Il 30 ottobre scorso, il noto Padre domenicano Giuseppe Cavalcoli si è trovato a riferirsi in qualche misura, attraverso Radio Maria, al recentissimo terremoto, rispondendo alla domanda di un ascoltatore.
L’intervenuto aveva chiesto se le catastrofi naturali, come il terremoto, potevano essere una conseguenza dell’agire di un popolo e di leggi contrarie alla Legge di Dio.
Padre Cavalcoli ha invitato alla prudenza, ma ha ammesso che va data «una spiegazione di carattere teologico» ai cataclismi e ai disordini della natura.
La pur cauta risposta di Padre Cavalcoli ha scatenato una reazione violenta del mondo.
Per mondo si intendono ormai non solo le forze atee e massoniche e le masse da loro schiavizzate, ma anche la falsa Chiesa e i suoi alti gerarchi.
Del resto, non mancano nemmeno i commenti ispirati a rettitudine, come quelli del Prof. Roberto de Mattei.
Tuttavia, nell’ambito del confronto generale, bisognerebbe aggiungere un’importante spiegazione, anche se per i fedeli può essere scontata.
Si tratta di far comprendere, a chi non vuole restare cieco e sordo fino alla dannazione, che cos’è il peccato, cos’è un castigo divino, e dunque chi è Dio e chi siamo noi per il Signore.
La risposta è di grande semplicità.

La troviamo, per esempio, nell’Atto di dolore che la Chiesa vera ci ha insegnato a recitare con cuore contrito.
In questa preghiera, il penitente si esprime così: «Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso Te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo, con il tuo santo aiuto, di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami».
Dunque i castighi divini sono qualcosa che meritiamo con i nostri peccati, ma Dio è infinitamente buono, e degno di essere amato sopra ogni cosa.
Dio è innanzitutto il Padre nostro di bontà infinita, e poi il Figlio che si è fatto Uomo per Amore nostro, e per Amore nostro è morto in croce, disprezzato, condannato, torturato e ucciso dalle sue creature umane.
Non vi viene voglia, allora, di essere castigati da un Dio che ha fatto per noi l’inconcepibile?
Non si comprende che, come un padre vigilante castiga i figli per correggerli e salvarli dai mali, allo stesso modo, ma con Amore infinito, Dio ci castiga per scuoterci e salvarci dai mali?
Dio sarebbe semmai meno buono se non ci castigasse, e ci abbandonasse ai mali nei quali corriamo gravissimi pericoli!
Ma Dio è infinitamente buono.
Tutti abbiamo la responsabilità di comprendere Dio nella sua bontà, nel suo Amore, e di farlo conoscere al prossimo, all’umanità, agli altri come tale.
Bisogna che chi ci legge e ci ascolta non intenda il nostro messaggio come contrapposizione. Se qualcuno deve dire un tragico «No» alle nostre parole, ciò sia solo dopo che avremo parlato di un Dio che è Verità e Amore, e mai l’una senza l’altro.
Quanto ai castighi nello specifico, si vede che colpiscono, in qualche misura, anche persone senza colpa. Ciò dimostra proprio che i castighi sono innanzitutto un danno causato dall’uomo.
Molti castighi vengono sotto forma di sconvolgimento della natura, di cielo e terra. E chi ha causato questo sconvolgimento, che ha qualcosa di soprannaturale e apocalittico? L’uomo, appunto.
Spesso il castigo è un evento che Dio permette, ma che in origine è dovuto all’uomo.
Dio è sempre Amore e beatitudine infinita, e non cambia. San Giacomo scrive nella sua Lettera (1, 17) che nel Signore «non c’è variazione né ombra di cambiamento».
Perciò qualsiasi male o danno che ci possa toccare è solo frutto dei nostri peccati, e non voluto in sé da Dio.
Il Signore Gesù è venuto in mezzo a noi duemila anni fa, e se gli ebrei e i romani non lo avessero odiato a causa della loro perversità, ma accolto con gioia, ora la terra sarebbe un nuovo paradiso terrestre.
L’umanità ha sempre causato la propria rovina con le proprie mani, e anche oggi rifiuta Gesù Cristo, l’Uomo-Dio.
«Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» domanda Gesù nella sua predicazione (Lc 18, 8), parlando degli ultimi tempi, che noi oggi viviamo.
Sta a noi volerci ostinare nel peccato, con tutte le sue conseguenze presenti ed eterne, o affidarci alla Madonna perché ci renda per sempre suoi e del suo Figlio divino.