È di tre giorni fa la notizia di una profanazione avvenuta a Città di Castello, in provincia di Perugia.
Una banda di minorenni ha fatto irruzione nel Duomo, dedicato ai Santi Florido e Amanzio. I giovani si sono messi a giocare a pallone nella navata centrale, si sono arrampicati sull’altare (si presume la tavolona usata nella Messa riformata), hanno calpestato stola e arredi, hanno cercato di forzare le cassette delle offerte e hanno urinato in un’acquasantiera.
Tutte le azioni degli sventurati sono state riprese dalle telecamere a circuito chiuso.
Le forze dell’ordine sono intervenute, e ora c’è chi parla di provvedimenti punitivi.
I pochi giornali che riferiscono l’accaduto non dicono se si tratta di italiani o magari stranieri. Comunque sia, non è difficile per chi ha fede rispondere alla domanda: perché è avvenuto tutto questo?
Non occorre essere ancora minorenni, nell’anno 2016, per ritrovarsi in una vita di orfani, come sono di fatto quegli sventurati giovani.

Siamo tutti orfani, da cinquant’anni a questa parte.
Siamo orfani di un Papa che preservi la Tradizione e ci ridoni la Santa Messa tradizionale, tridentina, che ci è stata tolta insieme alla nostra dignità di cattolici.
Siamo orfani di una Chiesa i cui pastori levino in alto lo sguardo, per poter condurre in alto l’intero popolo di Dio.
Siamo massacrati da preti in borghese che insieme ai loro vescovi celebrano delle Messe degne di suonatori ambulanti, facendole precedere e seguire da confessioni sacrileghe nelle quali si dà l’assoluzione a chi la pretende.
Siamo portati sull’orlo dell’abisso da Bergoglio, che succede validamente o meno a Benedetto XVI e trascina nel fango quel che resta della fede cattolica, del sacramento del matrimonio, del rispetto per l’Eucaristia, dell’autorità dei giusti e dei santi nella Chiesa.
Quanti Vescovi, oggi, si sono fatti conoscere come padri dal cuore ardente dei diseredati che hanno perso il bene più grande, ovvero la speranza di essere amati?
Quei giovani hanno invaso in modo apocalittico la cattedrale di una Chiesa che vive già nell’Apocalisse, avendo rinnegato Cristo e se stessa.
È a questa Chiesa di morti viventi che bisogna chiedere conto della profanazione, non a dei poveri sbandati senza papà e senza mamma, e senza una famiglia che li riceva la sera con il suo abbraccio.

Nella foto: interno del Duomo di Città di Castello