S. Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787) è un Santo napoletano che visse a lungo e ci ha lasciato numerose e importanti opere scritte. Tra di esse vi sono Le glorie di Maria, ma anche il suggestivo canto natalizio Tu scendi dalle stelle, parole e musica.
Sant’Alfonso era un innamorato di Cristo. Per questo è arrivato alla santità ed è riuscito a realizzare tanto bene.
Per chi ama Dio e ha sete di Lui, è naturale scoprire prima o poi – ma più prima che poi – la preghiera del cuore. Cioè quella preghiera in cui siamo cuore a Cuore con Gesù e con Maria.
Allora ho raccolto e sintetizzato per voi le perle, i raggi di luce che il nostro Santo ancora oggi diffonde con una sua opera, intitolata Modo di conversare con Dio.

Madre Teresa di Calcutta affermava che noi possiamo riuscire ad amare solo quando sentiamo la voce di Dio nel nostro cuore.
Però non si tratta di un’esperienza mistica. È un’esperienza soprannaturale, ma alla portata di chiunque sia mondo dal peccato abituale, anche veniale, e non si trovi in uno stato di aridità spirituale, che impedisce di avere consolazioni dello spirito pur non essendoci colpa.
Tuttavia, potremmo chiederci: com’è, in cosa consiste la voce di Dio? È come sono riuscito a sentirla io, oppure può essere qualcosa di ben diverso?
Qui di seguito trovate la risposta, evidenziata in neretto, in mezzo alle parole d’oro di Sant’Alfonso sulla preghiera.

Modo di conversare con Dio

Ricavato da un’operetta francese ed accresciuto con altri santi pensieri, affetti e pratiche dell’autore.

Stupiva il santo Giobbe in considerare il nostro Dio cosi applicato a far bene all’uomo, che par che ‘l suo Cuore non avesse maggior premura che di amare e farsi amare dall’uomo; onde parlando col Signore cosi esclamava: Quid est homo, quia magnificas eum? aut quid apponis erga eum cor tuum? (Iob, VII, 17) [«Che è quest’uomo che tu ne fai tanto conto / e a lui rivolgi la tua attenzione?» (Gb 7, 17)]. Da ciò si vede essere un inganno il pensare che il trattare con Dio con gran confidenza e familiarità sia mancar di rispetto alla sua maestà infinita. Dovete si voi, anima divota, con tutta l’umiltà rispettarlo ed abbassarvi alla sua presenza, specialmente in ricordarvi delle ingratitudini e degli oltraggi che per lo passato gli avete usati: ma ciò non deve impedirvi di trattare con lui coll’amore il più tenero e confidente che vi sia possibile. Egli è maestà infinita, ma insieme è infinita bontà ed infinito amore.

[…]

2. Pensate che non avete né amico né fratello né padre né madre né sposo né amante che più v’ami del vostro Dio.

[…]

3. Ditegli dunque spesso: Ah mio Signore, perché mi amate tanto? Che di bene in me conoscete? Vi siete scordato dell’ingiurie che v’ho fatte? Ma giacché voi m’avete trattato con tanto amore, che invece di mandarmi all’inferno mi avete fatte tante grazie, chi vorrò io da oggi innanzi amare se non voi mio bene, mio tutto? […] Voi solo siete e sarete sempre l’unico Signore del mio cuore, della mia volontà. Voi l’unico mio bene, il mio paradiso, la mia speranza, il mio amore, il mio tutto […]

6. Prendete il costume di parlargli da solo a solo, familiarmente, e con confidenza ed amore, come ad un vostro amico, il più caro che avete e che più v’ama. E s’è grande errore, come si è detto, il trattare con Dio con diffidenza e voler comparire sempre alla sua presenza come uno schiavo timido e vergognoso avanti del suo principe tremando di spavento, maggior errore sarà il pensare che il conversare con Dio non sia che di tedio e d’amarezza. […] Chiedetelo alle anime che l’amano con vero amore, e vi diranno che nelle pene della loro vita non trovano altro maggiore e vero sollievo, che nel conversare amorosamente con Dio.

7. Non si domanda già da voi un’applicazione continua della vostra mente per cui abbiate a scordarvi di tutte le vostre faccende e delle vostre ricreazioni. Altro non vi si dimanda, se non che, senza tralasciare le vostre occupazioni, facciate verso Dio quello che fate nelle occasioni verso coloro che vi amano e che voi amate.

[…]

8. […] Trattate con esso de’ vostri affari, de’ vostri disegni, delle vostre pene, de’ vostri timori, e di tutto quello che vi appartiene. Fatelo sopra tutto, come ho detto, con confidenza e col cuore aperto, perché Dio non suol parlare all’anima che non gli parla; poiché non essendo ella avvezza a trattare con esso, poco intenderà le di lui voci quando egli le parlerà.

[…]
9. È vero che Dio dev’essere sempre sommamente rispettato, ma quando vi fa la grazia di farvi sentire ch’egli v’è presente e che desidera che voi gli parliate, come a colui che sopra tutti v’ama, ditegli i vostri sentimenti con libertà e confidenza: […]

10. Il nostro Dio per la sua immensità si trova in ogni luogo, ma vi sono due parti principali dov’egli ha la sua propria abitazione: l’una è il cielo empireo, ov’egli è presente per la gloria che comunica a’ beati; l’altra è sopra la terra, ed è nell’anima umile che l’ama […]

13. Non vi scordate mai dunque della sua dolce presenza, come fa la maggior parte degli uomini. Parlategli quanto più spesso potete, ch’egli di ciò non se ne infastidisce né lo sdegna, come fanno i signori della terra. Se voi l’amate, non vi mancherà che dirgli. Ditegli quanto vi occorre di voi e delle vostre cose, come le direste ad un caro amico. Non lo considerate come un principe altiero che non vuole trattare se non con grandi, e solo di gran cose. Egli si compiace, il nostro Dio, di abbassarsi a trattare con noi, e gode che noi gli comunichiamo i nostri affari più minuti e triviali. Scopritegli dunque con libertà tutto il vostro interno, e pregatelo che vi guidi ad eseguire perfettamente la sua santa volontà; e tutti i vostri desideri e disegni sieno solamente intesi a ritrovare il suo beneplacito e contentare il suo Cuore divino […]

14. Non dite: Ma che occorre scoprire a Dio tutti i miei bisogni, se egli meglio di me già li vede e li conosce? – Li conosce, ma Dio dimostra di non sapere quelle necessità di cui voi non gli parlate e per cui non gli cercate il suo aiuto. Ben sapeva il nostro Salvatore che Lazaro era morto, e pure non dimostrò di saperlo se non quando la Maddalena glielo disse, ed allora la consolò col risorgimento del fratello.

15. Perciò quando siete afflitta da qualche infermità, tentazione, persecuzione o altro travaglio, andate subito a pregarlo che vi soccorra colla sua mano. […] Mio Dio, in voi stanno tutte le mie speranze; io v’offerisco questa tribulazione e mi rassegno nella vostra volontà; ma voi abbiate pietà di me: o liberatemene o datemi forza di sopportarla. E ben egli vi attenderà la promessa fatta nell’Evangelo a tutti i tribulati di consolarli o confortarli sempreché a lui ricorrono: Venite ad me omnes qui laboratis et onerati estis, et ego reficiam vos (Matth. XI, 28) [«Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò» (Mt 11, 28)].

[…]

20. Ma se amate il vostro Dio, voi dovete rallegrarvi più delle di lui che delle vostre felicità. Chi ama assai un amico, gode alle volte del suo bene più che se fosse proprio. Consolatevi dunque col sapere che ‘l vostro Dio è infinitamente beato; ditegli spesso: Amato mio Signore, io godo più della vostra felicità che d’ogni mio bene; sì, perché io amo più voi che non amo me stesso.

21. Un altro tratto di confidenza che sommamente piace al vostro amantissimo Dio, è che quando commettete qualche difetto non vi vergogniate di andare subito a’ piedi suoi a cercargli perdono. […]

10): Dio mio, guardate il vostro Figlio morto per me, e per amore di questo Figlio perdonatemi.

Avvertite sommamente, anima divota, a questo documento, insegnato comunemente da’ maestri spirituali, di ricorrere subito a Dio dopo le vostre infedeltà, ancorché le replicaste cento volte il giorno, e di mettervi subito in pace dopo le cadute e il ricorso fatto al Signore, come si è detto; altrimenti, restando la vostra anima disanimata e disturbata dal difetto commesso, poco tratterete più con Dio, mancherà la confidenza, si raffredderà il desiderio di amarlo, e poco potreste già camminare avanti nella via del Signore. All’incontro, ricorrendo subito a Dio a chiedergli il perdono ed a promettergli l’emenda, le cadute serviranno per più avanzarvi nel divino amore. Fra gli amici che si amano di cuore, non di rado succede che quando l’uno disgusta l’altro e poi si umilia a chiedergli perdono, allora più si stringe tra loro l’amicizia. Così ancora fate voi: fate che i vostri difetti vi servano per maggiormente stringervi in amore col vostro Dio.

25. Usategli ancora la confidenza di raccomandargli non solamente le vostre necessità, ma ancora quelle degli altri. Quanto piacerà al vostro Dio, che voi, scordato alle volte anche dei vostri interessi, gli parliate de’ vantaggi della sua gloria, delle miserie altrui, specialmente de’ tribulati che gemono, delle anime sue spose del purgatorio che sospirano la sua vista, e de’ poveri peccatori che vivono privi della sua grazia! […]

27. In somma se volete compiacere il Cuore amante del vostro Dio, procurate, quanto più spesso potete, di parlare con esso continuamente e con tutta la confidenza possibile, ch’egli non isdegnerà di rispondervi e di parlare anche con voi. Non già si farà sentire da voi con voci sensibili alle orecchie, ma con voci bene intelligibili al vostro cuore, allorché voi vi staccherete dalla conversazione delle creature per trattenervi a parlare da solo a solo col vostro Dio: Ducam eam in solitudinem et loquar ad cor eius (Os. II, 14) [«La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore» (Os 2, 16)]. Egli vi parlerà allora con quelle ispirazioni, con quei lumi interni, con quegli scoprimenti di sua bontà, con quei tocchi soavi al cuore, con quei segni di perdono, con quei saggi di pace, con quella speranza del paradiso, con quei giubili interni, con quelle dolcezze della sua grazia, con quegli abbracci e strette amorose; in somma vi parlerà con quelle voci d’amore che ben l’intendono l’anime ch’egli ama e che non cercano altro che Dio.

28. Per ultimo, affin di qui rammemorarvi in breve le cose dette sparsamente di sopra, non voglio lasciare d’insinuarvi una pratica divota per impiegare tutte le azioni del giorno con gusto di Dio. In isvegliarvi la mattina, il vostro primo pensiero sia di alzare la mente a Dio, con offerire a suo onore quanto farete e soffrirete in quel giorno, pregandolo ad aiutarvi colla sua grazia. Indi fate gli altri atti cristiani della mattina, di ringraziamento e di amore, di preghiera e di proposito di vivere in quel giorno come fosse l’ultimo di vostra vita. Insegna il P. Sangiurè a far la mattina una convenzione col Signore, ch’ogni volta che farete qualche segno, come di metter la mano al cuore o di alzare gli occhi al cielo o al Crocifisso e simili, intendiate di fare un atto di amore, di desiderio di vederlo amato da tutti, di offerta di voi stesso e simili. – Dopo dunque che avete fatti i suddetti atti, e che avete posta l’anima vostra nel costato di Gesù e sotto il manto di Maria, e pregato l’Eterno Padre che per amore di Gesù e di Maria vi custodisca in quel giorno, procurate subito, prima di tutte l’altre vostre azioni, di far l’orazione o sia meditazione almeno per una mezz’ora; e vi piaccia per lo più il meditare i dolori e disprezzi di Gesù Cristo, ch’egli patì nella sua Passione. […]

In uscire di stanza o di casa ed in ritornare, raccomandatevi sempre con un’Ave Maria alla divina Madre. Andando a mensa, offerite a Dio quanto sentirete di disgusto o di gusto nel mangiare o nel bere; ed alla fine ringraziatelo dicendo: Signore, quanto bene fate a chi v’ha tanto offeso! Nel giorno non lasciate la vostra lezione spirituale, la visita al SS. Sacramento e a Maria Santissima; e la sera il rosario e l’esame di coscienza, cogli atti cristiani di fede, speranza, amore, pentimento, e proposito d’emenda e di ricevere in vita ed in morte i santi sacramenti, con intenzione di guadagnare l’indulgenze che vi sono.

[…]

Quando cadete in qualche difetto, subito umiliatevi e con un atto d’amore più fervoroso cercate di risorgere. Quando vi succede qualche cosa contraria, subito offerite a Dio la vostra pena, uniformandovi alla sua santa volontà; ed avvezzatevi a replicare sempre in tutte le cose avverse questa parola: Così vuole Dio, così voglio ancor io. Gli atti di rassegnazione sono gli atti d’amore più cari e graditi al Cuore di Dio.

37. Quando dovete risolvere qualche cosa o dare alcun consiglio d’importanza, prima raccomandatevi a Dio, e poi operate o rispondete. […]

In fine dice S. Teresa che «l’anime giuste in questa terra hanno da uniformarsi nell’amore a ciò che fanno l’anime beate in cielo.» Conforme i santi nel cielo non trattano che con Dio e non hanno altro pensiero e compiacimento che della sua gloria e del suo amore, così avete a far voi. In questa terra Dio sia l’unica vostra felicità, l’unico oggetto de’ vostri affetti, l’unico fine di tutte le vostre azioni e desideri, fintanto che giungerete al regno eterno, dove il vostro amore sarà in tutto perfetto e consumato, ed i vostri desideri saranno appieno adempiuti e contentati.

Viva Gesù nostro amore, e Maria nostra speranza.

Fonte:
http://www.intratext.com/IXT/ITASA0000/_P2LI.HTM