Il celebre canto Tu scendi dalle stelle è opera ispirata di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Santo napoletano che fu molto longevo, soprattutto se si considera la durata media della vita in quell’epoca. Nacque infatti nel 1696 e morì nel 1787. Fu un Santo pieno di amore per Dio e di devozione per la Madonna. Possiamo ben ringraziare il Signore di averlo trattenuto così a lungo in questa valle di lacrime, per la sua gloria e a beneficio delle anime.
La grandezza di Tu scendi dalle stelle la si comprende solo se si legge l’intero testo, e se possibilmente lo si ascolta in un’adeguata esecuzione. Grazie a Dio, abbiamo trovato entrambi: il testo e l’interpretazione musicale, davvero toccante.
Chi canta a dire il vero salta una strofa, ma per il resto rende uno splendido omaggio all’inventiva spirituale del Santo. La voce dell’interprete esprime un’intensa pietà, cioè sentimento religioso, e si mantiene in perfetto equilibrio per tutto il tempo. L’accompagnamento strumentale non è orchestrale, ma comunque pregevole. Si può intendere un nobile accento campano, nella pronuncia delle parole “fuoco” e “duol”, il che trasmette all’ascoltatore un senso di intima familiarità. Infatti è questo l’accento originario del canto, nato in Campania da un Santo napoletano, e poi chi ci parla con fede svelando la sua provenienza, ci svela anche l’intimità del suo cuore.
Di seguito trovate il testo, tutto percorso da struggente tenerezza verso Gesù e la Madonna.

Tu scendi dalle stelle

Tu scendi dalle stelle, o Re del Cielo,
E vieni in una grotta al freddo, al gelo.
O Bambino mio Divino,
Io ti vedo qui tremar.
O Dio beato,
E quanto ti costò l’avermi amato!

A Te, che sei del mondo il Creatore
Mancano panni e fuoco, o mio Signore.
Caro eletto Pargoletto,
Quanto questa povertà
Più m’innamora,
Giacché ti fece Amor povero ancora.

Tu che godi il gioir nel Divin Seno,
Come vieni a penar su questo fieno?
Dolce amore del mio core,
Dove Amor ti trasportò?
O Gesù mio,
Per chi tanto patir, per amor mio!

Ma se fu tuo volere il tuo patire,
Perché vuoi pianger poi, perché vagire?
Sposo mio, Amato Dio,
mio Gesù, t’intendo sì;
Ah mio Signore,
Tu piangi non per duol, ma per amore.

Tu piangi per vederti da me ingrato
Dopo sì grande Amor, sì poco amato.
O Diletto del mio petto,
Se già un tempo fu così,
Or Te solo bramo.
Caro, non pianger più, ch’io t’amo, io t’amo.

Tu dormi, o Ninno mio, ma intanto il Core,
Non dorme no, ma veglia a tutte l’ore:
Deh mio bello e puro Agnello,
A che pensi dimmi Tu?
O Amore immenso,
A morire per te, rispondi, Io penso.

Dunque a morir per me Tu pensi, o Dio,
E ch’altro amar fuori di Te poss’io?
O Maria, Speranza mia,
S’io poc’amo il tuo Gesù,
Non ti sdegnare,
Amalo Tu per me, s’io nol so amare.

Fonte:
http://www.intratext.com/IXT/ITASA0000/_P9J.HTM