Come succede per tante altre cose, anche per il peccato impuro ci sono diversi modi per parlarne.
Nel sesto Comandamento, la voce di Dio ci dice solennemente: «Non commettere atti impuri».
Questo ci richiama a chi è Dio e a chi siamo noi, ciascuno di noi, per Lui. Ci fa ripensare all’alleanza eterna tra Dio e il suo fedele, alla salvezza della nostra anima, alla storia universale e al suo termine con il Giudizio divino.
Un altro modo di considerare il peccato impuro, è pensare all’Amore di Dio e della Madonna per noi, ma anche al dovere dell’amore e non dello sfruttamento tra le persone.
Ancora, troviamo luce nel guardare a Maria Santissima, Madre di Dio e dei cristiani, come Modello sublime di purezza, in tutto, anche nel vestirsi.
Ma c’è poi un’altra prospettiva, un altro modo di intendere questo peccato.
Il peccato impuro è un colpo inferto al proprio cuore da chi è stato bambino, e ora non riesce a far altro che uccidere la propria innocenza.

I bambini vengono uccisi continuamente dagli adulti. Fisicamente, perché siano eliminati. Spiritualmente, perché siano complici, e si trasformino da innocenti in perversi.
L’attenzione amorevole che si doveva ricevere da bambini, ora si perverte in attenzione impura.
Le mani che dovevano posarsi sul bambino per esprimere amore e protezione, ora sull’adulto che era quel bambino si posano per usarlo e privarlo dell’onore, del pudore, della verginità, della speranza.
La tenerezza che è stata negata al bambino, si perverte in effeminatezza, e da richiesta di amore diventa richiesta di abusi sul proprio corpo.
Quegli abusi, al solo proporsi, colpiscono l’anima nel profondo. Se accettati, riducono in catene quell’essere umano innocente, ammutolito, che dentro l’anima del giovane o dell’adulto reclama il rispetto e l’amore negati.
Quindi, la libertà a quella creatura umana prigioniera si può darla raggiungendola con l’amore.
Permetterà il giovane o l’adulto che qualcuno lo ami veramente, ora che ha rinunciato ad amare ed essere amato?
Permetterà a quella persona, apparsa come per miracolo, di far giungere la propria voce sincera e amorevole al prigioniero disperato che è in lui?
Oppure quel giovane o adulto è uno dei tanti che hanno condannato Gesù Cristo venuto «per proclamare ai prigionieri la liberazione» (Lc 4, 18)?
Non importa. Il vero cristiano è un missionario, e deve agire per salvare le anime.
Alcune si salveranno, grazie a Dio e a chi insiste «in ogni occasione opportuna e non opportuna» (2 Tm 4, 2).