Quesito

Caro Padre Angelo,

a me è stato insegnato che la domenica e “le altre feste comandate” si debba andare a Messa e che non andandovi si commetta peccato mortale. Però, qualche domenica fa un parroco, durante l’omelia, ha detto che se non si va a Messa la domenica non si pecca. Un altro parroco invece ha detto addirittura che una persona, pur avendo gravi motivi per non andare a Messa una domenica, debba tuttavia comunicarlo al suo parroco per esservi autorizzato. Come stanno veramente le cose? […]

Elisabetta

Risposta del sacerdote

Cara Elisabetta,

1. per determinare la consistenza dell’obbligo della santificazione delle feste è necessario stare a quanto dice la Sacra Scrittura e a quanto insegna la Chiesa.

2. Il terzo precetto del Decalogo, in Es 20,8-11, è così formulato: “Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio. Tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro”.
Due sono le realtà toccate dal precetto: la santificazione della festa e il riposo festivo.

3. Tralasciamo di vedere come nell’Antico Testamento venissero santificate le feste per arrivare subito al Nuovo Testamento.
Di certo sappiamo questo: che le prime comunità cristiane erano solite radunarsi il primo giorno della settimana, che era il giorno successivo al sabato. Era il giorno memoriale della risurrezione del Signore.
Era una grazia per i cristiani potersi incontrare col Signore risorto e fruire della sua presenza, della sua parola, del suo corpo e del suo sangue.
Consideravano questa partecipazione un obbligo morale da mettere prima di tutto il resto.
Sappiamo di alcuni che hanno preferito piuttosto essere uccisi che rinunciare all’incontro con Cristo mediante la partecipazione all’Eucaristia.
È il caso di quei martiri di Abitine, nell’Africa proconsolare, che risposero ai loro accusatori: “È senza alcun timore che abbiamo celebrato la cena del Signore, perché non la si può tralasciare; è la nostra legge”; “Noi non possiamo stare senza la cena del Signore”. E una delle martiri confessò: “Sì, sono andata all’assemblea e ho celebrato la cena del Signore con i miei fratelli, perché sono cristiana”.
Il Sinodo di Elvira (300 c.) prescrive l’obbligo della partecipazione. E così fanno anche i Sinodi di Antiochia (341) e di Sardica (Sofia, 343). La partecipazione alla Messa viene considerata uno degli obblighi fondamentali del cristiano.

4. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ha recepito questa tradizione e l’importanza della partecipazione alla Messa. E così scrive: “La Chiesa fa obbligo ai «fedeli di partecipare alla divina Liturgia la domenica e le feste» e di ricevere almeno una volta all’anno l’Eucaristia, possibilmente nel tempo pasquale, preparati dal sacramento della Riconciliazione” (CCC 1389).

5. Il Catechismo della Chiesa Cattolica dopo aver ribadito diverse volte l’obbligo di partecipare alla Messa la domenica e nelle altre feste di precetto, afferma che “i fedeli sono tenuti a partecipare all’Eucaristia nei giorni di precetto, a meno che siano giustificati da un serio motivo (per esempio, la malattia, la cura dei lattanti o ne siano dispensati dal loro parroco)” (CCC 2181) e che “coloro che deliberatamente non ottemperano a questo obbligo commettono un peccato grave”(Ib.).
Peccato grave è la stessa cosa che peccato mortale, come ha insegnato Giovanni Paolo II: “Il peccato grave si identifica praticamente, nella dottrina e nell’azione pastorale della Chiesa, col peccato mortale” (Reconciliatio et Paenitentia 17).

6. Il Codice di Diritto canonico prevede che il Vescovo, il parroco e il superiore di un istituto religioso clericale possono dispensare i propri sudditi dall’osservanza del precetto festivo o commutarlo in un’altra opera (can. 1245).
Pertanto quando vi è una ragione seria permanente che impedisce di partecipare alla Messa festiva, si può chiedere al parroco di poter esserne dispensati oppure che commuti quell’obbligo con un’altra opera.

7. Va da sé che non vi è bisogno di chiedere il permesso al Parroco se non si può andare a Messa perché se ne è impediti per motivi di salute, di assistenza continua ai malati, di anzianità, di assistenza continua agli infermi, per il compimento di doveri del proprio stato, per un lungo viaggio che non può essere differito, per la permanenza all’interno di un paese dove non vi sono chiese cattoliche a portata di mano, ecc….

Ecco dunque la disciplina della Chiesa.
Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di presentarla ai visitatori, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

Pubblicato 24.05.2016

Fonte:
http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=4537