I rapporti prematrimoniali e la convivenza fuori dal matrimonio sono una scelta al passo con i tempi, ma purtroppo i tempi di cui parliamo sono gli ultimi.
Anche un grande Santo come Sant’Agostino visse nella convivenza gli ultimi tempi di una vita morente, la sua.
Vi era però una madre santa, Santa Monica, che pregò per lunghi anni per suo figlio Agostino.
Un giorno, quel giovane uomo che sarebbe diventato una gloria magnifica del Cristianesimo, comprese che non poteva più essere impuro. Doveva e poteva darsi al Signore Gesù Cristo con un cuore nuovo e purificato.
La sua vocazione dunque era la vita consacrata. Aveva persino avuto un figlio da una convivente, ma ritrovando la purezza di cuore trovò anche la sua vera vocazione.
Allo stesso modo, la vocazione al matrimonio si può trovare veramente solo se si ha un cuore puro.
Puro, purissimo e immacolato è il Cuore di Maria, Madre di Dio e di ogni cristiano, Madre della purezza.
Se i giovani e i meno giovani scelgono i rapporti occasionali e la convivenza, questo avviene perché hanno sofferto lo scandalo dei loro genitori, padre o madre o entrambi.
Lo scandalo contro la vita dei figli, dimostrando a quei derelitti figli unici o pochissimi di più, che non se ne accolgono altri perché si ritengono i figli un peso, non un dono di Dio.
Lo scandalo contro la sacralità del matrimonio, ricorrendo alla contraccezione che perverte l’atto coniugale, il cuore e la mente del marito e della moglie, e il loro ruolo nella Chiesa e nella società.
Lo scandalo contro l’innocenza e la purezza dei figli, esponendoli all’oscenità dell’abbigliamento, delle parole, delle immagini e degli atti degli adulti.
Se i figli sono un peso, perché ricercarli? Perché dare loro una famiglia unita dal sacramento del matrimonio che sia un vero focolare domestico? Perché affrontare ogni genere di sacrificio per amore loro?
Se il matrimonio viene degradato a occasione per il piacere sessuale senza apertura alla vita, perché sposarsi o aspettare di sposarsi per ottenere quel piacere?
Se l’innocenza non vale niente, perché non continuare a perderla, come già è avvenuto per mano dei nostri stessi genitori? Perché non infierire più che mai sull’innocenza e la purezza, la nostra e quella di ogni altro? Se la propria madre ha scoperto un po’ le gambe, perché non portare la minigonna? Se ha portato i pantaloni, perché non portarne un paio attillato o corto? Ha forse diritto di rimproverarci, chi ci ha spinto sulla strada che stiamo facendo?
C’è un Amore che non è di questo mondo. È innanzitutto l’Amore di Dio Padre, che dona la vita senza riserve, senza lesinarla ai suoi figli. Solo questo Amore divino sostiene le persone, le consola, le fortifica, le fa rialzare da qualsiasi caduta e le chiama a un’unione sublime, indicibile, senza fine dopo un tempo di prova, in questa valle di lacrime.
Dio Padre nel suo Amore infinito ha generato il Figlio unigenito, vero Dio come il Padre, e ha creato te e me, adottandoci come suoi veri figli tutti umani.
Dunque è l’Amore di Dio a dare un valore alla vita dei suoi figli. Per questo, il fine primario del matrimonio è donare la vita ai figli, e pensare al loro bene.
C’è un amore più grande nel donare la vita ai figli, che nel condividere la vita con il marito o la moglie. Questo amore imita l’Amore di Dio Padre, e anzi è una grazia che Dio dona ai credenti, se rimangono in ascolto della sua Parola.
Inoltre, il matrimonio cristiano è un sacramento, una realtà sacra e soprannaturale. Non è un’occasione per il piacere sessuale, anche se ricercare questo piacere è lecito quando si è sposati. Invece, un qualsiasi atto eccitante, un bacio sulla bocca o un toccamento, è peccato mortale finché Dio non ha unito l’uomo e la donna nel matrimonio. Solo Dio che ci ha creato, può anche unirci con un legame indissolubile, e donarci la sua grazia per mantenerci uniti.
Del resto, lo stesso fatto che non esistano metodi sicuri al 100%, né peccaminosi né leciti, dimostra proprio che il corpo umano non è fatto per essere strumento di piacere, quanto per essere, anch’esso, strumento di vita e di amore.
C’è una via più alta del matrimonio, che supera il bisogno del piacere sessuale tra marito e moglie. Quando sono dei veri adoratori di Dio, dei veri devoti dell’Eucaristia e della Madonna, quando i loro sentimenti reciproci sono i più fini e delicati che si possano immaginare, allora tutto è devozione, tenerezza, spiritualità, stima, riverenza tra i due sposi.
Allora, marito e moglie si uniscono nell’atto coniugale solo per donare la vita ai figli, e nuovi figli a Dio. Da un atto così puro nascono figli e figlie che ricevono dai loro genitori il calore più ardente, l’amore più puro, la sete di Dio e della santità.
Questo è stato l’esempio dei santi coniugi Louis e Marie-Azélie Martin, genitori di nove figli, e tra questi di Santa Teresa di Gesù Bambino, che li ricordava come «più degni del Cielo che della terra».
Anche noi, oggi, possiamo realizzare qualcosa di grande. Possiamo, perché si tratta del progetto di Dio, e quando Dio ci chiede qualcosa ci dà anche i mezzi per conquistarla.
Se vogliamo fare la volontà di Dio consacriamoci alla Madonna, noi e i nostri figli nati o nel grembo materno, e avanti con Maria!