La nostra fede cattolica si fonda sulla Parola di Dio insieme alla Tradizione e al Magistero, cioè agli insegnamenti della Chiesa.
Gli Apostoli e i discepoli che stavano con il Signore Gesù sono gli stessi che hanno tramandato ciò che non si trova esplicitamente nella Bibbia, anche se con la Bibbia è in pieno accordo.
Sono poi gli stessi che via via hanno formato la dottrina della Chiesa, come pure la sua sacra liturgia.
Ma a un mondo impazzito corrisponde, purtroppo, una Chiesa impazzita. A un mondo che taglia le proprie radici con la fede dei padri, corrisponde una Chiesa che rinnega il proprio passato, la propria vocazione, la propria identità.

Guardiamo alla Chiesa degli ultimi cinquant’anni: chi ha più parlato del valore immutabile della Tradizione cattolica?
Il Concilio Vaticano II ha iniziato una trasformazione completa della Chiesa. Ha inaugurato il «dialogo col mondo», quando prima d’allora, fin dall’inizio del Cristianesimo, il mondo, il diavolo e la carne venivano riconosciuti come i nostri nemici mortali e irriducibili.
Paolo VI (1963-1978) ha dato il via, senza rendersi conto, alla devastazione della sacra liturgia cattolica.
Alla Santa Messa di sempre, voluta da Papi e sacerdoti santi, è stata sostituita una Messa deturpata, offensiva della Maestà di Dio e portatrice di un profondo degrado spirituale per l’intera umanità.
La Santissima Eucaristia è stata ridotta a merce toccabile dalle mani di chiunque, anche laici, anche donne.
I cristiani, ovvero i cattolici, ormai hanno ben poco di cristiano. Nei loro cuori ci sono freddezza, cinismo, falsità. Sono diventati una massa che sguazza nel fango di una fede riformata e non più vera.
Chi difende la Tradizione e la Santa Messa tridentina, popolarmente detta “Messa in latino”, cioè chi è rimasto cattolico, appare come se fosse il vero eretico da combattere.
Ora, bisogna dire che i conformisti, purtroppo, stanno anche nei gruppi che portano avanti la Tradizione.
Li si riconosce perché non hanno un vero amore per Dio, la Madonna e il prossimo. La loro scelta tradizionalista non li porta a convertirsi, a purificare il cuore. Amano o tollerano volgarità e oscenità, mantengono il cuore chiuso alle persone che incontrano, e usano le espressioni di devozione in latino come vuote parole d’ordine.
Sono dei farisei che amano solo la forma, ma non danno a quella forma una sostanza di carità, cioè di ardente amore cristiano, accogliente verso tutti.
Invece si può dire che proprio l’amore, innanzitutto l’Amore Divino, ci spinge a stimare la Tradizione.
La liturgia tradizionale, per esempio, è piena dello spirito di adorazione ed esprime l’umiltà dell’uomo di fronte all’immensità di Dio nostro Creatore.
Quindi la Santa Messa tridentina ci unisce in un culto sincero reso a Dio, alla Madonna, ai Santi, un culto puro e senza macchia.
L’amore per la Tradizione è l’unica possibilità che abbiamo per amarci anche gli uni gli altri, liberi dalle miserabili ipocrisie di una Chiesa riformata.
Poiché Dio è Amore, la Tradizione tramanda l’Amore dai primi Apostoli e discepoli fino a noi.
Tagliare con la Tradizione vuol dire perdere il sacro vincolo dell’amore cristiano. Vuol dire mettere fine a una storia della Chiesa e dell’umanità.
Chi non ama la Tradizione, è un cinico che si permette di guardare dall’alto in basso ciò che sta al di sopra di tutti. È la legge di vita che Dio ha stabilito per i credenti, attraverso una Chiesa che era Madre e Maestra, è lo è ancora nei pochi fedeli superstiti.
In quella legge, i cristiani degni di chiamarsi tali vorranno vivere e morire, finché Dio non rifarà «nuove tutte le cose» (Ap 21, 5).