Domenica mattina. Non abbiamo la Santa Messa tridentina, l’unica vera Messa cattolica di sempre.
Non ci tocca però solo la Messa riformata e poi ancora riformata. Nello spirito della riforma, a celebrare, se così può dirsi, c’è un prete che riempie la liturgia dei suoi abusi.
Cambia, fa aggiunte alle parole del messale, si rivolge costantemente al femminile ai poveri fedeli presenti, chiamandoli «tutte voi».
Al momento dell’omelia, con l’usuale voce mesta, fa una premessa: oggi la liturgia propone di celebrare con gioia la venuta del Signore. Ma: «Io invece…». E giù uno sproloquio.
In una trasmissione di un protestante di lingua inglese, il pastore diceva: viene insegnato che la Chiesa ha avuto inizio con la Pentecoste, «but I say to you that…», «ma IO vi dico che…», e giù uno sproloquio.
Il Signore Gesù lo rimproverava ai giudei amanti della falsità, che odiavano Lui, il Signore della Vita: «Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome, lo ricevereste» (Gv 5, 43).
Sì, gran parte del clero di oggi, con il suo stuolo di laici al seguito, non viene in nome di Dio, ma nel proprio nome.
È questo il segno di riconoscimento, la condizione per essere autorevoli. Non la Verità di sempre, non l’obbedienza, ma l’io e i suoi disordini, l’io e la sua dittatura.
Ora, mentre ci sono nel clero i massoni e gli atei infiltrati che fanno questo intenzionalmente, altri lo vivono come un delirio, pensando di servire Dio.
Non sono votati al male in modo consapevole, ma non riescono neppure a essere sinceri con se stessi, e cadono nell’inganno.
Per ogni abuso che commettono, inventano un pretesto nel quale credono loro stessi.
Del resto, non avviene lo stesso fino ai vertici della nostra povera Chiesa Cattolica? Si parla di misericordia, e si autorizza una Comunione sacrilega per gli adulteri; si parla di farisei, e si perseguitano i giusti e i santi; si parla di amore per la povertà, e si arricchisce il proprio io di ogni possibile arbitrio.
Il sacerdote ha il compito di insegnare, guidare, santificare. Questi infelici invece insegnano «dottrine che sono precetti di uomini» (Mc 7, 7), guidano come ciechi altri ciechi (Mt 15, 14), ed estinguono nelle anime ogni residuo di fede retta, preparandole alla venuta dell’anticristo, non al ritorno di Cristo Signore nella Gloria.
Che forza avranno i cattolici di resistere a tutto quello che deve venire, se danno ascolto a pastori che seguono l’io e che non amano la Verità?
Per concludere, ecco di seguito una delle tantissime perle di Padre Pio.

Un giorno il Padre chiese ad una figlia spirituale: «Sai come si chiama il maligno?».
«Si chiama Satana», rispose l’interpellata.
«No», replicò il Padre.
«Diavolo», aggiunse la figlia spirituale.
«No», disse ancora il Santo.
«Demonio?».
«No», asserì per la terza volta Padre Pio.
«Allora ditemelo voi come si chiama».
E Padre Pio: «Si chiama ‘io’! E dobbiamo pugnalarlo ogni volta che fa capolino, perché non muore mai!».

Da P. Marcellino IasenzaNiro, “Il Padre”. San Pio da Pietrelcina, Vol. I, La missione di salvare le anime, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, pag. 212.