Nella Bibbia troviamo scritto il secondo Comandamento in due modi simili:
«Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano» (Es 20, 7).
«Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio, perché il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano» (Dt 5, 11).
Usare il nome di Dio invano, per esempio come un’esclamazione, esprime di solito un misto di stupidità e disprezzo.
Stupidità, perché chi commette un simile peccato spesso non sa quello che sta dicendo. Disprezzo perché, anche se non sa quello che dice, il suo comportamento nasce dal cinismo della creatura nei confronti del Creatore.
Si pronuncia il nome di Dio per allontanarsi dal Signore e per disprezzarlo, invece che per avvicinarsi di più a Dio e adorarlo con tutto il cuore.
Pronunciare il nome di Dio invano spegne l’allegria e avvelena i rapporti umani.
Ricordiamo a questo proposito la Società dell’Allegria fondata da San Giovanni Bosco (1815-1888), il grande educatore dei giovani, quando era ancora studente di scuola. Dalla Società dell’Allegria doveva andarsene chi bestemmiava o pronunciava il nome di Dio senza rispetto.
Questa povera umanità sembra ormai divisa non tra chi bestemmia e chi adora il Signore, ma tra chi bestemmia il suo nome e chi si limita a pronunciarlo invano, senza rispetto.
Di un’umanità simile, Dio non sa che farsene. Non è con la mente stupida e il cuore sporco che si può andare in Paradiso. Chiediamo a Dio e alla Madonna di ricominciare a vivere, con purezza e umiltà di cuore.
Ovviamente, se il rispetto per il nome di Dio deve essere il più grande possibile, dobbiamo avere riverenza anche per gli altri nomi santi, riferiti a persone o cose. Innanzitutto il nome di Maria Santissima e ogni appellativo con cui ci riferiamo alla Madonna. Poi i nomi dei Santi, degli angeli e di ogni cosa sacra, come ad esempio l’Eucaristia, la Santa Messa eccetera.
E la bestemmia?
Nel libro del Levitico (24, 15), Dio ordina a Mosè: «Chi bestemmia il nome del Signore dovrà essere messo a morte: tutta la comunità lo dovrà lapidare».
Certo, sappiamo chi s’intende oggigiorno di lapidazioni: i musulmani, che sono fuori dalla rivelazione cristiana.
A noi, il Signore Gesù ha insegnato un metodo diverso, quando ha portato alla perfezione la legge antica: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei» (Gv 8, 7).
Questo però non toglie che la bestemmia sia un peccato orribile e che i bestemmiatori meritino la morte.
Attualmente, noi viviamo all’estremo opposto, nella società anticristiana dove è punito sempre più duramente un comportamento da cristiani fedeli, e un giorno lo sarà anche con la morte.
Ricordiamo però qui, di passaggio, che i martiri riceveranno da Dio un premio eterno, mentre i nemici della fede si troveranno nei tormenti senza fine dei dannati.
Inoltre, per i veri devoti della Madonna è stato promesso che rimarranno vivi attraverso tutto quello che deve venire.
La bestemmia è davvero qualcosa di orribile, spaventoso.
Sempre San Giovanni Bosco, ormai sacerdote, in uno dei suoi sogni soprannaturali vide un ragazzino che se ne stava con un coltello piantato nel cuore: era l’abitudine alla bestemmia.
Purtroppo, gli assassini di se stessi e dell’innocenza dei loro figli sono tra noi.
Bestemmiano, con la mente e il cuore abbrutiti, schiavi delle cose materiali e pronti a oltraggiare il Creatore se vengono contraddetti nei loro vili interessi.
Coraggio! Nel mondo che verrà, non risuonerà più alcuna bestemmia o parola sporca. Tutto sarà espressione della Gloria infinita di Dio. Noi stessi saremo testimoni incessanti e adoranti della Gloria divina.
Attendiamo pieni di speranza la liberazione della terra e dei credenti, quelli che sono rimasti fedeli a Cristo e al suo Vangelo.