Dedicato al caro fratello che oggi ho avuto l’onore e la felicità di conoscere.

L’uomo può dimenticarsi anche di se stesso, ma Dio non si dimentica di nessuno. Il suo sguardo di bontà infinita rimane su ogni persona, e la sua grazia bussa sempre alla porta di ogni cuore.
Gli uomini, anche credenti, a volte si preoccupano troppo della ricerca del necessario. In realtà, dice il nostro Signore Gesù a Marta, «una sola è la cosa di cui c’è bisogno» (Lc 10, 42).
A cosa o a chi allude Gesù? Proprio a se stesso, scelto da Maria, teneramente sedutasi ai suoi piedi, come «la parte migliore» (ancora v. 42).
È Gesù che noi dobbiamo cercare e trovare sempre. Solo Gesù è «la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6). Tutto il resto, la salute, il cibo, la casa, il vestito e così via, passano e non ci devono mai distogliere dal nostro adorabile Signore.
Solo Gesù, con Maria nostra Madre, può venire ad abitare nella nostra anima (Gv 14, 23). Tutte le altre cose e persone vi rimangono solo come un sentimento, per quanto grande.
Ecco perché Gesù, il Maestro e il Signore, ci dice così riguardo al necessario per la nostra sopravvivenza: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6, 33).
La nostra società invece, non più solo atea, ma anticristiana, fa l’esatto opposto: cerca innanzitutto il regno di satana e la sua ingiustizia, credendo di assicurarsi tutte le cose necessarie, e anzi molto di più.
Lo vediamo, per esempio, dal commercio e da altri lavori non necessari compiuti nel giorno di domenica.
In questo giorno, il terzo Comandamento ci richiede di santificare le feste. Gli uomini di oggi invece vendono le feste e la propria anima al diavolo, per avere in cambio dei vantaggi precari.
La Chiesa è arrivata fino al punto di concedere il lavoro domenicale anche nel commercio, purché almeno si vada a Messa, per partecipare al Sacrificio di Cristo che si rinnova sull’altare.
Ma ai nostri contemporanei ancora non basta. Vogliono sradicare le persone, magari propri dipendenti, dalla vita in grazia di Dio.
Nella mia città, per esempio, so che più di un supermercato impone orari tali, di sabato e di domenica, da impedire ai dipendenti di frequentare una qualsiasi Messa, anche vespertina (quella del sabato sera).
O si accetta di vivere nel peccato mortale, o non si può lavorare per questi malviventi che passano per rispettabili imprenditori.
Qualcuno sostiene che non si può reggere se non si commercia anche di domenica.
La verità è che l’economia è in crisi proprio perché l’umanità è impazzita e non riconosce più la Legge del suo Creatore.
Questa umanità si fabbrica la rovina, non il benessere, con le proprie mani.
Grazie a Dio, le eccezioni non mancano. Si potrebbe citare il gruppo Unicomm, che gestisce una rete di supermercati (tra cui Famila e A&O), purtroppo solo in alcune regioni e province, e ha deciso che i dipendenti non devono più lavorare di domenica.
Mette tristezza però leggere, in un sito collegato al gruppo in questione, le motivazioni ufficiali dell’iniziativa: sarebbe «per venire incontro ai dipendenti e alle loro famiglie, ma anche per salvaguardare l’ambiente» (qui la fonte della citazione).
La nostra vita è un soffio nelle mani di Dio, ma di tutto si parla tranne che di santificare le feste, Comandamento riferito primariamente a Dio stesso.
Perché questa omissione? Vergogna? Paura? Stupidità? Debolezza? Confusione? Interesse di bottega? Comunque sia, non è niente di buono.
Bisogna rendersi conto che la nostra società è in mano, umanamente, al potere ateo-massonico. Questo potere, gestito dai figli del diavolo, vuole «la distruzione dell’idea stessa di cristianesimo», come era trapelato già nell’Ottocento da un documento della Carboneria, associazione di stampo massonico.
I nazisti pensavano che il Terzo Reich sarebbe durato mille anni. I massoni e gli atei di oggi sono ancora più accecati: pensano di cancellare il Cristianesimo dalla terra che Dio ha creato! Finiranno ancora più miseramente, sprofondati nell’inferno.
È per questo che insistono tanto sul lavoro di domenica. La Coop, come si vede nell’immagine sopra l’articolo, ha persino escogitato dei vantaggi per i clienti usufruibili solo nel giorno di domenica.
Questa sarebbe la sinistra solidale, che rende schiavi i suoi dipendenti. Del resto, quasi tutti gli altri supermercati non sono da meno.
Spetta a noi diffondere una parola e un esempio di fede.
Nello spirito del riposo festivo per santificare le feste, sarebbe forse meglio che certi divertimenti impegnativi, come le partite di calcio o le esibizioni nei musei, fossero evitati di domenica.
Non che si faccia peccato a seguire la squadra del cuore, per dirne una, ma le partite andrebbero giocate di sabato, non nel giorno del Signore.
Quanto ai musei, quello che per noi può essere uno svago, per gli addetti è un lavoro vero e proprio.
Bisogna avere rispetto per la sacralità di questo giorno e anche per la dignità di tutte le persone coinvolte.
Stesso discorso per i ristoranti e i rosticcieri aperti di domenica. Perché non lasciare i ristoratori e il loro personale in santa pace, e mangiare invece in famiglia, dai parenti o dagli amici? Magari cercando di pesare meno possibile su chi si prende cura del ristoro. Una buona idea può essere cucinare o comprare cibi pronti il sabato per poi consumarli la domenica.
Ora, per concludere in bellezza, leggiamoci una luminosa testimonianza.

Il Papà di santa Teresa del Bambin Gesù aveva un negozio da orefice.
Aperti tutta la settimana, il negozio era sempre chiuso nei giorni festivi.
Più di qualcuno, però, gli consigliò di tenerlo aperto ogni domenica fino a mezzogiorno o almeno per alcune ore del mattino, perché venivano gli abitanti dalle campagne a fare spese per le figlie da sposare.
Perfino il confessore gli suggerì di tenerlo aperto qualche ora per combinare ottimi affari, senza offendere il precetto.
Ma il papà di santa Teresina non ne volle sapere. Preferiva rimetterci, anziché allontanare una sola benedizione di Dio sulla famiglia.
E il Signore lo fece diventare anche ricco proprio con i guadagni del negozio.

Fonte:
http://itresentieri.it/2016/12/02/la-fiaccola-12/