Un ricordo degli anni di scuola, un po’ per tutti noi, potrebbe essere la domanda rivoltaci da qualche compagno: «Che lavoro fa tuo padre?». Peggio per chi l’ha anche fatta, invece di subirla solamente. Equivale a chiedere, a bruciapelo: «Quanto è importante tuo padre? Quanto siete importanti? Quanti soldi avete?». Chiaro segno, questo, del disprezzo che si ha per la figura del padre di famiglia, e per la famiglia stessa.
Un altro classico dei ficcanaso degli anni di scuola suonava più o meno così: «Che voto hai preso?». Non cosa ti interessa, in cosa credi, quanto ti sei impegnato, ma come ti presenti davanti al pubblico di questa società. Se il voto era alto, la risposta era un vanto. Se era basso, una umiliazione. Ma più saggiamente bisognava, e bisognerebbe, rispondere qualcos’altro, mostrando un’intelligenza da pieni voti.
Man mano che l’età procede, si arriva a sentirsi chiedere: «Che lavoro fai? Dove lavori?», con l’intermezzo magari di «Tu studi o lavori?».
Le domande cambiano, ma la solfa è sempre la stessa.
Ovviamente chi ama squadrare gli altri s’interessa dei vari argomenti utili per i chiacchieroni: oltre al lavoro e ai soldi, le relazioni sentimentali, le malattie, i vizi, le disgrazie…
Il Signore Gesù ha per ciascuno di noi un progetto meraviglioso: «Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito» (Gv 3, 8).
Ma questo, gli schiavi del potere sociale non riescono proprio a sopportarlo. Perciò si danno da fare per sapere di chiunque, anche dei discepoli di Cristo, dove abitano, che lavoro fanno, con chi vivono, eccetera.
La meschinità, purtroppo, ha le sue esigenze e le sue pretese.
La curiosità è nemica della carità. Invece di prendersi cura delle persone incontrate, invece di accoglierle, conoscerle, amarle, si vuole solo poterle controllare.
Le persone che hanno accettato di ridursi a marionette, si sentono realizzate e tranquille quando vedono intorno solo altre marionette.
Il loro interesse si è spostato da Dio all’uomo, e invece di vivere da figli di Dio vivono da servetti degli uomini. Non hanno mai capito che cercare Dio vuol dire trovare l’Amore e se stessi, mentre cercare l’umano vuol dire trovare il potere e perdersi.
Concludiamo con le parole di un grande Santo, Padre Pio da Pietrelcina. San Pio ha una parola vera e illuminante per tutti i nostri problemi, che ai suoi tempi già cominciavano a manifestarsi.

Guardiamoci da un difetto che è la distruzione della carità. Sapete quale? La curiosità. L’apostolo diceva: “Non voglio sapere di altro se non di Gesù e di Gesù Crocifisso”. Quindi, attendiamo seriamente a noi stessi perché la curiosità è un difetto che distrugge innanzitutto la carità, ci fa perdere la pace con noi stessi, rompe i vincoli della carità con il prossimo, e le conseguenze ognuno le può misurare perché, chi più chi meno, abbiamo assistito in vita a tristi conseguenze della curiosità. Perciò, non vogliamo sapere di altro se non di Gesù e di Gesù Crocifisso. Di tutto il resto non ci deve importare proprio nulla.

(Fonte: https://padrepiopietr.wordpress.com/2016/03/11/padre-pio-grande-predicatore-e-catechista/)