Con grande riverenza, ripubblichiamo qui un articolo di Padre Stefano Maria Manelli, Fondatore dei Frati e delle Suore Francescani dell’Immacolata. È un’illuminazione sul mistero e il valore della sofferenza.

«Da parte di Dio ti dico che il tuo soffrire è voluto da Gesù per il tuo perfezionamento ed Egli gode tenerti sulla croce assieme a Lui.»
Padre Pio

Ci sono sofferenze che sono volute da noi: sono le sofferenze legate ai nostri peccati e alle nostre passioni. Ogni peccato, infatti, porta con sé almeno la sofferenza del rimorso e del pentimento per il male fatto.

Ci sono sofferenze, poi, che sono volute dagli uomini egoisti e malvagi, che pensano ai loro interessi e piaceri, arrivando anche a sfruttare e calpestare gli altri, senza alcun riguardo alla giustizia e all’onestà.
Le sofferenze volute da noi con i nostri peccati e le sofferenze volute dalla cattiveria degli uomini contro di noi, non sono certamente volute da Dio, ma soltanto “permesse” da Lui, che rispetta sempre la libertà dell’uomo, in attesa del rendiconto a cui nessuno potrà sfuggire.
Se pensiamo, ad esempio, a tutte le sofferenze atroci volute dal comunismo ateo e assassino con gli “arcipelaghi dei Gulag” nella Russia sovietica, dove sono stati massacrati centinaia di migliaia di uomini nel secolo XX; se pensiamo alle odierne stragi giornaliere di centinaia di migliaia di bambini uccisi nel grembo materno, con gli aborti legalizzati ormai dagli Stati di quasi tutto il mondo; se pensiamo a queste e ad altre visibili sofferenze provocate dagli uomini, non possiamo non pensare che Dio può “permettere” tutto questo, senza lasciare impunita ogni sofferenza al rendiconto della giustizia, che sarà esigente, invece, «fino all’ultimo spicciolo» (Mt 5, 26).
Ci sono alcune sofferenze, invece, che sono volute proprio da Dio, come dice espressamente Padre Pio ad una sua figlia spirituale: «Da parte di Dio ti dico che il tuo soffrire è voluto da Gesù per il tuo perfezionamento». Qui si tratta di sofferenze per il perfezionamento spirituale. Pensiamo, ad esempio, alle sofferenze necessarie per operare certi “distacchi” da se stessi, da persone o cose; pensiamo, ad esempio, alle sofferenze delle umiliazioni e degli insuccessi, necessarie per abbattere l’orgoglio e la presunzione. Queste sofferenze purificano e santificano, perciò sono preziose.
Ci sono altre sofferenze, infine, alle quali il Signore tiene ancora di più perché «Egli gode – scrive sempre Padre Pio alla figlia spirituale – tenerti sulla croce assieme a Lui». Queste sono le sofferenze dell’amore più alto e generoso, più puro e totale, alla scuola di Gesù che ha voluto amarci con l’amore più grande, che è l’amore crocifisso (cf. Gv 15, 13).
L’aspirazione dei Santi, in effetti, nell’amare Gesù, è sempre quella di unirsi interamente a Lui; ed è per questo che Gesù stesso manda a loro le sofferenze che più li uniscono a Lui. Così scrisse, ad esempio, santa Margherita M. Alacoque: «Quando vi toccherà qualche pena, afflizione o mortificazione, dite a voi stessi: Accetta ciò che il Sacro Cuore di Gesù ti manda per unirti a Lui».
L’insegnamento di Padre Pio è la scuola dell’amore di Gesù più ardente e appassionato, ossia l’amore crocifisso.

Tratto da Il pensiero di Padre Pio, ed. 2005, pp. 103-104

Fonte per Lucechesorge: «Il Settimanale di Padre Pio», n. 9 del 28 febbraio 2016