Caro Parroco,

intendo pubblicare il presente messaggio in un blog di cui mi occupo, quindi non farò il tuo nome.
Tuttavia ho deciso di rendere noto il messaggio, perché penso che avrà molto da dire a tante persone.
Vorrei parlarti del bene e del male, di te e di un orizzonte più felice.
Comunque, devo e desidero essere amorevole e misericordioso. Non è quella falsa misericordia che oggi, nella Chiesa, fa da paravento alla rivoluzione in corso. Mi riferisco alla misericordia che, se rivolta al prossimo, ci fa trovare misericordia a nostra volta, come dice il Signore Gesù nelle Beatitudini.
E poi mi sembra che tu sia misericordioso. Quindi è anche un darti ciò che ti spetta, secondo le Beatitudini.
La dolcezza con cui mi hai quasi sempre trattato, mi ha insegnato molto, e anzi credo che abbia forgiato il mio carattere.
Mi addolora invece lo spirito di trasgressione con cui, perseverando, hai detto di no alla mia stessa permanenza tra le pecore del tuo ovile, che sono tutte pecore del Signore Gesù.
Tu non sei come sono tutti i modernisti e i rivoluzionari che imperano oggi. Affabili sì, ma fino a un certo punto, se non si sta al loro gioco. Tu sei sempre affettuoso, anche quando di fatto metti alla porta le anime che dovresti accudire come buon pastore.
Una volta mi hai risposto che non hai studiato il latino, e quindi non potevi venire incontro alle mie più alte aspettative riguardo alla liturgia.
In realtà, Dio non ci chiede l’impossibile, e avrai capito che non era questa la mia intenzione.
Ti domando, senza rinunciare a sperarci, di fare il possibile.
Anche tu hai meno di cinquant’anni, e sei stato allevato nel periodo della rivoluzione.
Quando la Chiesa, con il Concilio Vaticano II, inaugura il «dialogo col mondo».
Quando Paolo VI avvia la devastazione della liturgia della Chiesa, facendola passare dalla grandezza incommensurabile della liturgia tridentina alla liturgia attuale, un po’ protestante, un po’ blasfema e un po’ pseudocattolica.
Quando i preti e le suore accorciano quegli abiti che custodivano la loro persona per lo Sposo divino, o li cambiano con divise protestanti, o si travestono in borghese, in un delirio perverso di negazione del sacro.
Quando compaiono le nuove creature del nuovo corso: i lettori laici durante la Messa, i chierichetti nullafacenti e le chierichette femministe in erba, uomini e donne laici che manipolano la Santissima Eucaristia, catechisti e catechiste pronti a tutto, con il comune denominatore di sgomitare con finta modestia per affermare il primato dell’umano sul divino.
Quando avviene un ricambio quasi totale del clero e dei laici, con la trasformazione della Chiesa in un esercito sotto le insegne della mediocrità, dell’impurità, della volgarità, della profanazione, della guerra senza quartiere ai giusti e ai santi.
Quando infine, si insegnano «dottrine che sono precetti di uomini» (Mt 15, 9), trascinando il mondo intero verso il baratro.
Siamo passati dalla religione del Dio che si fa Uomo alla religione dell’uomo che si fa dio.
Mentre tutto questo accade, tu, caro Parroco, che fai? Ti vesti anche tu in borghese? Cambi le parole del Messale e allestisci spettacoli durante la Messa? Citi con ammirazione personaggi, come quel certo Cardinale, che rappresentano il capovolgimento della santa religione cattolica? Esalti le gesta di un pastore protestante coreano nelle tue omelie? Insegni ai bambini che il Limbo non esiste, se no il Signore sarebbe «cattivello»?
C’è forse bisogno di conoscere il latino per voler finalmente riscoprire la nostra vera fede cattolica, prima di perderla del tutto?
E quella malattia che ti ha colpito, non pensi che potrebbe essere fermata e guarita, se il popolo di Dio potesse contare su di te come un sacerdote proteso verso la santità?
Diciamo allora insieme al Signore Gesù, sempre confidando nella mediazione di Maria Santissima (Mc 1, 40-41): «Se vuoi, puoi guarirmi!».
Gesù, «mosso a compassione», ci dirà: «Lo voglio, guarisci!».
E noi guariremo innanzitutto dall’infermità dello spirito.

Ti voglio bene e non rinuncio ad attendere il tuo sì. Continuo a ricordarti nel Santo Rosario.