Con la tentazione sensuale non dobbiamo ragionarci, perché ci viene presentato qualcosa o qualcuno a cui, umanamente, non possiamo resistere.
I Santi si ritirano immediatamente dalle tentazioni, e da qualsiasi circostanza, anche di per sé pulita, che può causare una tentazione sensuale.
I Santi raccomandano, per esempio, di non vagare lo sguardo mentre si cammina, ma di tenerlo basso, per custodire gli occhi e il cuore.
I mondani si sentono superiori alle esigenze dei Santi, e le considerano con aria sprezzante. Non c’è da stupirsi: chi per abitudine fa il peccato, non si pone il problema di resistere alle tentazioni.
Leggiamoci tra tutti un esempio di santa prudenza, preso dalla vita del Santo che ha meritato la definizione di alter Christus, “un altro Cristo”, per la sua perfetta imitazione del Signore Gesù: San Francesco d’Assisi.

Capitò una volta a San Francesco, che intendeva recarsi a Bevagna, di non poter giungere al paese per la debolezza prodottagli dal digiuno. Il compagno mandò allora un messo a chiedere umilmente a una signora devota un po’ di pane e di vino per il Santo. Ella, come lo seppe, accorse a lui con una sua figliuola, vergine consacrata a Dio, portando il necessario. Il Santo rifocillato e invigorito alquanto rimunerò madre e figlia parlando loro di Dio; ma durante il discorso non le guardò in viso. Quando quelle furon partite, il compagno gli domandò: «Perché, fratello, non hai guardato quella vergine, che è venuta da te con tanta devozione?». Ed a lui il Padre: «E chi non dovrebbe aver timore di guardare la sposa di Cristo? Che se gli occhi e il volto danno maggior efficacia di predicazione, essa poteva ben fissarmi, ma non occorreva ch’io vedessi lei!».

(Da Fra Tommaso da Celano, Vita di S. Francesco d’Assisi e Trattato dei Miracoli, Edizioni Porziuncola, p. 288)

Il nostro spirito può essere forte, ma la nostra natura umana rimane debole.
Poi la buona regola per i pensieri e i ricordi sensuali è di abbandonarli subito e sempre, senza agitarsi. Agitarsi, irritarsi a causa della tentazione ci destabilizza e la rende più insistente.
Per esempio un uomo non deve pensare, ricordare un’immagine di bellezza femminile. Questo sarebbe il primo passo nella perdita della castità e della purezza.
Se quel pensiero, quel ricordo ci premono, ci assillano, dobbiamo invocare con fede il Signore Gesù, la Madonna, gli angeli o anche i Santi. Meglio ancora fermarsi qualche momento o minuto e ravvivare la nostra confidenza amorosa con Gesù e Maria, Madre della purezza.
Un grande rimedio è il pensiero e la meditazione, anche per poco tempo, della Passione e Morte di croce di Nostro Signore, per Amore nostro e a causa dei nostri peccati.
Va anche ricordato un insegnamento di San Filippo Neri (1515-1595), il grande sacerdote educatore dei giovani: «La devozione al Santissimo Sacramento e la devozione alla Vergine sono, non il migliore, ma l’unico mezzo per conservare la purezza».
Ora però, se non dobbiamo ragionare con la tentazione sensuale, può essere molto utile ragionare sul valore della tentazione, a confronto con la grazia e la virtù.
Parliamo ancora dell’uomo rispetto alla donna, ma un discorso simile si può fare viceversa, per la donna rispetto all’uomo.
La bellezza di una donna risplende e fa appello all’uomo come un miraggio sconfinato. Tuttavia, in un miraggio non troviamo l’amore, la vita, la vocazione, la felicità, il bene, ma solo l’inganno.
La donna che si fa desiderare o che a torto possiamo desiderare per la sua bellezza, non vuole o non può donarci il bene.
Poniamo che quella bellezza sia concretamente avvicinabile, e non solo un richiamo voluto dai pornografi della nostra società.
Certo, se fosse una bellezza accompagnata dalla virtù, nulla vieterebbe di fidanzarsi e sposarsi, se Dio vuole così. Qui però parliamo di una bellezza che rappresenta una tentazione sensuale, perché cercarla non è cosa buona davanti a Dio.
Quella donna risplende di bellezza esteriore, ma non può darci l’amore, perché l’amore è un dono di Dio e viene come grazia di Dio, non come attenzione alla bellezza carnale.
Quella donna non può condividere con noi la vita, perché rappresenta qualcosa di illusorio e non una persona da sposare, per vivere cristianamente insieme. Quindi con lei l’uomo non potrebbe realizzare la propria vocazione.
Non la vocazione al matrimonio, che si fonda innanzitutto sulla procreazione e il bene dei figli, e non sul piacere sensuale. Che madre potrebbe mai essere una donna di cui si nota più che altro la bellezza esteriore?
Per non parlare della vocazione alla vita consacrata, dove il cuore deve rimanere sigillato castamente, per donarsi esclusivamente al Signore Gesù, e per donare Gesù a ogni persona.
Infine, quella bellezza femminile che appare esaltata e irresistibile nel miraggio sensuale, è spesso una donna ridotta a sola bellezza sensuale, a una vita soltanto carnale. E per ridurre una donna così, bisogna privarla di tutto ciò che è calore, maternità, fede, sapienza, pienezza di vita.
Non solo, ma bisogna fare di lei una donna interrotta, bloccata, manipolata dalla contraccezione, in dipendenza dai medici corrotti che la praticano sulle povere donne.
Si fa violenza alla natura della donna, all’intimità del suo grembo, tenendola in un regime di farmaci o di corpi estranei inseriti nella sua intimità, perché continui ad essere una povera bambola da usare per il piacere sessuale.
E se la contraccezione fallisce? Gli atei e i massoni che ci governano prevedono l’uccisione della creatura umana nel grembo materno, con l’aborto.
Pensare a tutto questo ci aiuta a comprendere che per una donna esporsi come un miraggio equivale a vivere come schiava del peccato, legando il proprio destino a quello di una società perversa.
La bellezza di Maria Santissima, invece, è sovrumana e sublime, eppure non è un miraggio. È dono, grazia e verità, è una realtà che accompagna la vita dei devoti della Madonna.
Nell’eternità potremo contemplare non solo Gesù, vero Dio e vero uomo, ma anche la Madonna, indicibilmente bella, e «umile e alta più che creatura», come la definisce Dante nel Canto XXXIII del Paradiso.
La Madonna insegna, a ogni donna che voglia imparare da Lei, a essere veramente bella.
Anche le donne che non sono molto dotate nei lineamenti fisici, con l’imitazione di Maria possono splendere di una luce soprannaturale.
La luce spirituale appare sempre come bellezza allo sguardo sano delle altre persone. Così avviene con i bambini, che come si dice sono tutti belli, perché sono puri e innocenti, almeno finché i loro genitori non riescono a corromperli.
Parliamo comunque di una luce spirituale vera, che certo non si trova sul volto di donne truccate, o che comunque non imitano Maria Santissima.
Ecco, il discorso sulla bellezza ci ha riportato al pensiero della Madonna. Alle donne, a ogni donna, possiamo solo augurare di volerla imitare, senza perdere altro tempo prezioso, che Dio solo sa quanto durerà ancora.