Signore Gesù ha detto: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6, 33). Si tratta delle cose necessarie alla sopravvivenza.
E la Madonna ha promesso che i suoi veri devoti sopravviveranno ai pericoli e alla grande tribolazione di questi ultimi tempi.
San Francesco d’Assisi adorava il Signore e aveva una profondissima devozione per la nostra Madre Immacolata.
E ora leggiamo le sue parole:

[…]
E durando questo modo di parlare bene di due miglia, frate Lione, con grande ammirazione il domandò e disse: “Padre, io ti priego dalla parte di Dio che tu mi dica dove è perfetta letizia”.
E santo Francesco sì gli rispuose: “Quando noi saremo a santa Maria degli Agnoli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo la porta dello luogo, e ’l portinaio verrà adirato e dirà: Chi siete voi? e noi diremo: Noi siamo due de’ vostri frati; e colui dirà: Voi non dite vero, anzi siete due ribaldi ch’andate ingannando il mondo e rubando le limosine de’ poveri; andate via; e non ci aprirà, e faracci stare di fuori alla neve e all’acqua, col freddo e colla fame infino alla notte; allora se noi tanta ingiuria e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente sanza turbarcene e sanza mormorare di lui, e penseremo umilmente che quello portinaio veramente ci conosca, che Iddio il fa parlare contra a noi; o frate Lione, iscrivi che qui è perfetta letizia.
E se anzi perseverassimo picchiando, ed egli uscirà fuori turbato, e come gaglioffi importuni ci caccerà con villanie e con gotate dicendo: Partitevi quinci, ladroncelli vilissimi, andate allo spedale, ché qui non mangerete voi, né albergherete; se noi questo sosterremo pazientemente e con allegrezza e con buono amore; o frate Lione, iscrivi che quivi è perfetta letizia.
E se noi pur costretti dalla fame e dal freddo e dalla notte più picchieremo e chiameremo e pregheremo per l’amore di Dio con grande pianto che ci apra e mettaci pure dentro, e quelli più scandolezzato dirà: Costoro sono gaglioffi importuni, io li pagherò bene come son degni; e uscirà fuori con uno bastone nocchieruto, e piglieracci per lo cappuccio e gitteracci in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo a nodo con quello bastone: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza, pensando le pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per suo amore; o frate Lione, iscrivi che qui e in questo è perfetta letizia.
E però odi la conclusione, frate Lione. Sopra tutte le grazie e doni dello Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere se medesimo e volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie e obbrobri e disagi; imperò che in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, però che non sono nostri, ma di Dio, onde dice l’Apostolo: “Che hai tu, che tu non abbi da Dio? e se tu l’hai avuto da lui, perché te ne glorii, come se tu l’avessi da te?”.
Ma nella croce della tribolazione e dell’afflizione ci possiamo gloriare, però che dice l’Apostolo: “Io non mi voglio gloriare se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo””.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

(Da Fonti Francescane, I Fioretti, Cap. VIII, n. 1836)