Al Signore Gesù che ha appena parlato del suo ritorno futuro, Pietro domanda: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?» (Lc 12, 41).
Gesù risponde in modo affermativo, ma con parole che sono divine e umane allo stesso tempo.
Da notare che il Signore fa una lode di persone fedeli impegnate a «distribuire a tempo debito la razione di cibo» (v. 42).
Questo a volte si avvera letteralmente, con quelle persone che cercano il cibo e il necessario per chi non ne ha.
C’è anche un’altra parabola sul ritorno glorioso del Signore Gesù. Noi, leggendola, possiamo ritrovarci l’Occidente un tempo cristiano, indicato come i «concittadini» di Gesù che lo rifiutano.

Sono e siamo creature, ma le creature umane sono impazzite e sognano di estinguere la legge del Creatore, mentre Dio dà loro la vita.
E’ una parabola che mostra le conseguenze dello sfidare la Misericordia di Dio, fino a fronteggiare la sua Giustizia.
Poi ci sono quelli che si riconoscono credenti, i suoi «servi» o «servitori».
Dovremo rispondere di come abbiamo impiegato i nostri talenti, che abbiamo ricevuto tutti dal nostro Signore.
Gesù ritornerà, come Re dei Re, e darà a ognuno quello che si merita.

Ecco di seguito la parabola (Lc 19, 11-28).

Mentre essi stavano ad ascoltare queste cose, Gesù disse ancora una parabola perché era vicino a Gerusalemme ed essi credevano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile stirpe partì per un paese lontano per ricevere un titolo regale e poi ritornare. Chiamati dieci servi, consegnò loro dieci mine, dicendo: Impiegatele fino al mio ritorno. Ma i suoi cittadini lo odiavano e gli mandarono dietro un’ambasceria a dire: Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi. Quando fu di ritorno, dopo aver ottenuto il titolo di re, fece chiamare i servi ai quali aveva consegnato il denaro, per vedere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: Signore, la tua mina ha fruttato altre dieci mine. Gli disse: Bene, bravo servitore; poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città. Poi si presentò il secondo e disse: La tua mina, signore, ha fruttato altre cinque mine. Anche a questo disse: Sarai tu pure a capo di cinque città. Venne poi anche l’altro e disse: Signore, ecco la tua mina, che ho tenuto riposta in un fazzoletto; avevo paura di te che sei un uomo severo e prendi quello che non hai messo in deposito, mieti quello che non hai seminato. Gli rispose: Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi. Disse poi ai presenti: Toglietegli la mina e datela a colui che ne ha dieci. Gli risposero: Signore, ha già dieci mine! Vi dico: A chiunque ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici che non volevano che diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me».
Dette queste cose, Gesù proseguì avanti agli altri salendo verso Gerusalemme.