La piccola Agnes Gonxha Bojaxhiu nacque a Skopje, in Albania, il 26 agosto 1910, ultima di cinque figli.
Era una famiglia cattolica, e quella bambina, una volta cresciuta e diventata suora con il nome di Madre Teresa, avrebbe ricordato un particolare della sua mamma.
Dranafile, la mamma, si era data un compito d’amore: accogliere sempre con un sorriso il marito Nikola, quando rientrava a casa dal lavoro.
E chi non ha visto il sorriso di Madre Teresa? Il suo sorriso amorevole è diventato un segno distintivo di lei e delle Missionarie della Carità, le suore che ha fondato.
La prima Comunione di Agnes Gonxha fu all’età di cinque anni. Da quel momento, per una grazia straordinaria, cominciò ad avere un amore sempre più grande per Gesù e le anime, da conquistare a Gesù.

Quando aveva solo otto anni, il padre le morì. Il socio in affari del genitore si prese tutti i beni dell’attività, lasciando la vedova e i figli di lei nell’indigenza.
Alla bambina di cui parliamo toccò lavorare duramente, per aiutare in famiglia. Un giorno però, avrebbe saputo lavorare con forza per la famiglia dell’intera Chiesa.
All’età di dodici anni sentì la vocazione alla vita di religiosa.
Cinque anni più tardi, salutava la mamma e partiva per Dublino, dove era stata accolta dall’Istituto della Beata Vergine Maria, conosciuto come le “Suore di Loreto”.
La mamma in quel momento le disse, parlandole del Signore Gesù: «Metti la tua mano nella sua e cammina sola con Lui. Cammina e vai, perché se guardi indietro tornerai indietro».
A Dublino, Agnes Gonxha doveva restare solo quanto bastava per imparare l’inglese. Sarebbe poi partita missionaria per l’India, con destinazione Calcutta.
Scelse il nome di Mary Teresa, in onore a Santa Teresa di Gesù Bambino, per la quale nutriva una devozione speciale. Ben presto venne chiamata semplicemente Madre Teresa.
Madre Teresa di Calcutta è la fondatrice delle Missionarie della Carità, ma anche dei Fratelli Missionari della Carità (1963), del ramo contemplativo delle Missionarie (1976), dei Fratelli contemplativi (1979) e infine dei Padri Missionari della Carità (1984).
Prendiamo come fonte principale di questo racconto e delle citazioni, oltre al breve profilo leggibile sul sito della Santa Sede (www.vatican.va), un testo in lingua originale inglese, Come Be My Light (trad. it. Sii la Mia luce, Rizzoli), biografia scritta da Padre Brian Kolodiejchuk, dei Padri Missionari della Carità, postulatore della causa di beatificazione e canonizzazione di Madre Teresa.
Un’altra fonte è un libro di Dorothy S. Hunt, Love: A Fruit Always in Season. Non c’è la versione in italiano, comunque il titolo si traduce Amore: un frutto sempre di stagione.
L’autrice l’ha pubblicato quando Madre Teresa era ancora viva, e con il suo permesso. Ci sono molte parole della Beata nella lingua originale, l’inglese, che è rimasto la lingua ufficiale delle Missionarie della Carità.
Qualche altra notizia la prendiamo da La mia regola (Ed. Piemme, 1995). Anche qui citano da Madre Teresa, e in fondo al libro si trovano degli interessanti cenni biografici.
Madre Teresa giunse a Calcutta il 6 gennaio 1929, dopo cinque settimane di viaggio.
In una lettera alla famiglia scrisse della «felicità indescrivibile» provata nel porre piede per la prima volta sulla terra indiana. Chiedeva ai suoi cari preghiere per aiutarla ad essere una missionaria «buona e coraggiosa».
Il 25 maggio 1931 Madre Teresa fece la sua prima professione di voti.
Nello stesso anno scrisse una lettera a un’amica, dove rivelava il suo amore per il Signore Gesù Cristo:

Se tu potessi sapere quanto sono felice, come piccola sposa di Gesù. Nessuno potrei invidiare, neppure quelli che godono una qualche felicità che nel mondo sembra perfetta, perché io godo della mia completa felicità, anche quando soffro qualcosa per il mio Sposo amato.

Gli anni trascorsi da quel tempo al 10 settembre 1946, giorno in cui Madre Teresa ebbe l’ispirazione divina per diventare Missionaria della Carità, si svolsero in un crescendo di avvenimenti.
Il giorno 24 maggio 1937 Madre Teresa emise i voti perpetui.
Aveva un grande spirito di preghiera, unito alla carità cristiana e allo zelo missionario, e una capacità organizzativa notevole. Ma non le mancava neppure uno spiccato senso dell’umorismo.
Svolgeva attività d’insegnamento. Di domenica cominciò a visitare gli slum, cioè i bassifondi, i quartieri più miseri di Calcutta.
Madre Teresa non aveva denaro, ma assisteva i poveri almeno spiritualmente.
Nell’aprile del 1942 fece un voto straordinario, con il permesso del suo direttore spirituale.
Si impegnò, sotto pena di peccato mortale, a non rifiutare mai niente a Dio, a non rifiutargli nulla di quello che il Signore poteva chiederle. Questo la impegnava ben più dell’obbedienza ai superiori.
Nel settembre 1946 Madre Teresa partì alla volta di Darjeeling, una città situata alle pendici dell’Himalaya, dove l’aspettava un ritiro spirituale in un convento delle Suore di Loreto.
Il 10 settembre, durante il viaggio in treno, il Signore Gesù le si manifestò in un’esperienza mistica. La chiamava come lei amava definirsi, «Mia sposa», «Mia piccola».
Gesù aveva una sete divina della salvezza per le anime dei miseri. Erano e sono i più poveri tra i poveri, distrutti dalla fame, dalle malattie, dall’analfabetismo e da uno stato di peccato grave dovuto all’abbandono.
Nessuno aveva cura di loro. Il Signore chiamava proprio lei, Madre Teresa, a farsi missionaria per salvarli.
Doveva rinunciare alle relative comodità delle Suore di Loreto, e cominciare a vivere in povertà assoluta, con spirito di sacrificio.
Gesù le disse il nome del nuovo ordine che voleva affidarle: «Suore Missionarie della Carità».
In visioni successive, anche la Madonna apparve a Madre Teresa, due volte, per spingerla verso la nuova missione. Le raccomandò tra l’altro di insegnare ai miseri la preghiera del Santo Rosario, soprattutto per il bene delle famiglie.
Ci furono lunghe incomprensioni e titubanze da parte del direttore spirituale e dell’Arcivescovo di Calcutta. Intanto, le anime continuavano a perdersi nell’abbandono.
Madre Teresa insisteva per convincerli, con grande ardore missionario.
Finalmente, il 6 gennaio 1948, l’arcivescovo le diede il via libera.
Con il permesso della Madre generale delle Suore di Loreto, e grazie a un indulto di esclaustrazione concesso da Papa Pio XII attraverso la Sacra Congregazione per i Religiosi, Madre Teresa poteva iniziare la nuova missione.
La notifica dell’indulto, firmato il 12 aprile, giunse però a Calcutta solo in agosto.
I primi tempi furono molto difficili, sia per la scarsità dei mezzi materiali che per la mancanza di altre suore nella nuova Missione.
Allora Madre Teresa pregò intensamente la Madonna, pregandola di darle delle figlie, cioè delle consorelle. Di lì a poco, una delle sue ex-studentesse si unì a Madre Teresa.
Le prime due Missionarie soccorrevano i più poveri di Calcutta nei loro bisogni spirituali e materiali, e presto ci furono nuove suore.
Madre Teresa insegnava a vedere in ogni persona, particolarmente nei bisognosi, il Signore Gesù Cristo. Si legge nel Vangelo (Mt 25, 40):

Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.

Le Missionarie della Carità, senza mai rinunciare allo spirito di sacrificio, diventarono numerosissime sotto la guida di Madre Teresa.
Il fine della loro vita è portare Gesù Cristo ai poveri e ai sofferenti, e portare loro a Cristo in vita e in Paradiso.
Sarebbe terribile, dichiarò un giorno Madre Teresa, se incontrando un’altra persona noi le portassimo solo noi stessi e non il Signore Gesù.
Mai e poi mai, insegnava, dobbiamo attirare un’altra persona a noi stessi, ma innanzitutto a Dio.
Ora, però, l’aspettava un’amara sorpresa.
Solo dopo la sua morte si è saputo qualcosa che Madre Teresa non aveva mai detto a nessuno, se non a pochi sacerdoti confessori.
Dagli inizi delle Missionarie della Carità, era entrata in un’aridità spirituale assoluta, che durò per il resto della sua vita terrena, cioè quasi per cinquant’anni.
L’aridità spirituale, nelle anime ferventi, non è altro che una prova mandata dal Signore per fortificarle, privandole della consolazione di sentire Dio presente.
Nonostante la sofferenza causata dal senso di vuoto, la sola grazia di Dio sostiene e conduce queste anime benedette.
Imparano a fare a meno delle consolazioni, e si purificano e santificano pensando solo a compiacere il Signore nella sua santa volontà.
Dopo lo smarrimento iniziale, Madre Teresa fu aiutata dal direttore spirituale a rassegnarsi, ma restando fedele.
Ora non sentiva più la voce e la presenza del suo adorato Sposo Gesù, e il Cielo a volte le sembrava disabitato. Comprese però che l’oscurità e la desolazione la rendevano ancor più vicina ai miseri e agli abbandonati.
Madre Teresa poteva così realizzare pienamente il comando ricevuto tempo addietro dal Signore Gesù: «Vieni, sii la Mia luce», luce nell’oscurità di tanti figli rimasti, spesso senza saperlo, in attesa del loro Signore e Redentore.
Madre Teresa visse lunghi anni, dedicandosi a Dio e a quegli indigenti per lei così preziosi. Le assegnarono molti riconoscimenti, tra cui il Premio Nobel per la pace (1979), senza poter mai scalfire la sua profonda umiltà e semplicità.
Anzi, la beata ne approfittò per testimoniare la grandezza di Cristo di fronte al mondo e alle sue ingiustizie. Denunciò l’orrore dell’aborto proprio nel discorso di accettazione del premio Nobel.
Merita poi di essere ricordata la regola, voluta da Madre Teresa per le Missionarie, di ricevere il Santissimo Sacramento, cioè Gesù Eucaristico, nella bocca e non sulla mano.
Madre Teresa morì il 5 settembre 1997 in seguito ad una crisi respiratoria, dovuta alle sue condizioni di salute ormai precarie.
In quelle ore Calcutta era rimasta senza corrente elettrica, e per evitare il peggio le consorelle avevano predisposto due linee elettriche di emergenza.
Ma entrambe cessarono insieme di funzionare, consegnando la fragilità corporale di Madre Teresa all’ultima, infallibile chiamata del suo eterno Sposo divino.