Non a caso abbiamo scelto un’immagine così fine e delicata per rappresentare la vanità, come quella in evidenza sopra l’articolo.
Una giovane donna, senz’ombra di malizia sul bel volto, si specchia con grande compiacimento di sé.
Eppure, è così dolce e avvenente che saremmo tentati di ammirarla e di compiacerci anche noi del suo gesto.
In effetti, la vanità femminile – o maschile – non si accompagna di solito alla consapevolezza di voler essere ammirate – o ammirati.
Siamo invece talmente immersi nella vanità, e nell’impurità, che a cadere in questa trappola sono quasi tutti, anche chi conserva appunto la gentilezza d’animo.
È l’arte della seduzione, inventata dal diavolo prima che dagli esseri umani: le persone vanno sedotte, corrotte, irretite nel modo che sembri loro all’inizio più piacevole e garbato.
Poi, quando sono cadute in potere del diavolo, le si porterà di peccato in peccato, di caduta in caduta.
L’esibizionismo del viso e del corpo, la promiscuità fra ragazzi e ragazze, la perdita della verginità del cuore e del corpo, la contraccezione, la convivenza, il matrimonio senza accogliere i figli mandati da Dio, e poi di conseguenza il cinismo tra coniugi, i litigi, l’aborto, il divorzio, le colluttazioni… tutto in funzione di uno sguardo che rimane fisso su se stessi, e non si eleva mai a Dio, al Signore Gesù, a Maria Santissima vero, unico, sublime modello di ogni donna.
Sembra arduo dover dire a una donna di coprirsi gambe e braccia, di non portare scollature, di stare con il capo coperto almeno in Chiesa…
Le donne si attribuiscono, in fondo, il sacrosanto diritto di esporsi liberamente. Cioè il diritto di essere ammirate, soprattutto carnalmente, e non solo dai propri mariti, che dovrebbero poter ringraziare Dio per una moglie casta e virtuosa.
No, la sposina, così affettuosa e amorevole, cerca, senza ammetterlo, l’ammirazione di tutti gli uomini e di tutto il mondo.
Peccato, questo, che sa tanto di superbia oltre che di impurità. Ci si dimentica che un solo essere umano è Dio e merita la nostra ammirazione: il Signore Gesù Cristo.
Solo Gesù può lasciarsi ammirare facendoci partecipi, in cambio, non della vanità, ma di una profonda umiltà e di doni divini pensati per ciascuno di noi.
Solo una donna è bella in maniera impareggiabile, ma «umile e alta più che creatura», come la celebra Dante Alighieri: Maria Santissima, Madre di Dio e dei cristiani.
La bellezza sovrumana della Madonna è un canto rivolto all’Altissimo, un segno della sua onnipotenza che si curva sugli umili e li innalza.
Il modo stesso in cui la Madonna appare e si è storicamente vestita, esprime sia la dignità di un popolo che la dignità della donna secondo il progetto di Dio.
Verso la fine del Duecento, le donne occidentali, sotto l’influsso della corrotta Bisanzio (l’odierna Istanbul), cominciarono a discostarsi dall’imitazione di Maria anche nell’abbigliamento.
Probabilmente fu quello il momento in cui cessò di esistere la civiltà cristiana medievale, e si passò alla civiltà emancipata. Emancipata dalla stretta e fedele osservanza della Legge di Dio, che era rimasta per secoli scritta nei cuori e manifestata nella vita intera.
Nel Novecento, l’Occidente è passato dalla società emancipata alla società atea. Fu allora che le donne iniziarono a scoprirsi le gambe, per poi degradarsi fino al fango dei pantaloni da uomo e delle minigonne da prostituta.
I sacrifici umani di milioni di bambini uccisi nel grembo materno hanno accompagnato il cammino della società atea.
Infine oggi, siamo passati dalla società atea alla società anticristiana. Ormai l’umanità non ha più solo disprezzo per la santità di Cristo e dei suoi, ma un odio che presto diventerà omicida.
Ebbene, i veri devoti della Madonna rimangono saldi.
Ai suoi figli, Colei che nel 1917 a Fatima disse: «Verranno certe mode che offenderanno molto Gesù», ha anche promesso: «Infine, il mio Cuore Immacolato trionferà!».
Avanti con Maria!