di Corrado Gnerre

Scrive santa Faustina Kowalska nel suo famoso Diario: «Quando la processione dal cimitero è tornata in cappella, la mia anima ha avvertito la presenza di molte anime. Ho compreso la grande giustizia di Dio e come ognuno debba pagare fino all’ultimo centesimo» (1).
Una questione importante del Purgatorio sono le sue pene. Come sono? Quanto durano? Che cosa dice la Teologia a riguardo?

Le sofferenze sono uguali o minori a quelle dell’inferno?

La prima questione è sul tipo di sofferenze che patiscono le anime del Purgatorio. Sono uguali o minori a quelle dell’inferno? A riguardo ci sono opinioni teologiche diverse.
Sant’Agostino (354-430) e sant’Alfonso Maria de Liguori (1696-1787) dicono che il fuoco che brucia i dannati all’inferno è lo stesso di quello che purifica le anime del Purgatorio. La differenza sta nel fatto che il primo è eterno, il secondo temporaneo. A confermare questa opinione vi è anche ciò che scrive santa Faustina Kowalska (1905-1938) nel suo Diario dopo che ha ricevuto un’apparizione di un defunto: «Non ho parole né termini di paragone per esprimere cose così terribili e, sebbene mi sembri che quell’anima non sia dannata (dunque santa Faustina sta parlando del Purgatorio), tuttavia le sue pene non si differenziano in nulla dalle pene dell’inferno. L’unica differenza è che un giorno finiranno» (2).
E a proposito di quanto in intensità le pene del Purgatorio possano essere uguali a quelle dell’inferno, sempre santa Faustina parla del fatto che le anime purganti possono essere tormentate dagli stessi demoni: «All’improvviso vidi le anime che stanno espiando in purgatorio. Il loro aspetto era come un’ombra e fra loro vidi molti demoni. Uno cercò di infastidirmi, gettandosi sul mio letto e sui miei piedi sotto forma di gatto […]» (3).

Sicuramente più terribili di quelle della vita terrena

Sant’Alfonso riporta in un suo scritto ciò che narra sant’Antonino. Ad un infermo fu proposto dal suo Angelo custode se volesse per tre giorni rimanere nel Purgatorio oppure giacere nel suo letto malato ancora per due anni. L’infermo non ebbe un attimo di titubanza e subito disse di preferire il Purgatorio. Fu così che morì quel giorno stesso. Andò in Purgatorio. Per lui passò tanto di quel tempo che gli sembrava fossero trascorsi anni. Si lamentò con l’Angelo perché non si era realizzato ciò che gli aveva promesso. Ma l’Angelo gli rispose: «Che dici? Il tuo cadavere è ancora caldo nel letto. Sono passate poche ore dalla tua morte…». L’anima capì allora che sarebbe stato molto meglio vivere ancora per due anni piuttosto che rimanere per pochi giorni in Purgatorio.
Anche le anime a cui sono risparmiate le pene più terribili soffrono pene intollerabili.
Il Louvet, nel suo Il Purgatorio nella rivelazione dei Santi, racconta questo episodio: «Il giorno di tutti i Santi una giovane di rara pietà e modestia vide comparirsi dinanzi l’anima d’una dama di sua conoscenza, morta poco tempo prima, la quale le fece conoscere com’ella soffrisse bensì la sola pena della privazione di Dio, ma che questa privazione era per lei così intensa, che le procurava un tormento intollerabile. In tale stato le si fece vedere più volte e quasi sempre in chiesa, poiché non potendo contemplare Dio faccia a faccia nel cielo, cercava di trovar compenso contemplandolo almeno sotto le specie eucaristiche. Sarebbe impossibile riferire a parole con che slancio di adorazione e con che umile rispetto rimanesse quell’anima davanti alla sacra Ostia» (4).
Leggiamo ancora cosa racconta il Louvet sulla venerabile Suor Angela Tolomei, sorella del beato Giovanni Battista Tolomei: «Era ella cresciuta di giorno in giorno in virtù, e per la sua fedeltà nel corrispondere alla grazia divina era giunta ad un alto grado di perfezione, quando si ammalò gravemente. Il suo fratello, ricco egli pure di meriti innanzi a Dio, non poté con tutte le sue fervorose preghiere ottenerne la guarigione; ricevette ella perciò, con commovente pietà, gli ultimi Sacramenti, e poco prima di spirare ebbe una visione, nella quale osservò il posto che le era riservato in Purgatorio, in punizione di alcuni difetti che non si era applicata a correggere durante la vita; in pari tempo le furono manifestati i diversi tormenti che le anime soffrono laggiù; quindi spirò raccomandandosi alle preghiere del suo santo fratello. Mentre il cadavere veniva trasportato alla sepoltura, il beato Giovanni Battista, appressandosi al feretro, ordinò alla sorella di alzarsi, ed ella, quasi risvegliandosi da un sonno profondo, ritornò con strepitoso miracolo in vita. Nel tempo che proseguì a vivere sulla terra, quell’anima santa raccontava sul giudizio di Dio tali cose da far fremere di terrore, ma ciò che più di tutto confermò la verità delle sue parole fu la vita che menò, poiché spaventevoli erano le sue penitenze, avendo perfino inventato nuovi segreti, oltre alle comuni penitenze, per martoriare il suo corpo. Leggiamo che durante l’inverno era solita tuffarsi fino al collo in uno stagno gelato, ove rimaneva per lungo tempo recitando il salterio; talvolta bruciava di proposito le sue povere carni…» (5).
Vi è una celebre apparizione avvenuta nel Monastero delle Redentoriste a Malines, in Belgio. Siamo nel 1871. Il padre di una Religiosa, Suor Maria Serafina, apparve per ben tre mesi alla figlia per chiederle suffragi. In una di queste apparizioni la Suora chiese al padre, sotto comando del Confessore, su cosa sarebbe stato meglio che questi avesse predicato il giorno dopo, festa di Ognissanti. L’anima rispose: «[…] gli uomini non sanno o non credono abbastanza che il fuoco del Purgatorio è simile a quello dell’Inferno; se potesse ogni mortale fare una visita sola in quel carcere, non si commetterebbe più un sol peccato veniale, tanto è punito rigorosamente!» (6).

Le pene per i Consacrati e per i Religiosi

Secondo santa Francesca Romana (1384-1440) le anime dei Chierici aspiranti al Sacerdozio e dei Religiosi e delle Religiose stanno nel Purgatorio più basso, dove si soffre di più. “Luogo” che è al di sotto a quello dove si trovano i laici che hanno pur commesso gravi colpe (7).
Da qui si capisce che per i Consacrati, anche per coloro che non hanno commesso gravi colpe, le sofferenze del Purgatorio sono terribili. Si racconta che santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690) vide un giorno tre anime che soffrivano in Purgatorio, due delle quali erano Religiose. Il Signore le chiese di decidere quale liberare, ma la Santa a sua volta rispose dicendo che era bene che decidesse Lui. A che il Signore liberò l’anima del defunto non Consacrato e disse che le anime dei Consacrati devono ispirare meno compassione perché maggiormente responsabili in quanto in vita ricevono maggiori mezzi per santificarsi (8).
Ma se in Purgatorio le anime dei Consacrati vengono punite di più rispetto a quelle dei laici, è pur vero che le anime dei Sacerdoti vengono punite ancor più dei Consacrati (9). Alcune rivelazioni private attestano che i Sacerdoti restano in Purgatorio molto di più rispetto ai laici. San Francesca di Pamplona racconta di un Prete rimasto per lunghi anni in Purgatorio per avere, con colpevole negligenza, lasciato morire un giovane senza Sacramenti (10).
In Purgatorio si sconta la fretta avuta durante la preghiera. Addirittura san Severino, Arcivescovo di Colonia, dovette stare per ben sei mesi nel Purgatorio per aver a volte pregato in fretta il breviario (11).
In Purgatorio si scontano anche le distrazioni volontarie (attenzione: volontarie) durante la preghiera. Si narra del beato Stefano, Francescano, che stando una notte in preghiera dinanzi al Santissimo Sacramento vide la sagoma di un Religioso con il volto nascosto dal cappuccio. Si avvicinò e gli domandò perché stesse ancora lì a quell’ora mentre gli altri Frati riposavano. E questi gli rispose ch’era un Frate vissuto in quel Monastero e che ora era costretto a fare il suo purgatorio in quella cappella dove aveva spesso mal pregato rendendosi colpevole di distrazioni volontarie (12).
Ma non solo questo. In Purgatorio vengono punti anche gli abusi e le dimenticanze liturgiche. Dolenti note soprattutto per i nostri tempi. Sentite questo episodio che ebbe risonanza giornalistica e che avvenne in America, nell’Abbazia benedettina di Latrobe. Siamo nel 1859. In questa Abbazia un Novizio vide apparire ogni giorno, dal 18 settembre fino al 19 novembre, l’anima di un Religioso. L’anima gli comunicò che stava penando in Purgatorio da ben settantasette anni per non aver adempiuto all’obbligo della celebrazione di sette Messe. Chiese quindi al Novizio che fossero celebrate le sette Messe, che per lo spazio di sette giorni il giovane dovesse fare esercizi spirituali e conservare un perfetto silenzio e per trenta giorni dovesse recitare tre volte al giorno il salmo Miserere a piedi scalzi e braccia aperte. Le apparizioni, come dicevo, ebbero grande risonanza e sulla loro veridicità s’impegnò l’Abate Wimmer apponendo una sua firma alla relazione (13).

Note
1) Santa Faustina Kowalska, Diario, n. 1375.
2) Ivi, n. 426.
3) Ivi, n. 412.
4) P. Louvet, Il Purgatorio nella rivelazione dei Santi, Casale (Alessandria) 1958, pp. 98-99.
5) Ivi, pp. 20-21.
6) Ivi, p. 102.
7) Ivi, p. 104.
8) Ivi, p. 105.
9) Ivi, p. 106.
10) Ivi, p. 112.
11) Ivi, p. 116.
12) Ivi, p. 117.
13) Ivi, p. 118.

Fonte:
http://www.settimanaleppio.it/dinamico.asp?idsez=18&id=1217