Di recente, il gesto blasfemo di un politico ha fatto discutere.
Il personaggio in questione è un noto comico che si è dato alla politica.
Quanto valgano la sua comicità e il suo nuovo impegno, lo si vede dal gesto commesso con una ricomparsa sulla scena teatrale.
La formazione da lui guidata è una delle più anticristiane oggi esistenti: il cosiddetto Movimento 5 Stelle.
Più che alla qualità gastronomica o alberghiera, le loro 5 stelle fanno pensare alla stella di satana, moltiplicata per 5.
Già che c’erano, potevano moltiplicarla per 6, numero più congeniale.

La cultura della morte rappresenta la sostanza dei loro progetti. Morte all’innocenza, alla vita, alla famiglia.
Altri hanno preparato il terreno alla loro presa del potere: atei, massoni e ribelli. Intellettuali, politici, gente di ogni categoria e anche magistrati.
Per esempio andrebbe ricordata la sentenza del 18 ottobre 1995 con cui la Corte Costituzionale dichiarava illegittimo l’articolo secondo cui il Cattolicesimo era la religione di Stato.
Il 25 giugno 1999 la bestemmia è stata trasformata, sempre dalla gente al potere, da reato penale a illecito amministrativo.
Nel 1996 la procura di Avezzano (in provincia dell’Aquila, in Abruzzo) e poi nel 2007 il procuratore capo di Bologna, hanno oltraggiato la Madonna, Madre di Dio e dei cristiani, sostenendo che l’offesa contro di Lei non è reato, in quanto non si tratta della Divinità.
È proprio vero quello che dice la Bibbia (Prv 28, 2): «Per i delitti di un Paese molti sono i suoi tiranni».
Ogni popolo ha i governanti e la gente di potere che si merita, finché in un modo o nell’altro non vuole destituirli e cambiare pagina.
È il risultato di 150 anni di potere ateo-massonico, che ha lavorato a fondo gli italiani.
Del nostro popolo non rimane quasi che una massa, fatta di individui che si sentono qualcuno quando fanno peccati.
Hanno identificato la loro affermazione con l’affermazione del peccato.
«Pecco, dunque sono», sembra essere il loro motto, da appendere magari in una targa alla porta delle loro case, che sono desolate e desolanti.
Quindi, più che denunciare quest’uomo infelice, bisognerebbe denunciare, sul piano morale, e combattere, sul piano politico, le sentenze che gli hanno dato mano libera, e chi le ha pronunciate.
Vi sarete accorti anche voi di qual è stato il grande combattimento di molti magistrati in questi ultimi vent’anni circa.
È vero infatti che già i socialisti, con Bettino Craxi, volevano assoggettare il potere giudiziario al potere politico.
Questo vorrebbe dire minacciare l’indipendenza della magistratura.
Tuttavia, la prima sollecitudine dei giudici non dovrebbe riguardare la libertà rispetto a un Craxi o a un Berlusconi.
Se la loro richiesta di indipendenza dal potere avesse un fondamento morale, dovrebbero prima di tutto coalizzarsi per non collaborare con le leggi anticristiane e antiumane.
Sono per esempio le leggi sul divorzio, l’aborto e ora sulle cosiddette unioni civili.
Invece, chi ha mai sentito le associazioni di magistrati alzare la voce per ottenere l’indipendenza da leggi simili?
Chi li ha mai sentiti protestare, con la forza del diritto da loro studiato, contro i disegni di morte in atto da decenni a questa parte?
Oggi, i potenti delle varie categorie si comportano come se il loro dominio non dovesse mai finire.
Non sanno che la loro iniquità sta colmando la misura.
Un giorno non più molto lontano, la Giustizia di Dio Onnipotente si abbatterà su di loro, annientando le loro opere e cancellandoli dalla faccia della terra.
Allora, verrà finalmente onorato chi avrà servito la Giustizia di Dio e non la miserabile giustizia degli uomini.