All’Amore di Dio non c’è mai fine.
Eppure la creatura umana, anche cristiana e con la dignità dei figli di Dio, è capace di dire “No” e poi ancora “No” a quell’Amore senza confini.
Il Vangelo è tutto un susseguirsi del confronto tra il Dio dell’Amore fatto uomo e gli uomini che gli si fanno estranei.
Nel Vangelo di San Matteo (23, 37), il Signore Gesù ci rivela ancora una volta, in modo stupefacente, la tenerezza e la sublimità del suo Amore:

Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!

Nella piccolezza e semplicità di una chioccia, Dio Onnipotente ha voluto simboleggiare un amore tenero e protettivo che in realtà, in grado infinito, è l’Amore di Dio stesso.
Purtroppo, quasi tutti noi che ci troviamo in questa umanità dolente, non abbiamo conosciuto un simile amore dai nostri padri e dalle nostre madri. E così finiamo per renderci estranei all’Amore e al suo richiamo, arrivando a respingere l’ala di un Dio o anche di una persona che vorrebbero prendersi cura di noi.
Quasi tutte le persone che da bambini si sono viste rifiutare l’amore, ora si rifiutano di darlo e di riceverlo.
Intanto, si fa un gran parlare di amore e s’intende, con questa parola, il desiderio carnale che rende gli altri schiavi delle nostre passioni.
Lo stesso amore per i figli è quasi soltanto un affetto possessivo per i pochissimi ai quali si è permesso di esistere e venire alla luce.
La chioccia, come possiamo vedere dalla realtà, non raccoglie sotto le ali solo uno o due pulcini, ma quanti Dio gliene dona attraverso la natura che le è propria.
Nel prendersi cura della sua nidiata, la chioccia sente di realizzarsi e non chiede di meglio.
Possibile che le donne di oggi, anche cristiane, siano superate di gran lunga nella maternità persino da una piccola creatura del mondo animale?
Per i miscredenti, che intendono solo le cose materiali, la donna si evolve rinunciando alla maternità, o riducendola a quanto soddisfa il suo egoismo.
Ma davanti a Dio, ogni cosa ha il suo posto e il dono della vita ha un valore supremo.
Cosa dire allora?
C’è da sperare, pregare e sacrificarsi perché i cuori di pietra dei nostri contemporanei ridiventino cuori di carne.
Noi stessi dobbiamo essere o diventare coloro che stendono non una sola ala, ma entrambe le ali sui figli e le creature umane di Dio.
Dio ci chiama a essere strumenti di grazia spirituale, ma anche dispensatori di beni materiali ai poveri e ai miseri che vagano per le vie di questo mondo.
Tante volte le persone sono davanti a noi e dobbiamo saper intendere la loro richiesta di amore e di aiuto, anche quando non la esprimono con le parole.
Apriamo, spalanchiamo il cuore a Cristo nostro Signore, e lasciamoci accompagnare per mano dalla sua e nostra Madre, Maria Santissima.
Se faremo veramente questo, le nostre risorse si moltiplicheranno e vedremo intorno a noi i frutti della grazia divina.
Il frutto più grande è la conversione del cuore. Tutto il resto verrà come naturale conseguenza.