Un nuovo articolo del Prof. Massimo Viglione è quasi sempre un evento. Eccone uno splendido di ieri.

Oggi la Chiesa commemora un santo straordinario, ancor più straordinario perché nella sua vita fece il “mestiere” più difficile in ordine al diventare santi: il Re.
San Luigi IX, Re di Francia (1214-1270, re dal 1226) fu Re, cavaliere, crociato e santo. Il suo regno è universalmente considerato il migliore che la Francia (ma forse potremmo dire il mondo intero) abbia mai avuto, non nel senso della gloria e della conquista, ma nel senso, infinitamente più elevato, del dominio della giustizia e della vera religione.

L’uomo più potente di Francia avrebbe potuto avere tutte le donne che voleva, togliere ai sudditi ciò che desiderava, vivere nel lusso e nella corruzione, come specialmente i suoi discendenti poi faranno. E come stava facendo, a lui contemporaneo, suo cugino Federico II Hohenstaufen, Imperatore del Sacro Romano Impero, il quale, fra le altre cose, ebbe una guardia personale di saraceni e un harem privato, mentre condusse per tutta la vita una guerra senza quartiere alla Chiesa e anche alla fede cristiana.
Re Luigi al contrario servì per tutta la vita la Chiesa. Fu santo nella vita personale ed ottimo sovrano: ogni mercoledì riceveva i sudditi, sotto una quercia nel bosco di Vincennes (non lontano da dove quattro secoli dopo un suo discendente costruirà la reggia più bella e più corrotta del mondo), senza distinzione alcuna di rango, cultura e sesso, soccorrendo tutti per quanto possibile e dando sempre la precedenza ai poveri e agli umili (un caso eccezionale di democrazia diretta, potremmo dire). Si recava di persona negli ospedali a prendersi cura dei malati e dei poveri, insegnando loro anche ad amare Dio. Serviva Messa ogni mattina della sua vita, e rispettò sempre una rigorosa disciplina interiore ed esteriore (digiuni, penitenze, preghiere, cilici). Pur avendo undici figli, praticò una morale rigidissima anche con la consorte, né mai la tradì.
Mentre Federico era stato scomunicato per aver mancato al suo giuramento crociato, egli partecipò e condusse la sesta e la settima crociata (le ultime prima della caduta di San Giovanni d’Acri), anche se con fallimentari risultati. Nella prima fu fatto prigioniero dai musulmani, che chiesero al Regno di Francia un riscatto favoloso: Luigi prima pretese ed ottenne di stare nelle stesse prigioni (sotterranee, sporche, umide, piene di animali e malattie) con i suoi soldati, senza favoritismi; poi impose a suoi sudditi di non pagare il riscatto, a meno che i musulmani non avessero liberato con lui tutti i prigionieri francesi.
Alla fine l’ebbe vinta, e poté tornare a Parigi con tutti i suoi uomini liberi: facile immaginare l’amore dei sudditi per un tale sovrano.
Inoltre, ebbe anche la grandissima gioia di ottenere la più importante di tutte le reliquie della Cristianità (insieme alla Santa Croce trovata da Sant’Elena): la Corona di Spine di Gesù, che portò con sé con tutti gli onori a Parigi, ove fece costruire appositamente, in un cortile della Reggia (la Conciergerie), situata di fronte alla cattedrale di Notre-Dame allora in costruzione, una meravigliosa Cappella (la Sainte-Chapelle), a due piani, intarsiata di gemme e diamanti di ogni genere, allo scopo appunto di ospitare la preziosissima reliquia (durante la Rivoluzione Francese, i rivoluzionari giacobini nella loro bestiale lotta contro la religione cristiana distrussero la Corona di Spine e rubarono tutti i gioielli).
Nel 1270, ormai anziano, volle partire per una seconda crociata, per fare un ultimo tentativo di salvare ciò che rimaneva dei territori cristiani d’Oltremare. Purtroppo, giunto in Egitto si ammalò di peste e morì, senza poter far nulla. Con lui moriva per sempre ogni speranza di riconquista della Terra Santa.
Da notare che, mentre la dinastia maledetta degli Hohenstaufen si estingueva solo 16 anni dopo la morte di Federico II e in maniera tragica, tutti i discendenti dei figli maschi di Luigi salirono sul Trono di Francia nel corso dei secoli. E infatti, l’ultimo maschio era il conte di Borbone…
Perché questo breve ritratto? Sarebbe facile polemizzare sui pregiudizi antimonarchici che la stragrande maggioranza delle persone (compresi molti cattolici seri) hanno, e quindi sulle simpatie repubblicane nonostante i meravigliosi risultati delle repubbliche odierne, a partire da quella italiana… Sorvoliamo. Ma una cosa va detta: nel tristissimo e devastante marasma politico e istituzionale in cui viviamo, si può cadere facilmente nella tentazione di credere che le cose debbano per forza andare in questo modo, più o meno. E invece no: “un altro mondo è possibile”, un’altra politica è realmente esistita, dei sovrani veramente cattolici e giusti vi sono stati e hanno regnato, e sudditi felici li possiamo trovare nella storia.
Un altro cugino di san Luigi di Francia si chiamava Tommaso d’Aquino! E fu spesso ospite a corte, quando insegnava alla Sorbona, l’università di Parigi voluta e permessa da san Luigi stesso. E c’è da pensare che l’ideale di principe descritto nelle sua opere dal Dottore Angelico, così come il suo insegnamento sulla monarchia come migliore forma di governo per la comunità umana, trovassero nel suo regale cugino incarnazione vivente da cui trarre esempio.
È possibile avere sovrani santi. È possibile avere un regno cattolico, una politica giusta. E questo deve essere una grande e invincibile speranza per tutti noi, immersi nelle tenebre più cupe: Dio non abbandona i suoi fedeli, e prima o poi un nuovo Luigi verrà. Se sappiamo attenderlo e, soprattutto, preparargli la via ogni giorno della nostra vita.

Massimo Viglione

Fonte:
http://www.riscossacristiana.it/25-agosto-san-luigi-ix-re-di-francia-un-regno-giusto-e-esistito-quindi-e-possibile-di-massimo-viglione/