Non tutti i pensieri cattivi sono peccati. Anche se oggettivamente la materia del pensiero è grave (ad esempio un omicidio o un adulterio), ma la volontà non è deliberata a pensare le cose che ha in mente oppure non avverte pienamente, d’impulso e razionalmente, la gravità del peccato, allora quel pensiero non è un peccato, o quanto meno non è un peccato grave.
Si può annoverare tra i peccati veniali se c’è un lieve consenso della volontà solo al pensiero, quasi che il pensiero soddisfi un desiderio di ira o di lussuria.
Ma il pieno consenso avviene quando si considera quella cosa come giusta, anche se si sa che è sbagliata, anche se si sa per rivelazione divina dei Dieci Comandamenti che è falsa. Qui è il peccato grave da confessare immediatamente.
Nel sonno poi tutti gli autori spirituali affermano che non vi è piena avvertenza, né deliberato consenso, perché appunto si dorme o si è nel dormiveglia che limita di molto le facoltà umane. Quindi i delitti “pensati” solo nel sogno non possono essere considerati gravi.
Se uno ritiene tuttavia di aver dato anche un lieve consenso quando era in un certo possesso delle sue facoltà, allora può sicuramente confessare il peccato veniale.
In ogni caso è bene sempre vigilare sul nostro mondo interiore. Fare buone letture, evitare spettacoli violenti o pornografici, o in ogni caso ambigui e pieni di menzogne, pregare con frequenza, fare la visita al Santissimo Sacramento, confrontarsi con gli esempi dei Santi e della Santa Vergine, questi sono di solito i mezzi per far sì che nei nostri pensieri non entri nulla di oscuro, e se vi entra allora possiamo combatterlo e ricacciarlo indietro come opera del maligno.

Da una risposta a un lettore, ne «Il Settimanale di Padre Pio» del 24 luglio 2016.