«Non vogliamo persuaderci che la sofferenza è necessaria all’anima nostra; che la croce deve essere il nostro pane quotidiano.»
Padre Pio

La sofferenza è in rapporto diretto con la giustizia e con l’amore. Si può soffrire per dovere di giustizia o per dovere di carità. È giusto soffrire per riparare un male commesso. È nobile la sofferenza di chi solleva o libera un altro dal dolore. San Pietro Apostolo che pianse torrenti di lagrime appena si rese conto, dopo lo sguardo di Gesù, di aver rinnegato il Maestro (cf. Lc 22,62) è un esempio bellissimo della «sofferenza necessaria all’anima», come dice Padre Pio, per la giusta riparazione dopo la colpa commessa.

San Massimiliano M. Kolbe, che nel campo della morte di Auschwitz chiese di andare a morire nel bunker della fame a posto di un suo compagno prigioniero, papà di famiglia, è un mirabile esempio di sofferenza voluta e d’immolazione scelta soltanto per amore del fratello da salvare.
La sofferenza è «necessaria all’anima» anche per altri motivi nobili e santi: per conformarsi a Gesù crocifisso, ad esempio, condividendo amorosamente i dolori tremendi della sua Passione e Morte. Tale è stata, in particolare, la sofferenza degli stimmatizzati, da san Francesco d’Assisi a santa Veronica Giuliani, da santa Gemma Galgani a san Pio da Pietrelcina.
La sofferenza, poi, o la croce che «deve essere il nostro pane quotidiano», come dice Padre Pio, è la sofferenza della contrizione, del pentimento dei nostri peccati o dei peccati di tutti gli uomini. Questa è la croce che deve eccitare quotidianamente il nostro pianto purificatore e riparatore per ottenere perdono e misericordia. Quale uomo non è peccatore e non ha, quindi, da piangere i propri peccati? «Sette volte al giorno pecca il giusto», ammonisce lo Spirito Santo (Prv 24,16). Ogni giorno, realmente, il ricordo e il dolore dei nostri peccati dovrebbe costituire «il nostro pane quotidiano» per riparare i nostri falli e recuperare le grazie perdute.
Se poi pensiamo alle anime grandi che hanno sofferto e pianto per le offese fatte da tutti gli uomini a Dio Amore, allora si comprende san Francesco d’Assisi che girava per i boschi della piana di Assisi piangendo e ripetendo: «L’Amore non è amato… l’Amore non è amato».
Padre Pio, un giorno, ebbe in dono da una figlia spirituale un mazzetto di fiorellini: le campanule. Il Padre, tenendo in mano il mazzetto e accarezzando le campanule, mormorava a fior di labbra: «Non voglio fiori… Voglio le spine…». Per salvare le anime ci vuole sempre l’amore-sacrificio.

Padre Stefano M. Manelli

Tratto da Il pensiero di Padre Pio, ed. 2004, pp. 86-87

Fonte per Lucechesorge: «Il Settimanale di Padre Pio», n. 37 del 25 settembre 2016.